L’economia circolare che salva il paese: ripensiamo i nostri comportamenti. Rifiuti, raccolta differenziata e bando agli sprechi

L’economia circolare che salva il paese: ripensiamo i nostri comportamenti. Rifiuti, raccolta differenziata e bando agli sprechi
da in Inquinamento
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    economia circolare

    Perché l’economia circolare può salvare il paese? L’espressione sembra lontana dalla nostra quotidianità ma in verità ci riguarda tutti da vicino. L’economia circolare infatti non indica semplicemente un sistema economico in grado di rigenerarsi da solo ma un radicale mutamento di prospettiva esistenziale che implica cooperazione, relazione, responsabilità individuale nei confronti del mondo circostante, non più inteso come fonte inesauribile di risorse da depredare. L’uomo “circolare”, prendendo spunto dalla Natura in cui nulla si spreca e nulla si genera a caso, diventa parte di un sistema articolato, consapevole in cui ogni azione si ripercuote sul resto.

    Comprendere che siamo parte di un sistema complesso e che le nostre azioni si ripercuotono su di esso nel bene e nel male, è il primo passo per calarsi nell’ottica dell’economia circolare. La Natura rispetta da sempre questa logica perché non spreca, non distrugge ma recupera. Ogni pianta, ogni fiore, ogni animale, ogni filo d’erba hanno un proprio scopo e una propria funzione in equilibrio con il sistema complessivo. Presumere di poterne uscire significa compromettere la vita di tutti. Ed ecco perché in natura è impensabile.

    L’essere umano incline a un atteggiamento antropocentrico ha scardinato progressivamente questo equilibrio quasi a voler dimostrare di potercela fare da solo, a dispetto del mondo circostante e delle sue leggi intrinseche. Scelta che gli è costata cara. Le conseguenze disastrose, anche in termini di salute, sono sotto gli occhi di tutti. I momenti di criticità sopraggiungono spesso quando la consapevolezza tarda a manifestarsi ed è proprio in queste parentesi temporali che si apprende a ripensare, rifare, rimediare, rimettere in discussione le proprie certezze. E’ un atto di coraggio che riguarda molteplici aspetti della vita umana, non solo il sistema economico in se stesso ma l’organizzazione delle comunità e delle relazioni interpersonali. Siamo chiamati a contribuire al bene comune concretamente, tutti i giorni nella nostra quotidianità.

    Nella pratica, il cambiamento passa attraverso una molteplicità di buone azioni. Non è solo questione di raccolta differenziata ma di partecipazione attiva e cooperativa, in primis, nella propria comunità, cogliendo opportunità in luoghi e situazioni impensabili, persino tra i rifiuti. In quest’ottica una vecchia fabbrica, una caserma, una centrale elettrica dismessa possono riprendere vita in forme inaspettate. Sembra utopia ma qualcuno ci ha già pensato. Ne è un esempio il progetto Futur-e di Enel che coinvolge i cittadini nel recupero “creativo” di vecchie centrali dismesse per farne centri culturali, luoghi di aggregazione e altro ancora.

    Nella vita quotidiana l’economia circolare passa da piccoli gesti di enorme impatto, dalla raccolta differenziata dei rifiuti al recupero creativo di oggetti e mobili a scopi artistici o decorativi. Ne è un esempio lo stile shabby chic basato sul riciclo di vecchi pezzi d’arredo per rinnovare gli ambienti domestici in chiave vintage. Persino oggetti di scarto come i bancali di legno si prestano a rinnovare casa. Con 4 pallet, un materassino rivestito e qualche cuscinone si può creare un comodo divano da interno o esterno.

    Non si tratta poi solo d’arredamento: il recupero degli abiti con le donazioni a enti di beneficenza o a negozi dell’usato, e ancora il riciclo creativo di barattoli, tappi, bottoni, scatole che si prestano alla realizzazione di lavoretti per bambini o progetti artistici, sono altri esempi virtuosi. Anche in cucina si può fare qualcosa di concreto, come con il riutilizzo di materie prime povere destinate alla pattumiera per farne sfiziose ricette. È il caso della polpa di scarto del centrifugato di mele, riutilizzabile per preparare composte. E che dire di bucce e torsoli? Per fare dell’ottimo aceto di mele è sufficiente recuperarne un chilo e centrifugarli, versando il succo in un contenitore di vetro. Si aggiungono 100 ml di aceto di mele già pronto e si copre il recipiente con un garza fissata con un elastico. L’aceto va riposto in un luogo buio e fresco per fermentare e in un mese è pronto al consumo. Possiamo anche recuperare gli scarti alimentari, i resti di potatura, fogliame, la carta non plastificata o patinata, i tessuti naturali per farne fertilizzanti. Basta versarli quotidianamente nella compostiera assicurandosi che circoli aria, aggiungendo se necessario un po’ d’acqua, per ottenere il famoso compost.

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