Influenza A: costi stellari per il nostro Servizio Sanitario

E che si possa parlare di un allarme senza senso lo si rileva guardando al numero dei vaccini realmente somministrati, 827 mila dosi su venti milioni che erano pronti all’uso con una percentuale pari al 3,99% e fra regalie dell’Italia nei confronti dei Paesi poveri ai quali sono stati donati almeno due milioni di vaccini, che fine faranno le restanti 18 milioni di dosi inutilizzate?

da , il

    vaccino influenza

    Per fortuna l’allarme Influenza A è rientrato, persino le polemiche sulla necessità di riempire ogni spazio utile di vaccini e antivirali, alla luce del passato pericolo è nulla di fronte all’idea che da questa pandemia poteva verificarsi una sorta di ecatombe, più mediatica che reale, ma non potendo immaginare gli sviluppi che avrebbe avuto quest’anno l’influenza, la sola idea di aver scampato il pericolo ci fa tirare tutti un bel sospiro di sollievo.

    Ma come accade in questi casi, adesso è tempo di bilanci e questo tipo di bilanci si fanno calcolatrice alla mano perché di denaro pubblico parliamo se, come dicono le Associazioni dei Consumatori, l’influenza scompare ma i costi rimangono.C’è chi parla di complotto da parte dei produttori di questi presidi medici con alcuni Governi di alcuni Stati, c’è chi parla di incompetenza da parte di alcuni Ministeri della Sanità nel non essere riusciti a dare il giusto peso alle cose, c’è chi parla di bufala messa in piedi proprio per creare allarme e indurre all’acquisto di scorte immani di vaccini e di antivirali; ma al di là delle polemiche, per’altro pure giuste, è tempo di fare i conti che ci parlano di ben… ventiquattro milioni di dosi acquistate dall’Italia contro il virus H1N1, 184 milioni di euro il costo,10 milioni le dosi ritirate dalle fabbriche e distribuite alle Asl, 865mila effettivamente usate.

    E che si possa parlare di un allarme senza senso lo si rileva guardando al numero dei vaccini realmente somministrati, 827 mila dosi su venti milioni che erano pronti all’uso con una percentuale pari al 3,99% e fra regalie dell’Italia nei confronti dei Paesi poveri ai quali sono stati donati almeno due milioni di vaccini, che fine faranno le restanti 18 milioni di dosi inutilizzate? Finiranno al macero, visto che la scadenza di questi farmaci è di non più di 12 mesi dalla loro realizzazione; ciò non significa che alla Novartis, la Casa farmaceutica che ha prodotto per lo Stato tale vaccino, non spetti il corrispettivo della vendita, tutt’altro, all’azienda toccano eccome i 184 milioni di euro pattuiti da contratto.

    Inviperite le Associazioni dei Consumatori, Codacons in testa cui si è associato anche il Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori e la Corte dei Conti che hanno annunciato una class action, cioè un’azione legale comune, a nome dei 60 milioni di utenti del sistema sanitario italiano, e hanno avviato una procedura di controllo sul «decreto direttoriale del 27 agosto 2009 concernente l’approvazione del contratto di fornitura di dosi di vaccini antinfluenzale A (H1N1) stipulato tra il Ministero del lavoro, della Salute e delle Politiche sociali e la Novartis Vaccines and Diagnostics s. r. l.».

    Se tale class action producesse i suoi effetti per i cittadini la vittoria sarebbe solo simbolica, visto che ad ogni utente italiano verrebbero corrisposti soltanto 3 euro, derivanti dalla risoluzione del contratto fra il Ministero e la Casa farmaceutica, come vorrebbe si facesse il Codacons. In atto comunque al Ministero si “ avvalgono della facoltà di non rispondere “ e non rilasciano commenti, gli stessi virologi interpellati dalle Associazioni dei Consumatori spiegano così l’eccessivo allarme; «Ora sappiamo che H1N1 è un virus blando. Ma all’inizio della pandemia avevamo ancora fresco il ricordo dell’aviaria, che ha una mortalità intorno al 50%», spiega Giovanni Di Perri, direttore di malattie infettive all’Amedeo Savoia di Torino. «L’influenza mette sempre in difficoltà chi deve fare previsioni. I modelli possono saltare, i virus ci sorprendono spesso», fa notare Pietro Crovari, professore di igiene e medicina preventiva all’università di Genova.Anche se la campagna pro vaccino di quest’inverno non è ancora finita e il ministero della Salute mette in guardia contro una possibile seconda ondata pandemica, i dati sulla copertura dei vaccini sono davvero bassi.Noi pensiamo che: la prossima volta prima di gridare «al lupo al lupo» per un’influenza, conteremo fino a 10.