Influenza suina: nuovo virus, rischio pandemia!

Influenza suina: nuovo virus, rischio pandemia!

Un certo allarme in più tale agente patogeno lo sta dando per una peculiarità che in passato, a proposito di virus influenzale, non c’era stata, la possibilità di contagio non dei soggetti più esposti a certe epidemie influenzali, bambini e anziani, ma giovani adulti

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    Influenza suina, consegna mascherine ( FOTO ANSA )

    Tutti i Paesi intensifichino i controlli, lo ha raccomandato l’Organizzazione Mondiale della Sanità a proposito del focolaio di influenza suina verificatisi in Messico dovendosi questi considerare una vera e propria emergenza sanitaria sicuramente da non trascurare. Ciò non significa creare inutili e pericolosi allarmismi ma per lo meno si evita di prendere sottogamba una epidemia, fino adesso con tutti i crismi della pandemia di influenza, con conseguenti possibilità di polmonite definita “ severa “!

    Situazione seria, ma senza allrmismi

    Ma perché mai l’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di “ situazione seria “ nonostante da più parti giungano inviti a non creare allarmismi. Secondo il direttore generale dell’OMS, Margaret Chan, la gravità a proposito dell’influenza suina è data dal fatto che non si è ancora in grado di poter stabilire l’andamento della diffusione della malattia al di là di quanto fin’ora avvenuto in Messico e negli Stati Uniti, stessa cosa per quanto concerne le caratteristiche del virus, in mancanza delle quali non si può né immaginare l’andamento che potrebbe avere l’epidemia, né la possibilità se possa o meno trasformarsi in pandemia e dunque non si può ipotizzare alcunché in assenza degli elementi di base che riguardano il virus.

    Tuttavia un certo allarme in più tale agente patogeno lo sta dando per una peculiarità che in passato, a proposito di virus influenzale, non c’era stata, la possibilità di contagio non dei soggetti più esposti a certe epidemie influenzali, bambini e anziani, ma giovani adulti; questo fatto induce gli studiosi a studiare al meglio l’agente patogeno per comprendere il grado di pericolosità; secondo il direttore dell’OMS, «Si tratta di una nuova infezione e la situazione in questi casi evolve rapidamente».

    Non un virus ma un insieme di virus

    A rendere tutto più complicato è il fatto che non ci eravamo mai imbattuti in un virus del genere che non è un singolo virus ma un mosaico di virus al quale non è stato neanche dato alcun nome al di là della sigla che per adesso lo contraddistingue, AH1N1 e che sarebbe il risultato di un incrocio fra un virus influenzale umano, più uno relativo all’influenza dei maiali e di quella dell’aviaria.

    Non è vero che giunge inaspettatamente

    Come un terremoto con fenomeni periodici, il virus in questione non coglie per nulla del tutto sorpresi gli studiosi che già si attendevano da una dozzina di anni un virus del genere in grado di scatenare una pandemia come accadde con la “ Spagnola “ del 1918, con l’Asiatica del 1957, fino alla “ Hong Kong “ del 1968 .

    Alla luce di questa ipotesi si è riusciti a sviluppare l’anatomia del virus in questione che è formato per l’80% dal virus della febbre suina e per il restante 20% da una sorta di trasformazione che nel tempo ha subito l’agente patogeno e che era stato isolato per la prima volta in Thailandia; ma c’è di più, esiste un frammento di tale virus che non si riesce ancora a quantizzare che apparterrebbe a famiglie di ben quattro virus diversi, fatto quest’ultimo che lo rende ancora più pericoloso.

    Mentre dagli USA non si abbassa la guardia riguardo questa nuova influenza, c’è chi getta acqua sul fuoco, come fatto dalle Autorità Sanitarie americane che parlano di un possibile ceppo virale dell’influenza di tipo B che, insolitamente, colpisce nella tarda stagione invernale finendo per interessare i soggetti da colpire nei primi mesi caldi.

    La situazione per quel che se ne sa fino adesso

    Una cosa però è certa, dal 23 aprile, ovvero da quando si è cominciato a parlare di questo virus nella capitale del Messico si sono registrati 854 casi di polmonite che hanno avuto come conseguenza il decesso di 50 pazienti seguiti a distanza da ulteriori 24 casi che hanno fatto registrare tre morti. Negli States si sono registrati cinque casi, nel Texas, due, anche se si continuano a studiare ulteriori nove casi dubbi. Il totale dei morti comunque dovrebbe ascendere le 80 persone. Ad essere interessati dal fenomeno, come detto, giovani adulti in altrettante buone condizioni di salute, fatto questo davvero inquietante!

    La situazione in Europa

    «Nessun caso in Europa». Nessun caso di influenza suina nell’Unione europea. «Al momento, non ci sono casi segnalati dagli Stati membri», ha riferito all’Ansa la portavoce della Commissione Ue Nina Papadoulaki, rilevando che l’Agenzia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie, che ha sede a Stoccolma, aggiorna la situazione in contatto con gli Stati membri «ogni 3-4 ore». Anche se, mentre si diffondeva tale tranquillizzante notizia, è giunta voce di un caso di influenza con analogie con quella riscontrata nel Messico che avvisava della presenza di un uomo, uno steward della British Airways che, dal ritorno dal Messico, presentava i sintomi della malattia al punto da dover essere ricoverato in ospedale a Londra.

    In Italia c’è apprensione ma, almeno sino adesso, nessuna particolare preoccupazione, stante il fatto che oltre a non essersi registrato alcun caso, la situazione oltre ad essere monitorata attimo per attimo, è ritenuta sicuramente sotto controllo. Occorre precisare che proprio adesso si parla di una scolaresca che al ritorno da una gita in Messico si è prefito ricoverarla per intero per sospetti casi che presentano analogia con quelli messicani.

    Come prepararsi ad un’eventuale pandemia

    E a proposito del modo in cui si potrebbe eventualmente fronteggiare un’eventuale pandemia, così si esprime il Ministero della Salute: «attualmente stoccate presso il ministero quaranta milioni di dosi». Lo afferma in una nota, il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio. «Più precisamente - spiega la nota – sono disponibili circa dieci milioni di dosi di farmaco Zanamivir (Relenza) e 60mila dosi di farmaco Oseltamivir (Tamiflu) pronte per l’assunzione. Sono inoltre disponibili circa 30 milioni di dosi di Tamiflu sotto forma di polvere, per l’incapsulamento della quale è già stato dato mandato all’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. Tale polvere, peraltro, può essere assunta, in estrema emergenza, in soluzione liquida».

    Si tende anche a sottolineare che pur avendo, tale virus, una potenzialità di contagio più rapida rispetto all’aviaria, stavolta consumare carne suina non costituisce un pericolo stante il fatto che la trasmissione del virus è per via aerea.

    Un virus che si trasmette da uomo a uomo può procurare una pandemia

    Ma al di là delle comprensibili paure che giungono dal Messico, dove nella Capitale si sarebbero registrati tanti casi con relativi morti, ciò che preoccupa del virus è la capacità di questo agente di propagarsi da uomo a uomo fatto che aumenta e di molto il rischio di pandemia; ad esserne quasi certa è il direttore del reparto di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) Stefania Salmaso, secondo la quale sembrerebbe trattarsi di un virus che «si è rimescolato geneticamente nei maiali acquisendo caratteristiche nuove e che lo rendono capace di infettare l’uomo». Una tesi sposata ma in parte smorzata dalle parole di Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’istituto nazionale Spallanzani di Roma, specializzato nella diagnosi e cura di infezioni, che afferma ci dome sia «alto il livello di attenzione» tra le istituzioni nazionali e internazionali.

    L’influenza messicana, ha avvertito l’esperto di influenza Pietro Crovari, «è sicuramente una situazione che merita attenzione perchè può essere il punto di partenza di una pandemia». Insomma un virus, questo, che potrebbe nel tempo essersi specializzato ed aver acquisito oltre ad una maggiore resistenza anche un maggior livello di offensiva di attacco, come afferma il microbiologo Michele La Placa, dell’università di Bologna, “ è probabile che nel riassortimento il virus abbia affinato le armi che gli permettono di ancorarsi alle cellule. Le armi si chiamano emoagglutinina (indicata con la lettera H) e neuroaminidasi (N) e, immaginando il virus come il riccio di una castagna, sono gli aculei molecolari per agganciarsi alle cellule. Normalmente i virus umani sono sensibili solo alle cellule dell’apparato respiratorio, spiega l’esperto, ma questo virus potrebbe essere in grado di legarsi a più tipi di cellule. Capacità che molto probabilmente il nuovo virus avrebbe acquisito in quel vero e proprio crogiuolo che è il maiale, dove sono riusciti a fondersi ben quattro virus provenienti da tre specie diverse “.

    Il vaccino: se tutto va bene pronto fra sei mesi

    Questa la speranza manifestata da chi il vaccino lo dovrebbe produrre sulla base delle prime informazioni che abbiano del virus, stiamo parlando del direttore del Centro Novartis Vaccines and Diagnostics di Siena, che da oltre dieci anni studia il vaccino anti-pandemia, la speranza è che i primi milioni di dosi siano pronti in meno di sei mesi.

    Sicura la carne italiana

    Secondo Coldiretti, stante la mancanza da almeno dieci anni dell’importazione di carne dal Messico da parte dell’Italia, nessun allarme dovrà esserci a tal proposito. «Occorre evitare inutili allarmismi e adottare subito le misure già sperimentate con successo nel caso dell’influenza aviaria a partire dall’obbligo di indicare della provenienza sulle etichette della carne di maiale al pari di quanto è stato già fatto per quella di pollo e per quella bovina rispettivamente dopo le emergenze aviaria e mucca pazza».

    Meglio evitare i viaggi verso il Messico, se costretti chiamare il Ministero degli Esteri

    Le Autorità italiani invitano la gente a procrastinare, se non specificatamente necessario, viaggi in Messico; chi non fosse nella possibilità di farlo è invitato a chiamare il Ministero Degli Esteri per avere nel dettaglio tutte le precauzioni da adottare.

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