Influenza Australiana: un vaccino più potente per donne ed anziani

Influenza Australiana: un vaccino più potente per donne ed anziani

Per gli anziani il vaccino contro l'influenza australiana è quasi indispensabile ma potrebbe non essere sufficiente, ecco perchè c'è allo studio un vaccino più potente cui potrebbero anche beneficiare le donne

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    Anziani

    Parlando di influenza australiana abbiamo sottolineato l’importanza che essa riveste per i soggetti a rischio, bambini, immunodepressi, allergici, asmatici, affetti da patologie croniche, ad esempio, diabetici e, soprattutto anziani. Per quest’ultimi soggetti l’influenza in qualsiasi forma si presenti, ancor di più quest’anno l’Australiana, rappresenta un vero spauracchio, ecco perché è importante per gli appartenenti alla terza età effettuare il raccomandato vaccino.

    Nel valutare il rischio per gli anziani si dovranno tenere a mente diversi fattori, spesso infatti la persona avanti con gli anni è affetta essa srtessa da una serie di multipatologie, basti solo pensare all’incidenza del diabete in questa classe di persone e non solo, spesso la persona anziana è un soggetto cardiopatico e ogni rialzo febbrile così severo come quello provocato dall’influenza è di per sé un rischio che può condurre il paziente ad uno stato di disidratazione quasi sempre incompatibile con la vita. Si pensi oltretutto che la persona anziana ha i meccanismi di termoregolazione alterata ed il ripristino idro-salino è peggiorato dal fatto che la persona avanti negli anni avverte poco la sete e non compensa i liquidi persi col sudore indotto dall’aumentata temperatura corporea.

    Basterebbe solo questo per spiegare il ruolo della prevenzione dell’influenza negli appartenenti alla terza età. Ma c’è anche un grosso e grave altro pericolo rappresentato da una temibile complicanza dell’influenza che nell’anziano si conclama con la polmonite; non è un caso infatti che su 100 malati di influenza 90 sono ultrasessantacinquenni.

    Ma è lo stesso vaccino che attecchisce meno bene nel soggetto molto avanti negli anni, il motivo è spiegabile col fatto che in questi soggetti la risposta immunitaria decresce con gli anni. Per questa ragione sono allo studio particolari vaccini per gli over sessantacinquenni chiamati “drift antigenico” che prevedono nella stessa confezione un aumentato numero di antigeni rispetto ai vaccini tradizionali.


    In uno studio texano si è dimostrato procedendo su un gruppo di volontari che si sottoponeva al test che era sufficiente raddoppiare la quantità di emagglutinine in ogni ceppo virale per raggiungere una risposta soddisfacente nel paziente.Lo stesso sistema dovrebbe essere usato anche nelle donne visto che il loro sistema immunitario risente dell’azione degli ormoni e tale procedura andrebbe affrontata anche durante la menopausa visto che la terapia sostitutiva cui vengono sottoposte queste pazienti ha all’incirca la stessa influenza ormonale che si riscontra nella donna fertile.

    Dunque un’interessante scoperta questa che renderebbe più efficace la copertura vaccinale contro l’influenza in quei soggetti più vulnerabili dalla malattia. Occorre anche ricordare che aumentare la concentrazione del farmaco non avrebbe determinato effetti collaterali né locali che sistemici; dunque non si sarebbero lamentati casi di soggetti che abbiano sofferto di mal di testa, reazioni locali alla puntura, o dolenzie ossee articolari di diversa natura. Se tale vaccino dovesse entrare in commercio, come si prevede, si eviterebbe di sottoporre i pazienti a rischio alla tradizionale dose di vaccino fino adesso praticata aggiunta ad altre sostanze che aumentino la protezione, pensiamo ad esempio agli antivirali.

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