Influenza Australiana: come e quando vaccinarsi

Influenza Australiana: come e quando vaccinarsi

Ci risiamo, più puntuale di una cambiale in scadenza! rieccola anche quest'anno l'influenza che al passo di un canguro, si chiama Australiana, è pronta a mandarci a letto; i rimedi, sempre gli stessi, in primis, il vaccino poi

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    Influenza

    Quest’anno l’influenza giunge col balzo dei canguri, non foss’altro perché viene dall’Australia o almeno perché si denomina, come ormai tutti sappiamo, australiana e, a differenza di quanto avvenuto negli ultimi anni, la australiana non è particolarmente “tranquilla”, tutt’altro, l’aggressività è una delle caratteristiche che differenzierà il virus di quest’anno con quelli che l’hanno preceduta negli ultimi due/tre anni, al punto che, anche se siamo nell’ambito delle ipotesi, a letto finiranno 5 milioni di italiani, tanti, se consideriamo che l’anno scorso ci son finiti poco meno della metà; ma nessun allarme, dichiarano i medici, siamo sempre nell’ordine delle epidemie, non delle pandemie.

    Ma perché ogni anno una nuova influenza

    La caratteristica del virus influenzale è quello di manifestarsi ogni anno in maniera diversa, quando la diversità è minima rispetto ai virus che hanno preceduto l’infezione l’’anno prima, si assiste a delle forme influenzali poco aggressive, in quanto l’organismo avendo conosciuto in parte il virus vi si oppone più efficacemente e l’attacco risulta meno virulento. Quest’anno invece siamo di fronte ad un ceppo del tutto nuovo, ciò significa che l’organismo non lo conosce e non può opporsi efficacemente al suo attacco, come era capitato lo scorso anno, ciò spiega anche perché ci ritroveremo con un numero previsto doppio di casi di influenza.

    I virus implicati nell’influenza quest’anno saranno ceppi di virus A, di provenienza australiana e B di provenienza americana, indipendentemente dal virus più aggressivo, basterà il contatto anche solo con uno di questi e…. finiremo a letto.

    I rimedi

    Siamo costretti a riferire sempre le solite acquisizioni di anno in anno sempre le stesse, purtroppo, siamo di fronte ad una malattia virale, quando parliamo di influenza, una malattia che non è per nulla banale, visti i morti che, in circoscritte situazioni, riesce a fare, oltretutto è anche molto contagiosa e la possibilità che si innesca un’epidemia è cosa di poco tempo e di poco conto. L’unico vero rimedio efficace è il vaccino; c’è anche da dire che non esiste vaccino che copra nella totalità dei casi, visto che su 100 casi 20 almeno restano scoperti, anche se bisogna dire che coloro che non ricevono una copertura del tutto efficace dal vaccino, sviluppano la malattia in maniera più attenuata.

    Come abbiamo detto più volte, ultrasessantenni e bambini sono i soggetti che più di altri andrebbero vaccinati, così come soggetti defedati da multipatologie, compresi cardiopatici, broncopatici, diabetici, soggetti immunosoppressi, compresi coloro che sono costretti a svolgere lavori in presenza di soggetti affetti da grave patologie come potrebbe accadere nei reparti di lungodegenti.

    Quando ci si vaccina

    Il periodo per ricorrere alla vaccinazione va dal mese di ottobre fino a novembre e affinché la vaccinazione sia efficace non conviene vaccinarsi prima della metà di ottobre in modo che la copertura riguardi un periodo che si estenda anche fino se non addirittura oltre la primavera; a questo proposito c’è da ricordare che molti credono che l’Epifania oltre alle feste anche il virus porti via; falso, il virus è ancora attivo quasi a primavera inoltrata.

    I sintomi dell’influenza

    Tosse, febbre alta a volte altissima che giunge all’improvviso, dolori articolari, spossatezza disturbi gastro-intestinali sono i sintomi più frequenti che un soggetto che è incorso in questa malattia infettiva lamenta da subito; ma poiché si può essere interessati da altri sintomi o da alcuni di quelli appena visti anche in presenza della vaccinazione, qualcuno ritiene, a torto, che il vaccino non abbia funzionato perché è incorso ugualmente in episodi febbrili o risentimenti gastrointestinali. In verità il vaccino non copre dall’attacco di virus diversi da quelli rispetto ai quali è stato realizzato, ragion per cui non è raro il caso che in molti, pur essendo vaccinati si possano ammalare a causa di virus definiti parainfluenzali che si presentano con sintomi simili a quelli dell’influenza.

    Come ci si contagia

    Il contagio avviene per via aerea, ciò significa che basta solamente la permanenza in luoghi ove vi sia una persona affetta dalla malattia ed il rischio di ammalarsi è alto, anche perché, se è vero che le goccioline di saliva del soggetto contagiato sono un ottimo vettore per trasmettere l’infezione, anche il deposito di liquidi organici, saliva, appunto, ma anche muco, secrezioni nasali e quant’altro su oggetti condivisi, compresi ad esempio un passamano di una scala o la semplice stretta di mano, sono tutte situazioni che aprono facilmente la via al contagio.


    La cura dell’influenza

    Vaccino a parte per l’influenza esistono solo i sintomatici che combattono appunto i sintomi fastidiosissimi determinati dalla malattia infettiva; sintomi che per qualcuno possono essere persino impegnativi se non addirittura gravi e che si contrastano mediante farmaci quali, ad esempio, gli antipiretici,aspirina per eccellenza, ovvero in grado di abbassare la febbre elevata, spesso gli stessi antipiretici sono sufficienti per allontanare i sintomi dolorosi articolari, compresa la dolenzia muscolare, cui si oppongono bene anche i Fans che non svolgano del tutto azione antipiretica. Altri farmaci in uso sono i broncodilatatori e decongestionanti nasali, potremmo anche annoverare gli antistaminici che spesso svolgono diverse funzioni insieme, per esempio, eliminare la congestione nasale e non solo; tuttavia gli antistaminici non dovrebbero essere considerati farmaci di autoprescrizione, l’effetto sulla vigilanza, compresa la sonnolenza, poca per la verità con le più recenti molecole a disposizione, dovrebbero indurre il paziente a chiedere consiglio al proprio medico prima di assumere tali specialità farmaceutiche. In particolari casi si può trarre giovamento anche dal cortisone, ma solo quando sia il medico a ravvisarne la necessità, oltretutto il cortisone è un immunosoppressore e ciò che serve durante un attacco virale è proprio la possibilità per l’organismo di reagire adeguatamente all’attacco dell’agente patogeno, figurarsi il ruolo negativo che avrebbe il cortisone se non prescritto nei casi di assoluta necessità che pure esistono ma solo a discrezione del medico.

    Sugli antibiotici si apre un altro capitolo importante, vero è che l’influenza è provocata da un virus, ma vero è anche che la spossatezza, l’abbassamento delle difese immunitarie a causa della malattia espone l’organismo all’attacco di agenti patogeni opportunisti che trovano nell’attacco virale un utile alleato per colonizzare l’organismo, soprattutto a livello delle prime vie aeree. Ciò significa che dire no all’antibiotico è sbagliato come lo è assumerlo ai primi sintomi. Spetta al medico, a cui conviene rivolgersi, nella normalità dei casi, dopo un paio di giorni interessati dai sintomi più severi della malattia, molto prima se ad essere interessato è un soggetto anziano o affetto da patologie importanti, decidere il tipo di terapia, anche antibiotica da prevedere, evitate di fronte ad un caso impegnativo di scoprirvi novelli Soloni discutendo e controbattendo la necessità ravvisata dal medico di sottoporre il vostro congiunto a cure antibiotiche e/o a base di cortisonici, sol perché nei protocolli abituali per questa malattia non sono comprese queste categorie di farmaci. In certi casi, possono proprio essere queste sostanze a salvare la vita ad un paziente.

    Capitolo a parte gli antivirali, ne esiste qualche classe, ma andare ad immaginare quale di queste sia più indicata, atteso che non sono del tutto scevri da effetti collaterali, è compito arduo, se mai occorresse un antivirale, in casi eccezionali potrebbe essere quasi indispensabile, lo deciderà il medico, sulla base dei riscontri avuti e in base alle risposte che sortisce il proprio paziente.

    Per il resto, il vecchio detto americano, latte, letto e aspirina, parrebbe fino adesso, in certi casi, ancora quello più valido, senza dimenticare di aumentare la soglia di liquidi da assumere, per reintegrare quelli persi con l’innalzamento della temperatura e spesso a causa dello stesso vomito.

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