Insonnia: cosa fare e non fare

Insonnia: cosa fare e non fare
da in Insonnia, Malattie
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    Se non siete pastori e, sopratutto non avete un gregge, evitate di contare le pecore la notte e se soffrite di insonnia rivolgetevi al medico

    Si ha maggiore consapevolezza di soffrire d’insonnia quando si dorme accanto al proprio partner, o meglio, non si dorme e magari ci si irrita vedendo lui o lei, beatamente abbandonati fra le braccia di Morfeo e noi, a girarci continuamente cercando di capire, quando, come lui o lei, potremo finalmente addormentarci.

    Certo, definire l’insonnia una malattia, pare, di primo acchito, esagerato ed in effetti se, gli sporadici disturbi dell’addormentamento dovessero tutti classificarsi come insonnia sarebbe davvero eccessivo parlare di patologia. Ma ciò non toglie che, “contare le pecore” per settimane e settimane, senza ravvisare dietro questo disturbo nessun particolare segnale che possa nuocere al sonno, pensiamo, ad esempio, stress violenti, ansie più o meno motivate o episodi di dolori e sofferenze fisiche, potrà far annoverare anche l’insonnia ad una vera e propria patologia da curare.

    Definizione d’ insonnia e classificazione

    Dunque, si parla di insonnia, quando il disturbo è presente per oltre tre settimane e costantemente. In questo caso, l’insonnia andrà curata, perché non farlo potrebbe significare aprire la porta a diverse malattie, alcune anche serie.

    Gli effetti della perdita di sonno per periodi prolungati,infatti, si riverberano nel soggetto sofferente,da sveglio,con conseguenze che vanno, dalla perdita di attenzione, alla diminuzione della memoria. Da un temporaneo cambiamento del carattere, tendente alla irascibilità, a forme latenti di depressione, sia pure lieve e di durata variabile, fino a che l’ insonnia non si sia risolta, insomma, tutti disturbi reversibili con la stessa origine in comune.

    E che l’approccio verso uno dei sintomi più diffusi dei nostri giorni e fino a ieri poco studiati e, conseguentemente conosciuti, si sia fatto negli ultimi tempi più sentito dalla classe medica, lo dimostra uno studio effettuato, da medici di base e specialisti neurologi, denominato, Morfeo, che ha approfondito il problema giungendo alla conclusione che, ben il 56% dei soggetti affetti dal disturbo lo considerava soltanto un fastidio e non attuava nessuna terapia per curarsi. Così come è emerso che, statisticamente, quasi il 60% della popolazione insonne è più soggetta a malattie della sfera cardiovascolare, degli stessi soggetti che non soffrono del disturbo medesimo.

    Sulla base delle nuove conoscenze, si cominciano a fare delle vere e proprie distinzioni dell’insonnia, a seconda degli effetti che essa riverbera nel soggetto interessato ed al fine di stabilire una cura quanto mai efficace.

    Si parla di Insonnia primaria quando ci si trovi di fronte ad un disturbo transitorio, ove la causa può essere organica, anche dipendente da altre malattie, asma, angina, Morbo di Parkinson, reflusso gastroesofageo, emicrania, per citarne alcune, o la stessa vada ricercata in particolari stati d’ animo individuali, anche di natura psicologica.

    Si parla di Insonnia secondaria, invece, quando il soggetto interessato lamenti difficoltà di addormentamento che lo portino persino a trascorrere vere e proprie “notti in bianco”, causati da fattori esterni, quasi sempre ambientali o da abitudini individuali, il cui allontanamento verso una condizione di normalità è, spesso, sufficiente per risolvere il problema.

    Ecco perché, comincia a parlarsi di igiene del sonno, individuando quei fattori che influiscono negativamente sul riposo notturno, quali, ad esempio, l’ abuso di alcol, che se da un lato induce il sonno,dall’ altro, ne rende pessima la qualità, l’uso eccessivo di alcuni farmaci, la cattiva digestione susseguente ad un pasto eccessivamente abbondante, il cambiamento di abitudini di vita, oltre a tutti quei fattori, reputati insignificanti da molti, che, però, di fatto, rendono difficile l’ addormentamento, come modificare ritmi e orari per andare a dormire o subire brusche variazioni dei ritmi di lavoro.

    L’Importanza del medico di famiglia per l’ approccio all’ insonnia

    Nessun altro medico, almeno nelle prime fasi della malattia, è più titolato di altri per approcciarsi,col paziente insonne,studiando gli effetti del disturbo che questo determina in chi ne soffre cercando di curarlo nel più breve tempo possibile. Il medico, infatti, oltre a tracciare le linee generali che inducano nel paziente un sonno quanto più fisiologico possibile, cercherà di individuare il problema che incide sulla qualità e la durata del riposo notturno, escludendo eventuali altre patologie, dopodichè, indicherà quella terapia più efficace da seguirsi per un determinato lasso di tempo, passato il quale, senza benefici, indirizzerà il soggetto presso uno specialista,al fine di studiare la soluzione che meglio di altre sia di beneficio per il suo paziente.

    Nei casi, tuttavia, di disturbi transitori, si possono definire, per grandi linee delle guide utili per cercare di intervenire sulla qualità del riposo notturno, quando su questo non pesi una vera e propria patologia, quale, appunto, l’insonnia.

    Consigli generici per cercare di dormire meglio

    • Uno degli errori più comuni degli insonni è quello di andare a letto, anche se non si ha sonno, cercando di forzare il riposo e sperando così di indurre un sonno ristoratore. Sbagliato; il sonno non lo si può comandare, o… viene a trovarci, o ci abbandona per tutta la notte o quasi.

    • Cercare di regolare gli orari per andare a letto che siano, quanto più possibile, sempre gli stessi per notte, così come i risvegli, evitando di alzarsi più tardi la mattina per cercare di recuperare il sonno perso la notte precedente.

    • Evitare di andare a letto con senso di appetito.

    Meglio stuzzicare qualcosa di leggero, piuttosto che rimanere svegli a causa del fastidioso stimolo della fame.

    • Evitare cibi abbondanti e di difficile digestione la sera prima di coricarsi e, se si è ecceduto a tavola, meglio concedersi qualche ora ancora da svegli, piuttosto che coricarsi col senso di fastidiosa sazietà.

    • Evitare le pennichelle diurne. Sono queste che spesso rendono problematico il sonno notturno.

    • Evitare caffè e altre sostanze stimolanti prima di andare a letto, così come, sarebbe bene non eccedere mai con bevande alcoliche.

    Possibilità diagnostiche e terapeutiche per la cura dell’ insonnia.

    Lo specialista interpellato per la cura del problema, sottopone il paziente ad un esame chiamato elettroencefalografia, ed eventualmente, affiancherà a questo un altro esame l’elettromiografia. Parliamo di indagini che permettono di verificare l’ attività elettrica cerebrale e i suoi ritmi, in modo da accertare se, sia nella fase di veglia, sia in quella di sonno, vi possano essere eventuali fattori che turbino la corretta funzione dell’ attività cerebrale o se si registrano eventuali anomalie riconducibili ad esempio, a crisi di apnea notturna e squilibri respiratori che mutano la concentrazione di ossigeno nell’ organismo.

    Un altro esame, stabilisce l’ attività elettrica muscolare, mediante la quale, si può convenire se uno o più muscoli soffrano o meno di eventuali contrazioni indotte o disordini relativi ad altre patologie.

    La terapia medica per la cura dell’ insonnia è quella a cui si fa maggiormente ricorso, del resto, oggi si possiedono diversi farmaci in grado di curare la malattia. Il consiglio che viene dato è quello di evitare il ricorso al “fai da te” o alla medicina del vicino o dell’ amico, in grado di risolvere il proprio problema.

    Sarà il medico a prescrivere un determinato ansiolitico, a posologia mirata e per un periodo stabilito.Solo il medico sa, quale miglior farmaco sia più idoneo a contrastare il problema che si cerca di risolvere, anche in base al dosaggio utilizzato e al principio attivo prescelto. Ogni altro utilizzo di un farmaco senza consultare un medico, è scorretto, oltretutto si corre anche il rischio di cronicizzate un disturbo che poteva essere curato in breve tempo.

    Un altro approccio della terapia medica è il ricorso ad una classe di farmaci chiamati ipnoinduttori o ipnotici. Sono prodotti in grado di indurre il sonno e mantenerlo per un determinato numero di ore, evitando i risvegli intermedi e inducendo un risveglio mattutino quanto più fisiologico possibile. Si rivelano preziosi, al pari degli ansiolitici, oggi quasi tutte le classi delle benzodiazepine purchè a consigliarli e prescriverli sia sempre il medico.

    Gli uni e gli altri, infatti, usati indiscriminatamente, hanno degli effetti negativi, quali la dipendenza, condizione per la quale, non ci si riesce più ad addormentare quando si è privati del farmaco, l’ assuefazione, altra condizione per la quale il paziente per ottenere lo stesso effetto deve ricorrere a dosaggi sempre più alti e tutta una serie di altri disturbi derivanti dalla brusca interruzione della terapia, o dell’errato dosaggio, che si manifestano in un peggioramento della qualità della vita durante il giorno, con confusione mentale, disattenzione, o, paradossalmente, con una compromissione del sonno stesso.

    Conclusione, se avete contato le pecore per più di 15/20 giorni di fila, stabilito che non siate dei pastori…. rivolgetevi con fiducia al vostro medico, solo lui sarà in grado di consigliarvi la soluzione migliore per i vostri disturbi.

    Buona notte a tutti.

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