Infertilità maschile: colpa dell’inquinamento

L'infertilità maschile precoce, secondo i ricercatori del ramo, dipende più spesso da fattori legati all'inquinamento ambientale

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    Inquinamento

    Se i bambini non nascono più potrebbe essere colpa di agenti esterni legati all’inquinamento. I maschi giovani in età fertile che non riescono a procreare, spesso, hanno avuto contatto con delle sostanze che, è provato scientificamente, causano infertilità.

    L’inquinamento in alcune situazione può causare una riduzione del numero di spermatozoi che sono nel maschio, rendendo per questo difficile il momento della riproduzione.

    Gli spermatozoi possono rallentare e diventare sempre meno attivi: l’età media in cui i maschi italiani vanno dall’andrologo è di 38 anni, per motivi legati alla sterilità, un fatto che gli studiosi hanno attentamente valutato, per trovare una risposta alla domanda del perché questo accade.

    La risposta che emerge dagli studi epidemiologici è piuttosto chiara: specialmente nelle città inquinate e nei siti interessati da infestazioni si è resa manifesta la concomitanza fra la presenza di inquinanti e l’infertilità maschile. L’incidenza è spesso correlata ai picchi di inquinamento, da cui il legame diretto.

    Non tutte le sostanze inquinanti possono portare all’infertilità maschile, sono specialmente sostanze come le PM10, il biossido di azoto, l’insetticida clorpiforos, il biossido di zolfo e di piombo, i plastificanti e i ritardanti di fiamma.

    I danni diretti sono quelli legati alla spermatogenesi: essa a causa delle sostanze presenti nel sangue e assorbite viene alterata per i disturbi ormonali, il disturbo risponde a un disorientamento ghiandolare, che a sua volta preclude la possibilità di generare degli spermatozoi attivi e sani.

    Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & dintorni

    Foto da Comune di Vignole