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Infezioni alimentari: siamo più indifesi, ma più preparati a combatterle

Infezioni alimentari: siamo più indifesi, ma più preparati a combatterle

Le infezioni alimentari sono più ricorrenti

da in Infezioni, News Salute
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    Le infezioni alimentari sono sempre in agguato, non è un dato nuovo. Tuttavia, come ha dimostrato una ricerca condotta in Inghilterra, siamo sempre più suscettibili ad andare incontro al rischio di insorgenza di malattie trasmesse dagli alimenti. Questa condizione di suscettibilità aumentata riguarderebbe il 15-20% di coloro che vivono nei Paesi sviluppati. Le nostre difese sarebbero minori a causa di tanti fattori, come l’uso di antiacidi, patologie che compromettono le difese immunitarie, livelli elevati di ferro.

    Tutti questi elementi fanno in modo che il nostro organismo sia potenzialmente meno pronto a difendersi dalle malattie di origine alimentare. Abbiamo delle difese naturali, alle quali è affidato un compito molto importante.

    L’acidità gastrica, ad esempio, fa da barriera contro i batteri patogeni. Poi entrano in azione il sistema immunitario intestinale, la flora intestinale, gli acidi biliari e gli enzimi digestivi.

    Se uno o più meccanismi difensivi si trovano in uno stato di compromissione, è facile andare incontro alle infezioni.

    Queste ultime, di solito, causano un quadro sintomatologico di breve durata, con dolori addominali, nausea, vomito e diarrea. Tuttavia, anche se i sintomi sono lievi, non devono essere sottovalutati, perché possono creare numerosi problemi nei soggetti più a rischio.

    Per questi motivi gli esperti raccomandano di puntare sulla prevenzione, basandosi su un regime alimentare attento. Sarebbe opportuno evitare di consumare carni, pesce, molluschi e uova crudi o poco cotti; è importante prestare attenzione anche ai salumi poco stagionati e al latte non pastorizzato.

    Fra le altre raccomandazioni, c’è il riferimento all’igiene personale, soprattutto a quella delle mani, l’evitamento del contatto fra alimenti crudi e quelli pronti per essere mangiati e l’uso di un frigorifero capace di mantenere una temperatura intorno ai 4-6 gradi, in modo da inibire lo sviluppo dei batteri.

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