Influenza suina: siamo certi che il vaccino sia sicuro?

Influenza suina: siamo certi che il vaccino sia sicuro?

L’allarme del Codacons tiene conto anche di un altro fatto, i tempi di preparazione risicatissimi di questo vaccino allestito in soli 4 mesi, molto meno di quelli occorrenti ad un tradizionale vaccino che prima di essere immesso nel mercato supera diversi step di preparazione

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    Non c’è pace per l’epidemia di influenza e relativo vaccino, dopo il tira e molla di informazioni, evidentemente non esaustive per i pazienti più volte insoddisfatti delle risposte ricevute dalle Autorità sanitarie, dopo la richiesta di alcune Associazioni dei Consumatori affinché si procedesse alle dimissioni del viceministro Fazio, adesso tirato in ballo è il vaccino antinfluenzale, per la verità finito sovente alla ribalta nell’ultimo periodo.

    A fremere in questo caso è il Codacons che manda una piccata diffida all’AIFA ed al Ministero della Salute chiedendo in maniera perentoria affinchè informino, dati alla mano, circa la reale innocuità di tale presidio nei confronti della collettività; ciò a seguito delle apprensioni dei cittadini preoccupati dalle troppe notizie, più volte rimbalzate sui giornali, circa l’insicurezza del vaccino.

    Sul banco degli imputati lo Squalene, che null’altro è che non un adiuvante del principio attivo e, specificatamente, l’ MF 59 a base, appunto, di Squalene col ruolo di incrementare la risposta immunitaria del soggetto che assume il farmaco; l’allarme dei Consumatori è dato dal fatto che secondo alcuni studi scientifici si sarebbe messa in relazione una supposta pericolosità di questo adiuvante come si sarebbe constatato nei soldati impegnati nella guerra del Golfo ai quali fu somministrato e che hanno presentato problemi di salute, se poi questi fossero o meno in relazione con questa sostanza non parrebbe del tutto dimostrato.

    L’allarme del Codacons tiene conto anche di un altro fatto, i tempi di preparazione risicatissimi di questo vaccino allestito in soli 4 mesi, molto meno di quelli occorrenti ad un tradizionale vaccino che prima di essere immesso nel mercato supera diversi step di preparazione.

    Per tale motivo il Codacons chiede al Ministero della Salute e all’Aifa “come abbia fatto l’azienda farmaceutica ad avere il tempo di testarlo adeguatamente e se il fatto che abbia impiegato immuno-adiuvanti come l’alluminio e lo squalene risponda alla richiesta di una vaccinazione così estesa”.Il Codacons sottolinea che “secondo molti esperti, quando si inietta un vaccino nel corpo e soprattutto quando questo lo si combina ad un immuno-coadiuvante come lo squalene, il nostro sistema immunitario IgA viene bypassato e va su di giri in risposta alla vaccinazione.

    E poi attraverso l’iniezione si incita il sistema immunitario ad attaccare tutto lo squalene nel corpo, non solo quello contenuto nel coadiuvante. Il sistema immunitario quindi tenterà di distruggere la molecola ovunque la trovi, inclusi i luoghi dove è naturalmente e dove è vitale per la salute del sistema nervoso”.

    Ne deriva, secondo il Codacons la necessità di sapere la reale motivazione che ha indotto i ricercatori ad introdurre lo Squalene nel vaccino, cosa che è avvenuta soltanto in Europa e non anche in America dove, per’altro, l’antigene virale è doppio rispetto alla confezione europea, 15 mcg, contro i 7,5 del Vecchio Continente. Questo ed altro è quello che l’Associazione dei Consumatori richiede al Ministero della Salute e all’Aifa dai quali attende precise risposte ed ora alla luce di tutto ciò occorrerebbe sapere dai cittadini se, sulla base delle risposte fino adesso ottenute, si fidano del vaccino o se ci sono altre eventuali dubbi che ancora alimentano apprensioni circa l’assunzione di tale presidio medico.

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