Inquinamento: è la causa primaria delle nostre paure

Inquinamento: è la causa primaria delle nostre paure

A questo punto si tratta di capire che ruolo abbia il “nuovo” nel mitigare le paure dell’uomo moderno, atteso che è proprio la novità a impensierire maggiormente le masse, visto che il 55,2% degli italiani di fronte alle novità che potrebbero cambiare la propria vita, anche in meglio, si spaventa associando il cambiamento al rischio e solo il 33,8% mantiene una posizione di neutralità e il 14% collega al rischio le idee di opportunità, sviluppo e novità

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    Inquinamento

    La paura, uno stato d’animo che a volte ci salva in situazioni limite ma che altre volte finisce per essere essa stessa un problema maggiore rispetto a ciò che l’ha prodotta. Insomma, la paura può divenire fobia, nelle forme che rasentano la patologia e quando non sfocia verso questi estremi si presenta soltanto sotto forma di timore.

    Ma perché ne parliamo…. perché, sia pure paradossalmente, in un’era in cui l’uomo moderno ha messo in parte a tacere le grandi malattie caratterizzate dal grande carico di sofferenze e lutti come accadeva un tempo, in un periodo storico in cui larga parte del pianeta è sicuramente meno sconvolta da tensioni sociali e di sopravvivenza, l’uomo moderno ha paura, in primis, dell’inquinamento, alla stregua di quanto accadeva all’uomo di manzoniana memoria di fronte a pandemie come quelle rappresentata dalla peste.

    C’è da dire che ad alimentare tali timori contribuiscono in larga parte i media che, invece di tranquillizzarci, informandoci al meglio, sembrerebbe che finiscano con l’allarmarci e lo dimostra un’indagine scientifica emersa dal Rapporto sulla cultura e dell’innovazione redatta dal C.N.R. che ci palesa bene come il 64% degli intervistati, proprio sollecitati dai media, additi allo stesso uomo moderno le cause che determinano i rischi più gravi al pianeta, inquinamento in primis, dissesti ambientali subito a seguire.

    “ La percezione del rischio si associa innanzitutto all’inquinamento, agli incidenti nucleari e alle contaminazioni industriali, all’azione dell’uomo quale artefice del degrado dell’ambiente e del materializzarsi dei rischi, ha detto Loredana Cerbara dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr di Roma, tanto che in occasione di eventi come eruzioni vulcaniche e alluvioni solo il 5,2% degli intervistati ne considera la natura quale responsabile esclusiva, a fronte del 29,7% che invece non scinde l’azione dell’uomo dalle componenti naturali dei disastri”.

    A questo punto si tratta di capire che ruolo abbia il “nuovo” nel mitigare le paure dell’uomo moderno, atteso che è proprio la novità a impensierire maggiormente le masse, visto che il 55,2% degli italiani di fronte alle novità che potrebbero cambiare la propria vita, anche in meglio, si spaventa associando il cambiamento al rischio e solo il 33,8% mantiene una posizione di neutralità e il 14% collega al rischio le idee di opportunità, sviluppo e novità. Invece, in altre culture la valutazione del rischio in senso positivo, come possibile apertura, prevale”, conferma la ricercatrice dell’Irpps-Cnr. “Per tale ragione, sono visti con maggior favore, come poco rischiosi e vantaggiosi per l’umanità, il solare, il risparmio energetico domestico e l’edilizia ecocompatibile, mentre vengono considerati altamente pericolosi l’energia nucleare, i conservanti per i cibi, i fertilizzanti chimici e le sementi geneticamente modificate”.

    Eppure sono proprio gli italiani i più grandi fruitori della telefonia mobile che ha rappresentato e continua a rappresentare il “nuovo”, così come già avvenuto con Internet con i treni ad alta velocità ed i trasporti aerei e le nanotecnologie.Eppure questo tipo di nuovo inquieta meno i nostri connazionali, alla stregua di come interessi poco alla gente sapere che il pianeta si stia sovrappopolando e non si può dire che i media non ci abbiano “bombardato “ anche in questo senso.

    “Di fronte a un evento ad impatto mediatico elevato come quello, di qualche tempo fa, relativo alla nascita del seimiliardesimo abitante della Terra, la notizia aveva coinvolto solo il 38% degli intervistati, mentre il 54% aveva dichiarato di non averne avuto sufficiente informazione”, conclude Cerbara.
    Fonte: Loredana Cerbara, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr, Roma

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