Infarto: la catena di “Federica” come riconoscere l’ischemia

Infarto: la catena di “Federica” come riconoscere l’ischemia

Una idea per fare prevenzione: usare internet per delle catene della salute, non costa niente e fa capire bene come fare nelle emergenze

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    Cuore

    Il rischio è quello di cadere nella trappola di chi (e questo è il primo problema, visto che non si conosce “chi” mette in moto certe catene di Sant’Antonio) innesca certi perversi meccanismi atti a coinvolgere migliaia se non milioni di persone, che abbracciano, spesso inconsapevolmente, una causa comune; informare quante più persone possibili su un paventato rischio, oppure, sul modo come intervenire di fronte ad una minaccia.

    Nello specifico, protagonista della storia “falsa” ed è bene sottolinearlo, è una tale Federica che decede, secondo quanto raccontato dalla email che ha fatto il giro del pianeta, per un infarto cardiaco sol perché nessuno avrebbe messo in pratica quelle poche ma efficaci nozioni atti a salvarle la vita.

    Peccato che l’inventore di questa strampalata storia dimentichi che i cardini del soccorso di un infartuato, che in primis spettano al personale specializzato e non agli “amici di grigliata”, non si basano sui sintomi esposti nel messaggio che quest’estate impazzava nelle mail:

    •Chiedete alla persona di sorridere (non ce la farà);
    * Chiedete alla persona di pronunciare una frase completa (esempio: oggi è una bella giornata) e non ce la farà;
    * Chiedete alla persona di alzare le braccia (non ce la farà> O ci riuscirà solo parzialmente);
    * Chiedete alla persona di mostrarvi la lingua (se la lingua è gonfia o la muove solo lateralmente è un segno di allarme).

    Fare domande del genere ad un infermo, per giunta in grave condizioni, è pericoloso per il tempo a disposizione che resta al paziente, spesso davvero poco, e che invece si sottrae all’allarme da dare al primo presidio ospedaliero da raggiungere in tutta fretta; oltretutto nel dubbio che possa trattarsi di un infarto sarebbe oltremodo stupido sottoporre a questa prova l’ammalato, perché la difficoltà dell’eloquio, della mimica facciale, della estensione di un arto, della conservazione dei movimenti volontari, cui si baserebbe l’intero corollario di sintomi che dovrebbe palesare la grave cardiopatia, sarebbero più riferibili ad un soggetto vittima di un ictus o di un accidente vascolare che abbia il suo focus a livello cerebrale e dunque, anche solo per questo saremmo fuori strada.

    Ma la gravità di certe mail e che, rispettando alla lettera la funzione per la quale sono nate, si rivolgono ad un pubblico vastissimo e quanto mai eterogeneo, coinvolgendo persone di tutte le età, di tutte le estrazioni sociali, culturali, comprese quelle il cui limitato raziocinio è tale da indurli all’indugio perenne, di fronte alle vere azioni da fare nel corso di una drammatica situazione clinica rappresentata da un infarto cardiaco, ovvero, chiamare i soccorsi, il cui ritardo si, che potrebbe costare la vita a “ Federica” .

    Dunque, non date corso a proclami inviati sfruttando l’antichissima catena di sant’antonio, anzi, interrompete questo terribile susseguirsi di informazioni e consigli della nonna, per’altro pure sbagliati. Se un domani non vorrete anche lontanamente pensare che qualcuno ci ha lasciato la vita, per aver ascoltato un consiglio che avete, frettolosamente e sbadatamente, contribuito ad alimentare anche voi, fate di e-mail del genere un bel falò e divulgate l’idea che la vita è un bene troppo sacro per poterlo affidare ad insulsi e pericolosi proclami in rapido succedersi.

    Ecco la mail da cestinare:

    Come riconoscere un attacco cardiaco.

    Durante una grigliata Federica cade. Qualcuno vuole chiamare l’ambulanza ma Federica rialzandosi dice di essere inciampata con le scarpe nuove. Siccome era pallida e tremante la aiutammo a rialzarsi.

    Federica trascorse il resto della serata serena ed in allegria. Il marito di Federica mi telefonò la sera stessa dicendomi che aveva sua moglie in ospedale.

    Verso le 23.00 mi richiama e mi dice che Federica è deceduta.

    Federica ha avuto un attacco cardiaco durante la grigliata. Se gli amici avessero saputo riconoscere i segni di un attacco cardiaco, Federica sarebbe ancora viva.

    La maggior parte delle persone non muoiono immediatamente. Basta 1 minuto per leggere il seguito:

    Un neurologo sostiene che se si riesce ad intervenire entro tre ore dall’attacco si può facilmente porvi rimedio. Il trucco è riconoscere per tempo l’attacco cardiaco!!!

    Riuscire a diagnosticarlo e portare il paziente entro tre ore in terapia. Cosa che non è facile.

    Nei prossimi 4 punti vi è il segreto per riconoscere se qualcuno ha avuto un attacco di cuore:

      * Chiedete alla persona di sorridere (non ce la farà);
      * Chiedete alla persona di pronunciare una frase completa (esempio: oggi è una bella giornata) e non ce la farà;
      * Chiedete alla persona di alzare le braccia (non ce la farà> O ci riuscirà solo parzialmente);
      * Chiedete alla persona di mostrarvi la lingua (se la lingua è gonfia o la muove solo lateralmente è un segno di allarme).

    Nel caso si verifichino uno o più dei sovracitati punti chiamate immediatamente il pronto soccorso. Descrivete i sintomi della persona per telefono.

    Un cardiologo sostiene che se mandate questa e-mail ad almeno 10 persone, si può essere certi che avremmo salvato la vita di Federica, ed eventualmente anche la nostra.

    FOTO

    Fonte: R. Bortolotti

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