L’ipertensione dipende anche da alcuni casi e momenti della vita

L’ipertensione dipende anche da alcuni casi e momenti della vita

Studi italiani, svedesi, inglesi, hanno sottolineato come alcuni momenti della vita possono indurre un aumento della pressione arteriosa e per ciò è necessario un controllo regolare

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    L’ipertensione dipende anche da alcuni casi e momenti della vita. Infatti, la pressione arteriosa sarebbe legata a varie situazioni che possono avvenire durante la nostra vita. Uno spavento, un dispiacere come può essere anche la perdita del lavoro, o tappe obbligatorie come l’adolescenza rappresentano dei fattori di rischio per l’ipertensione. Tutti questi momenti possono essere la causa di un aumento improvviso ed asintomatico della pressione arteriosa.

    Uno degli errori che molte volte si commettono, è quello di non controllarsi, di dare per scontato che l’assenza di sintomi voglia dire “sto bene”; in realtà sarebbe meglio misurarsi i valori pressori ed eseguire delle analisi specifiche un po’ più spesso e regolarmente. Questi dati sono il risultato di uno studio inglese condotto su circa 30mila persone con un’età compresa fra i 7 e gli oltre 80 anni.

    Durante l’adolescenza l’aumento della pressione è un fatto fisiologico per il cambiamento e la maturazione che subisce il corpo. È anche vero però che anche i giovani dovrebbero tenere sotto controllo la pressione arteriosa, ed invece circa l’80% non sa neanche di cosa si tratta.

    Uno studio svedese, condotto su 12mila gemelli, nati fra il 1926 e il 1958, e pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health, ha evidenziato come la pressione aumenti in base alla propria posizione nel mondo del lavoro o nella società: le persone in attesa di un’occupazione o che si trovano su un gradino basso della società tendono a soffrire di ipertensione, sicuramente per lo stress, il dispiacere di trovarsi in una simile situazione. La misurazione ed i controlli dovrebbero essere fatti non solo dal medico ma anche privatamente nelle proprie abitazioni, in modo tale che i valori non siano influenzati dall’ambiente o dal medico stesso. Questo è il risultato di un’altra ricerca, questa volta italiana, condotta su 400 pazienti con insufficienza renale cronica, dagli studiosi delle Divisioni di nefrologia della Seconda Università e dell’Università Federico II di Napoli.

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