L’ago incandescente che scioglie i tumori con le microonde: cos’è e come funziona

Da qualche anno è in uso una nuova tecnica per rimuovere alcuni tipi di tumore: si chiama termoablazione del cancro mediante microonde. Questo intervento, che dura pochi minuti, permette di “sciogliere” una massa tumorale mediante un ago incandescente che produce microonde. Scopriamo come funziona questa tecnica innovativa, quando si può utilizzare e quali sono le controindicazioni.

da , il

    070810 N 8848W 028

    Un ago incandescente che genera delle microonde in grado di “sciogliere” i tumori: sembra fantasia, ma da qualche anno è una realtà ben consolidata. Esiste una tecnica chiamata termoablazione del cancro mediante microonde, utilizzata per combattere determinati tipi di tumore grazie ad una procedura minimamente invasiva, rispetto alla chirurgia tradizionale. Ma anche questa tecnica non è priva di controindicazioni e complicanze. Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla termoablazione a microonde.

    Che cos’è la termoablazione dei tumori?

    La tecnica di termoablazione dei tumori mediante microonde non è affatto nuova. Viene utilizzata in diversi ospedali in tutta Italia da ormai quasi 10 anni, e sostituisce la più vecchia tecnica di termoablazione a radiofrequenza – questa invece praticata da almeno 20 anni.

    Differenze tra termoablazione con microonde e con radiofrequenza

    Dal 2008 è stata introdotta la nuova tecnica che utilizza strumenti a microonde al posto di quelli a radiofrequenza. Sono molti i vantaggi di questa nuova metodologia, a parlarne è il dottor Luigi Solbiati, direttore del reparto di Radiologia Interventistica e Oncologica presso l’Istituto Clinico Humanitas di Milano, in un’intervista al Corriere della Sera.

    La prima differenza riguarda la temperatura dell’ago utilizzato per “sciogliere” il tumore. “Con le radiofrequenze non si superano i 90-95 gradi, le microonde arrivano a 120-140 gradi. La temperatura più elevata consente di intervenire su aree più ampie in tempi più brevi”. Si è infatti passati da una superficie di 2,5-3 cm quadrati che era possibile colpire con le radiofrequenze ad una di 4-5 cm quadrati con le microonde.

    Ma non è solo una questione di durata della procedura: le microonde sono in grado di “eliminare circa un centimetro di tessuto sano attorno al tumore, riducendo drasticamente la probabilità di una ricaduta che poi sarebbe più complessa da trattare”.

    E, sempre per quanto riguarda le temutissime recidive: “Il calore delle radiofrequenze può essere “portato via” dal sangue se ci sono vasi abbastanza grandi vicino al nodulo, riducendo l’efficacia della termoablazione nelle aree più vicine ai vasi stessi; con le microonde, più potenti, questo non accade e ciò riduce il tasso di recidive anche nelle lesioni più grandi”.

    La procedura della termoablazione a microonde

    L’intervento di termoablazione del tumore è piuttosto rapido, bastano una decina di minuti per completare la procedura. Ma questo non significa che si tratti di un’operazione facile da svolgere: al contrario, “significa che è più impegnativo per il chirurgo, e quindi richiede training e lunga esperienza”, spiega Solbiati.

    Il paziente viene trattato con anestesia locale, a volte molto profonda. In particolari condizioni, sulla base della sede del tumore e di altri fattori, è necessaria addirittura l’anestesia generale. A questo punto, all’interno della massa cancerosa viene inserito l’ago incandescente, che in realtà si tratta di una sonda in grado di produrre microonde.

    Grazie al calore generato da questa fonte di energia, i liquidi contenuti all’interno dei tessuti evaporano, portando alla necrosi del tumore. L’idea quindi di sciogliere il cancro è solo una suggestiva metafora, che non corrisponde alla realtà. “Quello che in realtà accade è proprio il contrario: la massa va incontro a necrosi coagulativa e perciò ad un aumento della sua densità. In pratica si trasforma in un piccolo sasso, che se è stato ben trattato non farà più danni”.

    Al termine della procedura, il paziente viene trattenuto in osservazione almeno per 24 ore, anche per verificarne l’esito positivo. I primi esami, effettuati il giorno seguente, danno però solo un’indicazione dell’effettiva efficacia dell’intervento: la certezza si potrà avere nei follow up successivi, a 6 e 12 mesi dal trattamento.

    Le complicazioni

    La termoablazione mediante microonde non rappresenta certo la tanto agognata cura per il cancro, dal momento che esistono svariate tipologie di tumore e non tutte possono essere trattate con efficacia in questo modo. Se effettuata però sui pazienti che presentano le caratteristiche giuste dà ottimi risultati. E le complicazioni sono davvero minime.

    Questa tecnologia è molto affidabile: “Il tasso di complicanze della termoablazione con microonde è molto più basso di qualsiasi procedura chirurgica”, rivela Solbiati. La mortalità si attesta allo 0,01%, molto meno rispetto ad un intervento chirurgico standard. Nell’1,5% dei casi inoltre si possono verificare eventi avversi, quasi sempre minimi, che richiedano una terapia.

    I tipi di tumore trattabili con la termoablazione

    Come già accennato in precedenza, sono solo alcune le tipologie di cancro su cui la termoablazione può essere praticata con successo. Ecco quali sono i tumori trattabili con questa procedura:

    • Tumore al fegato: in caso di epatocarcinoma o di metastasi epatiche derivanti da altri tumori, purché non oltre i 5 centimetri di dimensione;
    • Tumore al rene: in caso di noduli inferiori ai 3-3,5 centimetri;
    • Tumore ai polmoni: in caso di masse inferiori ai 3 centimetri;
    • Tumore alle ossa: in caso di masse presenti in qualsiasi segmento scheletrico ad eccezione del cranio, e in caso di metastasi ossee sintomatiche per ridurre il dolore.

    L’utilizzo della chemioterapia

    Infine bisogna specificare che la termoablazione non sostituisce le terapie farmacologiche quali ad esempio la chemioterapia. Questa può essere necessaria prima dell’intervento, per ridurre le dimensioni del tumore da trattare. Mentre, a trattamento riuscito, eventuali cicli di con farmaci chemioterapici possono servire a ridurre il rischio di recidive.

    La termoablazione infatti non elimina la possibilità di sviluppare altre metastasi, né ovviamente la ripresa del tumore all’interno dello stesso organo, ma in un’altra area. Esattamente come può accadere dopo un tradizionale intervento chirurgico.