L’olio di palma fa male? Possibili controindicazioni ed effetti collaterali

L’olio di palma, ricco di grassi saturi, è un prodotto ormai entrato nel libro nero dell'alimentazione. Ma perché fa male e quali sono i rischi che si corrono consumandolo? Il problema principale riguarda più che altro un abuso dell'olio di palma, che avviene, nella maggior parte dei casi, in modo purtroppo inconsapevole. Scopriamo in quali alimenti è contenuto e quali sono le possibili conseguenze

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    L’olio di palma fa male? Quali sono le possibili controindicazione e gli effetti collaterali? L’olio di palma è un grasso di origine vegetale ricavato dai frutti delle palme da olio, originarie di una vasta zona dell’Africa occidentale. Per le sue caratteristiche organolettiche può sostituirsi al burro nella produzione della maggior parte dei prodotti da forno attualmente in commercio. Da tempo una domanda viene continuamente posta sulla questione dell’olio di palma: fa davvero male? Oltre ai seri problemi ambientali di cui la sua produzione viene accusata, possiamo ritenerlo un pericolo per la nostra salute? Cerchiamo di dare risposta a tutte le domande.

    Cos’è l’olio di palma

    L’olio di palma è un olio vegetale non idrogenato, cioè non sottoposto al processo di idrogenatura, vista la già elevata quantità di acidi grassi che contiene, circa il 50% del suo peso.

    Dal frutto della palma si possono produrre tre diverse tipologie di quest’olio, le quali presentano caratteristiche differenti tra loro:

    • l’olio di palma grezzo, anche chiamato olio di palma rosso, è estratto dai frutti della pianta, si presenta solido a temperatura ambiente, con una colorazione rossastra perchè ricco di carotenoidi, i precursori vegetali della vitamina A, che durante la fase di raffinazione vengono quasi totalmente eliminati. L’olio di palma non raffinato contiene inoltre molti antiossidanti, per questo trova impiego anche nell’industria cosmetica;
    • l’olio di palmisto, invece, deriva dai semi del frutto, è privo di pigmenti e si presenta solido e di colore bianco. Rispetto al’olio di palma contiene una percentuale superiore di acidi grassi saturi, soprattutto del laurico, responsabile del colesterolo alto. Le sue qualità nutrizionali sono molto scadenti e per questo si trova soprattutto in prodotti alimentari di scarsa qualità;
    • l’olio di palma raffinato, infine, viene utilizzato principalmente ad uso industriale. Si ottiene mediante un processo di raffinazione che lo rende inodore, insapore, incolore e privo delle componenti antiossidanti. A causa di questo procedimento vengono generati ulteriori acidi grassi ed alcoli grassi.

    Dove si trova

    Nel corso della seconda metà del XX secolo, la produzione dell’olio di palma è cresciuta esponenzialmente, tanto da farlo divenire un ingrediente di uso comune nell’industria alimentare, soprattutto quella dolciaria, per il basso costo di produzione e per le sue caratteristiche di versatilità.

    Pertanto, è un prodotto che tende a sostituire grassi più pregiati, come l’olio extra vergine d’oliva, di mais, di cartamo di soia, di sesamo e di girasole. Ma dove si può trovare l’olio di palma?In genere, la dicitura presente sulle confezioni può riportare il nome completo dell’olio di palma o un più generico olio vegetale o olio vegetale non idrogenato. Quel che è certo è che sono molti i prodotti economici e di scarsa qualità che lo contengono. Ecco i principali:

    • biscotti
    • merendine
    • torte confezionate
    • latte per neonati
    • creme spalmabili
    • snack salati e patatine in busta
    • brioches confezionate
    • fette biscottate
    • crostini, crackers e grissini
    • pasta sfoglia
    • cotolette e bocconcini di pollo e tacchino impanati
    • cibi pronti
    • alcuni prodotti per la prima infanzia

    Perchè viene usato?

    Chi è abituato a preparare in casa i propri dolci saprà che per creare un impasto dalla consistenza perfetta c’è bisogno di prodotti semi-solidi come il burro, quindi di grassi saturi. L’olio di palma pur essendo un grasso vegetale, come già detto, ha una struttura chimica molto simile a quella del burro e per questo è in grado di sotituirlo nelle produzioni alimentari di tipo industriale.

    Ma perchè alcune grandi aziende scelgono di usare l’olio di palma nei prorpi alimenti? Le ragioni sono diverse e si rifanno più che altro a motivi di convenienza di realizzazione:

    • la sua produzione ha un costo nettamente inferiore
    • non altera il gusto delle preparazione perchè insapore e inodore
    • ha una maggiore resistenza alle alte temperature
    • garantisce una migliore conservazione dei prodotti
    • non presenta grassi idrogenati, come la margarina, ritenuti nocivi dall’OMS

    Tra le diverse ragioni alla base dell’utilizzo dell’olio di palma, c’è anche quella di limitare i grassi idrogenati, cioè dei lipidi che attraverso il processo chimico dell’idrogenazione acquisiscono la saturazione dei propri acidi grassi polinsaturi, per rendere il prodotto alimentare più solido.

    I grassi idrogenati non sono utili all’organismo e, al contrario, sono nocivi per la salute dell’uomo perchè contengono acidi grassi trans in grado di contribuire alla comparsa di malattie cardiache, tumori, problemi ossei, squilibri ormonali, sterilità, problemi in gravidanza e allattamento, difficoltà nella crescita e nell’apprendimento dei bambini.

    Fa male?

    L’olio di palma fa male alla salute? Dai numerosi studi condotti e dal numero sempre crescente di ricercatori che si sono pronunciati sull’argomento, si può affermare che l’olio di palma in sè non fa male. Il suo utilizzo viene osteggiato perchè molto ricco di acidi grassi saturi, che si vanno ad aggiungere a quelli presenti in altri alimenti consumati giornalmente.

    Pertanto, il problema sarebbe quindi legato al superamento delle soglie raccomandate di acidi grassi saturi e non direttamente all’olio di palma: un consumo eccessivo di questi grassi, infatti, può ritenersi responsabile di un elevato aumento del rischio di malattie cardiovascolari, diabete, tumori e altre gravi patologie.

    Possibili effetti collaterali

    L’olio di palma contiene acidi grassi saturi a lunga catena che attraversano l’intestino con più difficoltà rispetto a quelli a media catena (contenuti nei grassi di origine animale), necessitando dell’emulsione da parte dei sali biliari per essere assorbiti. Un consumo eccessivo di questo olio è rischioso in termini di obesità e poco indicato nella dieta consigliata alle persone diabetiche e per i soggetti che presentano patologie cardiovascolari.

    Inoltre, chi è allergico alle noci, alle nocciole e alla frutta secca potrebbe manifestare reazioni allergiche anche verso l’olio di palma. In questo caso si parla di reazioni crociate, laddove gli anticorpi responsabili delle allergie (IgE) riconoscono oltre alle sostanze presenti nella frutta secca anche composti simili contenuti nell’olio di palma.

    Pur non contenendo colesterolo, a differenza dei grassi di derivazione animale, l’olio di palma ospita due dei principali grassi saturi imputati nell’aumento del colesterolo ematico, il palmitico e il laurico.

    L’olio di palma è cancerogeno?

    La campagna che puntato il dito contro l’olio di palma, in quanto nemico principale della salute dell’uomo, ha insistito su un punto ben preciso: l’olio di palma è cancerogeno. Ma è davvero così? Ad essere principalmente sotto accusa è l’alta quantità di grassi saturi contenuti, pericolosi per le arterie e il cuore.

    Secondo uno studio dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), l’olio di palma raffinato, così come quello di cocco, arachidi, colza, mais e girasole, nei processi di raffinazione che impiegano temperature al di sopra dei 200°C, sviluppa delle sostanze genotossiche che, se assunte in alte concentrazioni, possono mutare il patrimonio genetico delle cellule.

    Nello specifico, le sostanze in questione sono i glicidil esteri degli acidi grassi (GE), il 3-monocloropropandiolo (3-MCPD) e il 2-monocloropropandiolo (2-MCPD). Questi sottoprodotti possono essere considerati sicuri responsabili di diverse forme di tumori.

    Ma l’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) è intervenuta sul problema spiegando che «è difficile che concentrazioni pericolose siano raggiunte con la normale alimentazione; inoltre, negli ultimi anni il contenuto di queste sostanze nei prodotti industriali è drasticamente diminuito poiché le industrie hanno modificato i propri processi produttivi».

    Le ricerche condotte sull’olio di palma non sono ancora oggi plausibili per condannarlo o assolverlo dal reale rischio di poter causare il cancro. Tuttavia, gli esperti consigliano di limitare l’esposizione a tali agenti e di variare quanto più possibile l’alimentazione, cercando di inserire alimenti con pochi grassi saturi e che non abbiano subito un eccessivo processo di raffinazione.

    Come sostituirlo?

    Visti i problemi che può causare alla salute, viene spontaneo chiedersi con quali prodotti si può sostituire l’olio di palma. Il processo non è così automatico come sembra, considerato che alimenti come burro e olio di cocco, strutturalmente più simili, contengono percentuali di grassi saturi uguali o superiori all’olio di palma.

    Inoltre, è ormai appurato che le piantagioni di palma richiedono meno terreno rispetto a quelle di altre piante, come la colza o il cocco, e meno pesticidi in confronto alle coltivazioni di girasole e soia.

    Le grandi organizzazioni internazionali, ambientaliste e quelle a tutela dei consumatori, sono oggi concordi nel ritenere che non è necessario eliminare totalmente l’olio di palma dalla filiera di produzione alimentare, ma è necessario renderlo il più possibile sostenibile, meno raffinato e più biologico.

    È quindi importante ribadire che i grassi non sono assolutamente da abolire nella propria alimentazione, ma sarebbe ottimale scegliere grassi sani, come gli insaturi e i polinsaturi, eliminando o limitando quanto più possibile quelli saturi, trans e idrogenati. In particolare, l’olio di oliva è un buon ingrediente perchè riduce il colesterolo cattivo, così come i famosi Omega 3 e Omega 6, contenuti in pesce, frutta secca e olio di mais, che apportano numerosi benefici all’organismo.

    Per evitare problemi di salute relativi all’eccessivo consumo di grassi, il loro apporto giornaliero non deve superare, nè essere minore, del 25-35% delle calorie totali giornaliere, mantenendo la proporzione dei saturi al 10% e degli insaturi al 20%.