Infarto: uomini più a rischio ma donne più preoccupate

Infarto: uomini più a rischio ma donne più preoccupate

Curioso, ma fino ad un certo punto, il dato secondo il quale le donne, pur essendo di gran lunga meno soggette ad infarto, almeno durante l'età fertile, siano maggiormente preoccupate dell'uomo di ammalarsi di tale grave cardiopatia

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    ECG Infarto

    Ci sono alcune certezze mediche granitiche che val la pena di ricordare; la prima; la donna mediamente vive circa cinque anni più dell’uomo, la seconda; la donna, fino alla menopausa, grazie all’ombrello estrogenico, ha una possibilità di gran lunga più ridotta di andare incontro a malattie cardiache, infarto in testa; qualche scuola di pensiero annette al ciclo mestruale e alla perdita di sangue e ferro durante le mestruazioni tale capacità naturale della donna di preservarsi dalle cardiopatie, ma quello che interessa sapere in questo caso è che nell’età fertile è scientificamente provato che la donna sia a minor rischio infarto; eppure….

    Eppure le donne si preoccupano dell’infarto in misura nettamente superiore agli uomini, mentre dopo la menopausa l’incidenza del rischio per le donne sale al punto che 48 donne su 100, contro i 39 degli uomini, vanno incontro a gravi patologie cardiache, al cessare dell’ombrello protettivo, insomma.

    Una situazione questa che è finita sotto la lente d’ingrandimento dei ricercatori che hanno voluto monitorare gruppi di donne a rischio nei dieci anni successivi dalla fine delle loro mestruazioni, affidando al Servizio Prevenzione e Protezione del CNR di Roma, in collaborazione con il Medical Service della FAO (Food and Agriculture Organization), che ha effettuato un approfondito studio, Coronary Heart Disease Prevention Program e cercando di esaminare quali fossero i fattori di rischio maggiormente da prendere in considerazione. “Lo studio – spiega il responsabile, il dottor Roberto Volpe del CNR – ci ha permesso anche di valutare la percezione del rischio da parte dei soggetti in esame. Infatti, ai partecipanti veniva richiesto, prima di sottoporsi allo screening, di esprimere un giudizio sul proprio rischio nei successivi 10 anni, utilizzando una scala semiquantitativa (basso: <5% di rischio nei prossimi 10 anni; lieve: 5-9,9%; moderato: 10-19,9%; elevato: >=20%). Tale valutazione è stata successivamente confrontata con quella calcolata in base ai reali fattori di rischio presenti nei partecipanti allo studio, utilizzando il programma computerizzato di calcolo del rischio cardiovascolare basato sul Framingham Heart Study, lo studio epidemiologico più ampio e famoso al mondo”.

    Un lavoro minuzioso e dettagliato quello del C.N.R. condotto su 359 uomini e 273 donne che ha evidenziato come anche nei dieci anni successivi alla menopausa, gli uomini, superata la prima soglia di età, quella in cui venivano superati dalle donne per incidenza di infarti, tornino ad essere ancora più esposti al rischio infarto, l’11,1% contro il 5,5%, anche se le donne percepiscono tale rischio in misura ancora maggiore rispetto agli uomini.

    “Sembra che le donne – conclude Volpe – in differenti contesti geografici e socio-culturali (e, quindi, non solo le donne-mamme italiane), appaiano forse più ansiose, ma sicuramente più attente al proprio stato di salute.

    Questa particolare attenzione, oltre ad essere uno degli aspetti che potrebbe concorrere a spiegare perché le donne vivono più a lungo degli uomini in quasi tutti i paesi del mondo, enfatizza il ruolo della donna che in famiglia, tradizionalmente, è custode della salute di tutti”. E proteggere la propria salute è utile a continuare a proteggere quella dei propri familiari, con una positiva ricaduta sulla salute dell’intera popolazione.

    Fonte: Dott. Roberto Volpe, Servizio Prevenzione e Protezione del CNR di Roma

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