Intestino irritabile: cause, sintomi, conseguenze e cure

Intestino irritabile: cause, sintomi, conseguenze e cure
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    Intestino irritabile: scopriamo le cause, i sintomi, le conseguenze e le cure. La sindrome dell’intestino irritabile, o Inflammatory Bowel Disease (IBS), è un disordine funzionale di tipo gastrointestinale, molto diffuso soprattutto fra le donne, che influisce negativamente sull’attività intestinale, provocando spesso dolore addominale. Se in alcuni soggetti causa principalmente diarrea, in altri si manifesta con sintomi diametralmente opposti, provocando episodi più o meno gravi di stipsi. In quest’ultimo caso l’indurimento delle feci è dovuto al ritardo del passaggio del cibo verso l’intestino e, a seconda della gravità, la defecazione risulta più o meno difficoltosa.

    La ricerca scientifica non è riuscita ancora a scoprire una causa determinante della sindrome dell’intestino irritabile. Gli esperti pensano che gli individui che soffrono di questo disturbo abbiano il colon particolarmente sensibile nei confronti di alcuni cibi e nei confronti dello stress. I pazienti affetti da colon irritabile potrebbero avere un intestino più portato a manifestare degli spasmi o meno soggetto ai consueti movimenti. Inoltre il colon, in questi soggetti, potrebbe tendere a perdere la capacità di assorbire i fluidi, con la conseguenza che le feci risulterebbero troppo liquide. In altri casi si verificherebbe l’esatto opposto: quando il transito nel colon è troppo lento, si svilupperebbe un senso di costipazione. Sarebbe coinvolto, nelle cause della sindrome dell’intestino irritabile, anche il sistema nervoso. Alcune ricerche hanno messo in evidenza che la serotonina, neurotrasmettitore prodotto dal cervello, sarebbe coinvolta nella funzionalità gastrointestinale.

    L’intestino irritabile comporta sintomi differenti. I principali si possono distinguere in:

    • dolore addominale
    • nausea
    • diarrea o costipazione

    Le manifestazioni sintomatologiche del disturbo possono variare da soggetto a soggetto. In alcuni casi, infatti, le feci appaiono troppo liquide, particolarmente acquose. Alcune persone soffrono di costipazione, le feci risultano dure e defecare diventa difficile. Altri pazienti, invece, alternano periodi di diarrea a periodi di stipsi. A volte nelle feci è presente del muco. I sintomi per alcuni mesi possono anche alleviarsi, per poi ritornare a farsi sentire in altri momenti. In certi casi, però, le manifestazioni sintomatologiche tendono a peggiorare con il passare del tempo.

    Non ci sono esami in grado di diagnosticare con certezza la sindrome del colon irritabile. In genere il medico riepiloga la storia medica del paziente, considerando accuratamente i sintomi.

    Generalmente viene chiesto al paziente quante volte ha avuto mal di pancia o una sensazione di disagio negli anni precedenti, quando inizia e finisce il dolore addominale in rapporto alla defecazione e se è cambiata la consistenza delle feci oppure se ci sono stati mutamenti nella frequenza della defecazione. Tra gli esami che possono contribuire a diagnosticare il disturbo ci sono l’analisi delle feci, gli esami del sangue e le radiografie. Il medico può far eseguire anche una colonscopia, per esaminare l’interno del colon. Questo esame viene eseguito inserendo attraverso l’ano un tubicino che riporta ad un’estremità una piccola videocamera.

    La sindrome dell’intestino irritabile prevalentemente associata a stipsi può provocare:

    • diverticoli del colon: si tratta di piccole sacche nel rivestimento del colon che si rigonfiano verso l’esterno;
    • ragadi (erosioni cutanee che interessano la regione dell’ano; le ragadi anali sono dei taglietti che si creano sull’apertura a causa di una dilatazione che si forma durante il passaggio delle feci; sono molto dolorose) ed emorroidi;
    • prolasso del canale anale: è una condizione in cui il retto si allunga all’esterno e sporge fuori dall’ano.

    Non ci sono cure specifiche per trattare la sindrome dell’intestino irritabile. Il medico può consigliare degli integratori a base di fibre o dei lassativi, nei casi in cui la costipazione appare particolarmente grave. Un’alternativa è rappresentata dai farmaci che fanno diminuire la diarrea. Di solito si utilizza anche un antispastico, che fa diminuire il dolore addominale. Bisogna stare attenti all’uso di questi farmaci, perché alcuni pazienti, con gli integratori di fibre, riferiscono un peggioramento del gonfiore addominale. I lassativi, se usati troppo spesso, possono essere anche controproducenti. In alcuni casi viene impiegata la psicoterapia, per favorire il rilassamento. La psicoterapia a lungo termine aiuterebbe i soggetti a cambiare il loro modo di pensare, a gestire meglio lo stress e l’ansia, che possono influire sulla gravità dei sintomi. Il medico in genere consiglia di cambiare stile di vita e di prestare attenzione alla dieta.

    Ai pazienti che soffrono di intestino irritabile spesso viene consigliato di tenere un diario, in cui possono annotare tutti gli alimenti che sembrerebbero far peggiorare i sintomi. Non tutti i cibi hanno lo stesso effetto sui soggetti che soffrono di questo disturbo. Alcuni, però, sono considerati particolarmente a rischio. Si tratta di:

    • bibite gassate
    • spezie
    • caffè
    • latte
    • frutta (soprattutto prugne, pesche e pere)
    • verdure (come spinaci, cetrioli, sedano, carciofi e cavoli)
    • dolcificanti

    Un discorso a parte meritano le fibre: possono essere efficaci nel trattare alcuni sintomi del colon irritabile, come la costipazione, ma non bisogna esagerare, perché potrebbero anche peggiorare il quadro sintomatologico. Tra l’altro esse non sono efficaci nel trattare il dolore e la diarrea. E’ importante anche non fare pasti abbondanti, ma consumare pasti piccoli e frequenti, riducendo le porzioni, per alleviare i crampi addominali e per contrastare la diarrea. Vanno evitati anche i cibi troppo grassi.

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