Influenza: siamo alla pandemia

Influenza: siamo alla pandemia

Nello specifico il virus si era diffuso inizialmente in Messico, poi son seguiti gli Stati Uniti d’America, il Canada e l’Australia

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    influenza suina

    E’ bastato che i media avessero divulgato la notizia che l’influenza suina, anche se non è più così che dovremmo chiamarla, aveva toccato la fase 6 e che dunque di pandemia doveva trattarsi, per gettare nel panico interi popoli davanti alla paura che il solo termine pandemia comporta, retaggio per alcuni di accadimenti lontani del tempo in cui con questa situazione si palesava il rischio di morte e sofferenze a vario titolo per milioni e milioni di persone.

    E’, dunque, bene a questo punto chiarire che cosa si intenda per pandemia in fase cinque e sei e cosa eventualmente comporti questa situazione. Per gli scienziati che di volta in volta classificano una epidemia, dire che si è di fronte ad una pandemia in fase cinque significa che almeno due nazioni appartenente allo stesso Continente accusano episodi di contagio fra la popolazione, mentre la fase sei scatta quando sono due i Continenti interessati, sia pure per un altro eventuale singolo Paese, ma appartenente ad altro Continente, ad accusare il fenomeno.

    Nello specifico il virus si era diffuso inizialmente in Messico, poi son seguiti gli Stati Uniti d’America, il Canada e l’Australia. Dunque nel caso dell’influenza suina eravamo nella fase sei anche qualche mese fa, visto che già allora l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva osservato che il virus era migrato in Sudamerica ed in Europa investendo per prima il Regno Unito; se non si è lanciato alcun allarme, secondo Giovanni Rezza capo dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) non lo si è fatto nei termini previsti per evitare quella sorta di panico collettivo.

    Si tratta di capire cosa cambia in Italia e, sempre secondo Rezza, nulla dovrebbe cambiare, tuttavia, «Da questo momento l’acquisto di farmaci e vaccini diventa impellente», dice Rezza. Per il resto «abbiamo sempre detto che finora siamo stati in grado di contenere l’infezione, perciò continueremo a seguire la via che abbiamo percorso».

    «Dei 56 casi di nuova influenza A/H1N1 confermati in Italia – osserva Rezza – soltanto tre sono dovuti a una trasmissione secondaria e tutti gli altri si sono verificati in viaggiatori che rientravano da Paesi colpiti dal virus». Considerando che il Piano Pandemico Nazionale è attivo da tempo, la priorità, secondo Rezza, è quindi «proseguire nell’opera di contenimento messa in atto fino ad ora per ritardare l’infezione».

    Per intanto comunque, complice in positivo la stagione calda, si riesce a limitare la diffusione del virus, solo nel caso in cui si assistesse ad una vera e propria propagazione poco controllata dell’agente virale, le Autorità potrebbero mettere in atto quelle misure atte a limitare la diffusione dell’epidemia, ad esempio, il ricorso al vaccino, in primis, seguito dalla chiusura delle scuole e di tutti quei luoghi in cui c’è aggregazione di persone, sopratutto se questo fatto dovesse palesarsi già dal prossimo autunno.

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