Influenza suina: per gli esperti in arrivo in Italia

A chi paventa la possibilità che anche in Italia il virus dell’influenza suina possa fare il proprio ingresso, rispondono gli esperti affermativamente, dando quasi per scontato che anche il nostro Paese possa rimanere coinvolto dal virus

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    Influenza suina

    Mentre si continua a parlare di influenza suina, in tutto il mondo continuano gli allarmi e le paure per quella che da più parti viene considerata una possibile futura pandemia, intanto, nel Messico è allarme sanitario e portavoci del luogo parlando di almeno 103 morti dopo essere stati contagiati dal virus, analogo allarme, sia pure in forma minore, è quello registrato negli Stati Uniti d’America.

    A chi paventa la possibilità che anche in Italia il virus dell’influenza suina possa fare il proprio ingresso, rispondono gli esperti affermativamente, dando quasi per scontato che anche il nostro Paese possa rimanere coinvolto dal virus, tuttavia, gli studiosi minimizzano il problema annunciando che molto difficilmente si potrà trattare di una pandemia, stante il fatto che non ci si trova di fronte ad un nuovo virus, ma di uno già conosciuto perché isolato meno di un’ottantina di anni fa.

    E’ tuttavia auspicabile che, vista la probabile ineluttabilità del fatto che il virus H1N1, quello appunto dell’influenza suina, faccia ingresso anche da noi, la speranza è che lo faccia il più tardi possibile.

    “E’ scontato: questa influenza arrivera’ anche in Italia. Succedera’ ma non sara’ una tragedia perche’ siamo in presenza di una influenza ‘normale’, non come l’aviaria”. Lo ha dichiarato Pietro Crovari, professore ordinario di Igiene generale e applicata dell’Universita’ di Genova, a margine del seminario ‘Vaccini: miti e leggende’, promosso a Roma da Farmindustria. “Bisogna parlare con cautela ed evitare le sciocchezze e l’allarmismo – continua l’esperto – saremo certo piu’ favoriti se riusciremo ad avere il contagio il piu’ tardi possibile”.

    “ Io comunque non parlerei di pandemia perche’ non ci troviamo di fronte ad un virus nuovo (come l’H3 del 1968), qui si tratta di un H1N1, erede del primo virus isolato nel 1933″, spiega il professor Crovari sottolineando l’importanza dell’avere a che fare con un virus gia’ noto. “Se e’ ancora classificato come virus H1N1, vuol dire – aggiunge – che appartiene ad un virus gia’ noto, mutato del 60-70% da quelli che l’hanno preceduto”. Pensare, quindi, ad una epidemia estesa e non ad una pandemia, ecco il pensiero dell’esperto che presenta una propria ipotesi sulle vittime: “Le vittime della febbre suina appartengono a quella fascia d’eta’ esclusa dal vaccino di quest’anno (38-45 anni). Forse questo vaccino, contenente una piccola porzione di H1, potrebbe aver dato una piccola, parziale protezione a questa influenza. Potrebbe spiegarsi cosi’ – conclude – il fatto che bimbi fino a 5 anni e adulti over 50 (vaccinati) non siano entrati in contatto con l’influenza”.