L’ipertensione resistente può essere trattata con la radiofrequenza

All’Ospedale Sant’Anna di Como, dal 2004 è sotto studio, e ormai in pratica, una nuova metodica, la denervazione renale, per trattare l’ipertensione resistente

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    L’ipertensione resistente può essere trattata con la radiofrequenza, secondo uno studio tutto italiano. La pressione alta è uno dei disturbi cardiovascolari più diffusi al mondo, la cui cura è rappresentata da farmaci specifici e uno stile di vita corretto. In alcuni casi però seguire questi consigli, purtroppo, non basta, perché si ha a che fare con ipertensione resistente; ed in questo caso la radiofrequenza è molto utile.

    Gli specialisti che si sono occupati di questa nuova metodica appartengono all’Ospedale Sant’Anna di Como, nel quale qualche giorno fa è stata presentata durante un convegno, davanti agli esperti cardiologi dell’ospedale. In cosa consiste? Si tratta di denervazione renale (simpaticectomia), ossia l’introduzione di un catetere, nell’arteria femorale, nella parte superiore della coscia, dal quale viene erogata una quantità di energia in radiofrequenza agendo sui nervi parasimpatici renali, disattivandoli e generando una riduzione della pressione arteriosa. Infatti, questi nervi sono tra gli elementi più importanti nella causa dell’ipertensione cronica.

    Grazie a questa nuova metodica, sotto studio dal 2004, si possono prevenire le complicazioni cardiovascolari dovute alla pressione alta. Per ora i centri che si occupano di denervazione renale sono circa 30 nel mondo, e, sino ad oggi i casi trattati sono una trentina. I risultati si ottengono sin da subito, con una riduzione graduale della pressione arteriosa. La degenza dopo l’intervento, è di 12-24 ore di osservazione, dopo di che il paziente viene dimesso. Grazie a questa nuova metodica si potranno avere dei miglioramenti in tutti quei casi di ipertensione cronica.