Intolleranza al caffè: sintomi, cause e rimedi

Intolleranza al caffè: sintomi, cause e rimedi

    Caffè

    I sintomi dell’intolleranza al caffè sono abbastanza fastidiosi ma, fortunatamente, esistono anche dei rimedi. Quali sono, però, le sue cause? L’intolleranza al caffè non è rara come si può pensare: secondo alcuni studi condotti su un ampio campione della popolazione, sono sempre di più i test effettuati che scovano questo tipo di allergia e, soprattutto, due i fattori specifici che sembrano causarla. Ma qual è la sintomatologia che contraddistingue l’intolleranza al caffè? Come si manifesta? Quali sono le sue cause e quale il trattamento per guarire? Scopriamo di più in merito.


    Cosa provoca l’intolleranza al caffè? I suoi sintomi sono spesso simili a quelli evidenziati in altri tipi di allergie alimentari. Quali sono, dunque, i suoi effetti? Fondamentalmente, dopo aver assunto la sostanza in questione – il caffè, per l’appunto – il soggetto intollerante avverte gonfiore, bruciore al naso e agli occhi, lacrimazione a questi ultimi, tachicardia – di cui esistono diverse tipologie - nausea, vomito, tosse, crampi e dolori allo stomaco, diarrea, eruzioni cutanee, difficoltà nella digestione e irritazione della pelle. Oltre a ciò, la caffeina facilita l’aumento del metabolismo corporeo, la pressione arteriosa, l’ossigenazione del sangue e la frequenza cardiaca.


    L’intolleranza al caffè sembra sia causata da una determinata risposta del sistema immunitario alla proteina contenuta in esso. Due sono, ad ogni modo, i fattori di rischio che sembrano rilevanti: l’abuso nel consumo di caffè e l’acidificazione dei tessuti che la sostanza provoca, iniziando dalla parete gastrica fino a giungere al colon.


    Infine, esiste una cura da seguire contro l’intolleranza al caffè? Prima di tutto, occorre dire che, alla comparsa dei sintomi, è sempre consigliabile rivolgersi al medico – solitamente, uno specialista in allergie e, cioè, un allergologo – che, tramite alcuni esami e analisi, effettuerà una corretta diagnosi della patologia e deciderà la giusta terapia in base al caso specifico. Come si procede, quindi? Solitamente, si intraprende la cosiddetta “dieta ad esclusione”: ciò significa che il paziente non potrà più consumare caffè o caffeina per un tempo limitato – in genere, un mese circa – durante il quale andranno osservati eventuali miglioramenti e occorrerà fare attenzione a tutti gli alimenti e le bevande da evitare contenenti, per l’appunto, caffeina. Quali sono alcuni di questi cibi, oltre al caffè? Alcuni tipi di cioccolato – ricco di antiossidanti che fanno bene - ad esempio, ma anche alcuni prodotti erboristici analgesici e farmaci: sarà, dunque, il medico a spiegarvi come comportarvi. Dopo questa fase di “disintossicazione”, il dottore vi dirà come reinserire, gradualmente, la caffeina per analizzare le reazioni dell’organismo e valutare l’andamento della cura o se eliminare definitivamente la caffeina dall’alimentazione.

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