Infarto cerebrale: cos’è, cause, sintomi, terapia e conseguenze

L'infarto cerebrale o ictus ischemico è una patologia grave che riguarda il cervello e che può causare la morte del paziente. È importante saper riconoscere i sintomi e conoscerne le cause per poter stabilire una diagnosi, intraprendere una terapia tempestiva ed evitare conseguenze. Scopriamo cos'è, nel dettaglio, l'infarto cerebrale e come fare della prevenzione.

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    Cervello infarto cerebrale

    Cos’è l’infarto cerebrale? Quali sono i sintomi, le cause, la terapia e le conseguenze che lo riguardano? Si tratta di una patologia estremamente grave che interessa il cervello, il quale presenta una lesione dovuta al mancato afflusso di ossigeno: l’area colpita da tale evento può essere più o meno vasta. Conosciuto anche come ictus ischemico, l’infarto cerebrale può causare la morte del paziente: è, dunque, importante fare della prevenzione e stabilire una diagnosi corretta, il prima possibile. Ma qual è la sintomatologia esatta di questa malattia? Qual è la cura per l’infarto cerebrale? Scopriamo di più in merito.

    Cos’è

    Prima di tutto, è necessario sottolineare che non vi è alcuna differenza tra ictus ischemico e infarto cerebrale, in quanto con questi termini ci si riferisce alla stessa patologia.

    Cos’è, quindi, l’infarto cerebrale? Questa è una condizione molto grave caratterizzata dalla mancanza del corretto afflusso di ossigeno al cervello, in una zona più o meno ampia di quest’ultimo.

    A causare l’infarto cerebrale può essere un’ostruzione di una delle arterie del cervello che, in modo parziale o totale, non consente più al sangue di affluire in una determinata area cerebrale provocando, di conseguenza, la morte delle cellule: con il termine “infarto” ci si riferisce, quindi, alla necrosi di una determinata parte di tessuto. Tale condizione può determinare danni minimi o provocare la morte del paziente.

    Esistono tre diverse tipologie di infarto cerebrale: l’infarto cerebrale cardioembolico, l’infarto cerebrale aterotrombotico e l’infarto cerebrale lacunare.

    L’infarto cerebrale può, inoltre, essere anteriore o posteriore, a seconda dell’area del cervello colpita.

    L’infarto cerebrale rappresenta, insieme alle altre malattie cardiovascolari, la prima causa di morte in tutto il mondo: non tutti sanno, però, che l’80 per cento di queste morti sarebbero evitabili, se solo si prestasse maggiore attenzione ai fattori di rischio, come l’alimentazione errata, il fumo e la mancanza di attività fisica.

    I sintomi e le conseguenze

    È importante saper riconoscere i sintomi e le conseguenze dell’infarto cerebrale. Vediamo quali sono, nel dettaglio:

    • Confusione mentale improvvisa;
    • Disturbi visivi o emianopsia;
    • Mal di testa intensi e improvvisi;
    • Debolezza improvvisa ad un arto;
    • Perdita di sensibilità di un lato del corpo o emiparesi;
    • Giramenti di testa o vertigini;
    • Perdita di equilibrio;
    • Perdita dei sensi;
    • Difficoltà a parlare o a capire le parole degli altri;
    • Morte, nei casi più gravi.

    Questa sintomatologia necessita di un intervento immediato.

    I sintomi di un infarto cerebrale si possono riconoscere facilmente e dipendono dall’area cerebrale e dall’arteria interessata dalla necrosi; inoltre, l’infarto cerebrale può essere silente o asintomatico, quando giunge senza alcun sintomo evidente.

    Le cause

    L’infarto cerebrale può avere diverse cause ed essere determinato da una diminuzione dell’afflusso del sangue al cervello.

    Questa malattia può essere dovuta alla trombosi e all’embolia: la prima è dovuta ad un’ostruzione per via di un trombo o di un coagulo; la seconda alla migrazione di un ateroma o di un frammento di trombo su un’arteria o nel cuore.

    Esistono, poi, tre tipologie di infarto cerebrale, che si differenziano tra loro proprio per le cause:

    1. Infarto cerebrale cardioembolico: quando l’ictus ischemico è dovuto alla formazione, nel cuore, di coaguli di sangue che, giungendo al cervello, provocano l’occlusione di uno o più vasi. In questo caso, la formazione trombotica nel cuore è dovuta, a sua volta, a patologie come infarti del miocardio, fibrillazione atriale, miocardite e cardiopatie simili.
    2. Infarto cerebrale aterotrombotico: questo avviene quando vi è un mancato afflusso di sangue dovuto alla formazione di placche di calcio, colesterolo e tessuto fibroso, nelle arterie del cervello. Tali placche possono formarsi a causa di fumo, pressione alta e sedentarietà.
    3. Infarto cerebrale lacunare: infine, questo tipo di infarto è provocato da alcuni danni ai vasi sanguigni intracranici, che possono rappresentare una conseguenza di malattie come il diabete.

    Un’altra causa può essere, inoltre, la rottura e il conseguente sanguinamento di un vaso del cervello, il quale danneggia i tessuti: è, in questo caso, che si verifica un infarto cerebrale emorragico o rosso.

    Fattori di rischio

    L’infarto cerebrale può essere dovuto anche ad una serie di circostanze, che ne possono aumentare le probabilità di comparsa. Tra i fattori di rischio legati all’infarto cerebrale, ci sono:

    • L’invecchiamento;
    • Lo stress cronico;
    • L’ereditarietà;
    • Il fumo;
    • L’inattività fisica;
    • L’alimentazione scorretta;
    • La pressione arteriosa alta;
    • Il diabete;
    • L’obesità;
    • L’ipercolesterolemia.

    La diagnosi

    Alla comparsa di segni e sintomatologia, è consigliabile rivolgersi al proprio medico, il quale – grazie ad una serie di esami e analisi – stabilirà, eventualmente, la diagnosi di infarto cerebrale e la cura più adatta al caso specifico.

    Oltre alle analisi, alla visita medica e allo studio dei sintomi, potrebbe essere necessario eseguire ulteriori test di approfondimento, così da escludere o confermare la presenza di altre patologie sottostanti: ad esempio, potrebbero essere utili TAC ed ecocardiografie.

    Ad ogni modo, una volta presentatisi i sintomi prima citati, è necessario chiedere un intervento urgente.

    La terapia

    Sicuramente, il primo intervento contro l’infarto cerebrale è quello che prevede la fluidificazione del sangue, così da eliminare i blocchi che nelle arterie non permettono al sangue di giungere al cervello.

    In caso di danni, invece, la terapia per l’infarto cerebrale prevede la riabilitazione per il recupero delle abilità che sono state compromesse.

    Nei casi più gravi, è possibile cercare di liberare l’arteria occlusa e di eliminare il tessuto necrotico, tramite un’operazione chirurgica; più spesso, però, vengono prescritti dei farmaci antiaggreganti o anticoagulanti, che possano fluidificare il sangue.

    La prevenzione

    Per evitare le complicanze dell’infarto cerebrale, è importante fare sempre prevenzione. Per difendersi, è necessario, quindi:

    • Effettuare delle visite mediche periodiche;
    • Modificare il proprio stile di vita;
    • Seguire un’alimentazione sana, diminuendo i grassi animali assunti e mangiando molta frutta e verdura fresca;
    • Non fumare;
    • Mantenere il proprio peso forma o dimagrire;
    • Avere un livello di colesterolo normale, così come i valori della pressione e il livello di zuccheri nel sangue;
    • Diminuire o eliminare l’alcol;
    • Praticare della regolare attività fisica.

    È, inoltre, fondamentale riconoscere in tempo i sintomi che anticipano un infarto cerebrale: due terzi delle persone colpite, infatti, arriva in ospedale troppo tardi e il 60 per cento di loro muore o resta invalido.

    Del resto, sia il cuore che il cervello sono due degli organi maggiormente irrorati dal sangue, nonché i due che non possono sopravvivere a lungo senza ricevere ossigeno.

    La prognosi

    Infine, la prognosi dipenderà da alcuni fattori, come la velocità nell’intraprendere la giusta terapia, la gravità della condizione e lo stato di salute del paziente.