Intestino irritato: cause e rimedi

Intestino irritato: cause e rimedi
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Pancia_Gonfia

Quando l’intestino soffre di problemi che si ripetono più volte ma in breve tempo, con ricadute, peggioramenti e miglioramenti che non cambiano nel tempo anche se ci si cura, si parla di sindrome da intestino irritabile: la sindrome puù colpire qualsiasi persona, nessuno è immune, tendenzialmente colpisce più le persone che hanno una dieta irregolare rispetto a chi segue un regime ottimale, ma non ci sono in realtà regole per sapere se si può essere soggetti oppure no a questa patologia.

La sindrome è diffusa in tutto il mondo, richiede sia l’intervento di specialisti che dei medici di fiducia, che sono i primi potenzialmente ad accorgersi di questa malattia; la malattia è identificata con una sigla, SII, che significa appunto sindrome dell’intestino irritabile.

L’intestino può soffrire di parecchi disturbi, ma in questo caso la malattia ha dei riferimenti che partono da altri organi del corpo: è stretta la sua relazione con il Sistema Nervoso Centrale e con il Sistema Enterico.

La sindrome è spesso conosciuta per semplificare con il nome Colite, con cui si indicano parecchie patologie: colite spastica, colon irritabile, intestino irritabile, etc .. che identificano malattie molto simili tra loro ma con esito differente. Si tende a dare il nome SII a quei disturbi dell’intestino che non rientrano in nessuna delle altre patologie conosciute.

Si ritiene da indagini mediche che la malattia riguardi circa il 37,4% della popolazione italiana totale, anche se di questi un terzo non ritiene di soffrire di alcuna patologia o identifica il suo disturbo con una normale irregolarità nella digestione.

Nella maggior parte dei casi a soffrire di questa patologia sono le donne, nel 72%, mentre la rimanente parte è composta da uomini, non ci sono particolari riferimenti a stili di vita o professioni, mentre in fatto di età è importante soffermarsi sui dati che individuano come potenzialmente a rischio i 30/40 enni.

La malattia causa dei momenti di crisi che possono essere scomodi e imbarazzanti: quando si manifesta serve andare in bagno, perché si rischia di perdere il controllo dello sfintere, con i complessi che seguono, paura di emettere rumori, odori e piccole perdite, il che non rassicura di certo il malato.

Chi soffre della SII ha spesso gonfiore addominale, dolore, fastidio, poca o troppa fame, senso di pienezza: pare che questa patologia sia una di quelle che maggiormente influenza l’andamento lavorativo del malato, che nei giorni delle crisi non riesce a lavorare bene o non si reca al lavoro, accade nel 32% dei casi.

Non si conoscono e non si identificano i fattori eziologici che portano alla crisi di SII, ma il paziente, quando viene a conoscenza del suo male, può avere gli strumenti adatti per gestirlo. In genere si tratta di un circolo vizioso: il nervosismo causa arrabbiature e sfogo su un modo di nutrirsi non adatto alla persona, che causa a sua volta dolore e gonfiore, che creano imbarazzo, condizionano la vita a richiedono rinunce, le quali alimentano ancora di più lo stato di nervosismo, e così via.

Dal punto di vista strettamente organico accade che di fronte alle allergie e alle intoleranze alimentari il corpo reagisca esattamente come nei casi in cui la flora intestinale è danneggiata o quando è in corso una infezione intestinale.

Insieme ai fattori genetici, che implicano una predisposizione al disturbo, si presenta un aumento delle cellule infiammatorie, dei mastociti e dell’attività delle fibre nervose. Da questa situazione si ricrea una infiammazione intestinale, che nel tempo si ripete creando uno stato di reazioni a catena che portano al definitivo sviluppo del disturbo.

A questo punto accade che l’organismo si difenda con stipsi, meteorismo, diarrea, problemi della digestione. In alcuni casi il dolore non è avvertito, se non dopo la defecazione, motivo per cui la maggioranza delle persone che hanno questa patologia non presta attenzione neanche se nelle feci si presenta muco.

Il paziente è fondamentale nella gestione di questa sindrome: alimentazione, nervosismo, attività fisica sono tre fattori da considerare e da monitorare. Un buon medico o un gastroenterologo sono la persona adatta per avere un consiglio sul da farsi, prima si identifica la sindrome, minori sono i danni, anche se di questa malattia difficilmente si guarisce.

La sindrome si cura con un atteggiamento sano quotidiano: alimentazione bilanciata, integratori di fibre, antidiarroici se servono, lassativi nei casi di stipsi, calmanti nei pazienti più ansiosi, uso di prodotti omeopatici, camminate quotidiane e esercizio fisico, riposo notturno buono, sono le carte in regola per guarire o almeno per alleviare i sintomi del male.

Evitando la sedentarietà e aumentando lentamente i liquidi ingeriti per arrivare ai 2 litri al giorno, sono le ultime due importanti azioni che un malato di SII deve fare quotidianamente per evitare le crisi spastiche addominali.

Va aggiunto, in conclusione, che per questa malattia non esistono eccezioni: se si vuole stare meglio funziona esattamente come nelle patologie più gravi, le fibre alimentari vanno aumentate, si devono eliminare gli alimenti che peggiorano crisi di stipsi e di diarrea, eliminare gli alimenti che causano il gonfiore o la flatulenza o il gas intestinale e alla bisogna incrementare le alfa-galattosidasi gradatamente, integrando eventualmente con farmaci come antispastici, lassativi o loperamide ed eventualmente per una terapia continua non ivasiva il carbone vegetale.

Fonte: Ministero della Salute
Foto da Google

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Sab 20/12/2008 da in ,

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