Inquinamento: la situazione a Pechino alla vigilia delle Olimpiadi

Inquinamento: la situazione a Pechino alla vigilia delle Olimpiadi
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    Ben vengano le Olimpiadi cinesi se, oltre al significato della rassegna sportiva si punta il dito sula qualità dell’aria e sugli sforzi finora fatti da quelle nazioni come la Cina che dell’ambiente hanno sempre avuto poco rispetto. Non a caso infatti la nube di smog mista a nebbia che si è addensata su Pechino avrebbe reso impossibile ogni manifestazione in quella città per la scarsa salubrità dell’aria nonostante il Governo abbia dimezzato, col sistema delle targhe alterne, il traffico nella metropoli e, contestualmente, abbia bloccato ogni attività industriale delle vicinanze.

    La situazione, sulla quale ci si auspica che almeno le condizioni metereologiche pongano rimedio con una bella precipitazione atmosferica, è più grave di quel che si riteneva come sottolinea lo stesso CNR soprattutto in considerazione del fatto che la popolazione cinese rappresenta ben il 25% di tutta la popolazione mondiale e non si è ancora assistito ad uno spostamento dell’economia da quello agricola a quello industriale con tutto ciò che il fatto comporterà..

    Alla luce di tutto ciò, ci si chiede, che atmosfera dovremo attenderci da Pechino in occasione dei prossimi Giochi Olimpici? “Pechino è una città dalle caratteristiche peculiari per quanto concerne i problemi dell’inquinamento atmosferico: sorge su una pianura circondata da montagne e vicino al mare nella parte orientale. La localizzazione geografica comporta dinamiche simili a quelle sperimentate nella Val Padana, dove con facilità hanno luogo forti inversioni termiche invernali”, spiega Ivo Allegrini direttore dell’Istituto italiano sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche di Montelibretti (Iia-Cnr), coinvolto dal 2003 nel processo di miglioramento della gestione della qualità dell’aria in Cina e a Pechino. “Inoltre le emissioni della città e delle province limitrofe si mescolano, creando una situazione caratterizzata da agenti di inquinanti primari e secondari, derivanti dal trasporto e dalle attività industriali”.

    Le attuali analisi fin ora effettuati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche tuttavia non sono del tutto negative, anzi, il monitoraggio effettuato dalle Autorità della Grande Tigre limitando le emissioni inquinanti stanno raggiungendo i risultati sperati e anche nei trasporti con l’introduzione di motori da Euro 4 in su, fanno ancora di più ben sperare per il prossimo futuro. Del resto lo testimonia anche l’abbassamento della concentrazione di anidride solforosa sotto i 60 microgrammi per metro cubo. Diverso il caso del biossido di azoto che si assesta intorno ai 70 microgrammi per metro cubo un dato costante negli ultimi sei anni.


    Il risultato è che in Cina a determinare l’inquinamento in misura del 25% è il traffico veicolare, il 35% agli insediamenti industriali fanno il resto e il quadro si completa in parte anche con i fenomeni naturali che mischiandosi con le attività umane in campo edile sospingono in aria polveri e sabbie derivanti da cemento e materiale edile.

    Dunque, conclude l’analisi il CNR: “Si può dire che gli obiettivi di un migliore controllo dell’inquinamento nell’area di Pechino sono stati raggiunti, dando risultati talvolta superiori a quelli ottenuti in precedenti città ospitanti i Giochi Olimpici”, conclude Allegrini. “L’indice dell’inquinamento medio giornaliero in agosto è previsto al di sotto di quanto concordato con le agenzie internazionali responsabili per i Giochi. Le misure di controllo fin qui realizzate verranno rinforzate attraverso misure addizionali nel corso dei Giochi: sia sui cantieri, sia sulle fonti industriali, sia attraverso un rigoroso controllo del traffico, già sperimentato nell’agosto 2007, quando ha permesso una riduzione dell’inquinamento del 15-20% circa”. Resta da vedere l’impegno del governo cinese dopo mle Olimpiadi se proseguirà per la stessa strada.

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