Infarto: chiamata in causa anche la plastica delle bottiglie

Infarto: chiamata in causa anche la plastica delle bottiglie

Salute in fatto di smaltimento dei rifiuti, immaginiamo le montagne di bottiglie di plastica che si accatastano in pile alte come le Alpi, si dirà, ma si possono riciclare, ma per far cosa, se non altre bottiglie e poi, da quanto tempo si è passati al recupero della plastica, per’altro poco biodegradabile

da in Alimentazione, Infarto, Malattie
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    bottiglie di plastica

    Chi non ricorda le belle caraffe d’acqua di una volta, finite per divenire quasi oggetti di antiquariato, chi non rammenta le bottiglie in vetro dell’acqua minerale destinate ad essere restituite dopo l’uso, ricordi in parte lontani, ma basta una cena in un ristorante un po’ più su della media e la bottiglia in vetro torna sovrana perché, c’è poco da fare, il vetro è vetro e non è soltanto una questione di eleganza e di stile, ma anche di salute.

    Salute in fatto di smaltimento dei rifiuti, immaginiamo le montagne di bottiglie di plastica che si accatastano in pile alte come le Alpi, si dirà, ma si possono riciclare, ma per far cosa, se non altre bottiglie e poi, da quanto tempo si è passati al recupero della plastica, per’altro poco biodegradabile.

    Ma c’è un altro aspetto della bottiglia in plastica che attenta alla salute, la plastica stessa, derivata dal petrolio; che garanzia mai dovrebbe darci un contenitore stivato dove capita, chissà, magari lasciato al sole o in depositi umidi col risultato che, vuoi o non vuoi, le sostanze che costituiscono la plastica vengono col tempo rilasciate e chi è colui o colei il quale controlla la data stampigliata nella confezione che dovrebbe anche indicarci la scadenza dell’acqua contenuta anche in dipendenza del grado di integrità della plastica che la contiene.

    Insomma, come ci si può stupire se un giorno scoprissimo di avere messo in atto, grazie all’eccesso dell’uso della plastica comportamenti diametralmente opposti al nostro benessere…. E, tanto per non farci mancare niente… ecco l’ennesima riprova che la plastica nei cibi, siano essi solidi o liquidi, mal si… sposa!

    Il grido d’allarme viene stavolta dall’Inghilterra, dove ricercatori del Peninsula college of medicine di Exter hanno ritenuto esserci un rapporto causa effetto fra alcune malattie cardiovascolari e l’utilizzo della plastica per contenere l’acqua; imputato numero uno in questa stretta correlazione sarebbe il Bisphenol A utilizzato nella produzione di contenitori in plastica.

    Tale composto sarebbe responsabile oltre che di malattie cardiovascolari anche dell’insorgenza del diabete, tant’è che secondo i ricercatori coloro che hanno maggiori concentrazioni nel sangue di tale composto hanno possibilità doppie di sviluppare diabete e infarti.

    «Nonostante ora siano necessarie ulteriori analisi per capire quanto il Bpa stesso o l’esposizione ad esso interagisca nello sviluppare malattie cardiovascolari – ha commentato il professore di Ecotossicologia dell’Università di Exeter e principale autore della ricerca, Tamara Galloway – il dato che è emerso da questo studio è molto importante perché fornisce una grande opportunità per ridurre i rischi sulla salute dell’uomo».

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