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La depressione danneggia anche l’olfatto

La depressione danneggia anche l’olfatto

La depressione, male dell'anima e della psiche, influisce anche sull'olfatto, alterando la percezione di odori e profumi, ma, soprattutto, "rimpicciolendo" i bulbi olfattivi

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    olfatto a rischio con la depressione

    La depressione, quel male oscuro considerato tra i più diffusi e pericolosi del nostro secolo, potrebbe avere risvolto preoccupanti anche sulla salute di altri organi del corpo umano, secondo i risultati di una recente ricerca tedesca. La depressione, infatti, secondo i ricercatori dell’università di Dresda, potrebbe essere anche responsabile del danneggiamento dell’olfatto.

    Gli esperti teutonici hanno rilevato, nello studio pubblicato sulle pagine della rivista scientifica Neuroscience, che le persone affette dal “male di vivere” hanno bulbi olfattivi di dimensioni più ridotte rispetto al normale: la depressione altera l’olfatto.

    I bulbi olfattivi dei soggetti depressi sono più piccoli di circa il 15%, rispetto alle persone sane. Gli scienziati tedeschi sono partiti dall’evidenza che le persone depresse, così come quelle affette da malattie psichiatriche come la schizofrenia o disturbi affettivi, hanno una differente percezione degli odori e dei profumi.


    Cercando di trovare una spiegazione a questa anomalia, hanno approfondito la ricerca in merito all’origine di questa alterazione coinvolgendo nello studio 42 soggetti, 21 pazienti affetti da depressione e 21 sani: esponendoli a sostanze con diversi odori e con profumazioni sempre più intense, valutandone reazioni, sensazioni, e studiandone i bulbi olfattivi, attraverso la risonanza magnetica, gli esperti hanno rilevato la differenza di dimensioni di queste aree cerebrali che garantiscono l’efficienza del naso e dell’olfatto.

    Naso, olfatto, cervello e depressione? Un legame pericoloso, reso possibile, secondo gli esperti, nella neurogenesi, cioè il processo di nascita di nuovi neuroni. Infatti, è già noto che la depressione influisca negativamente su questo processo, soprattutto a livello dell’ippocampo, ma questi nuovi risultati aprono la strada a nuove prospettive per la ricerca di nuove terapie contro questo grave disturbo psichiatrico.

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