Infarto cardiaco: trovato il vaccino per evitarlo

Infarto cardiaco: trovato il vaccino per evitarlo

Infarto cardiaco: trovato il vaccino per evitarlo

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    Placca ateriosclerotica

    Potrebbe essere vicino una sorta di vaccino che, indirettamente, potrebbe preservare dall’infarto cardiaco a seguito di un’azione indotta a livello delle arterie e opponendosi all’aterosclerosi, ovvero quella condizione che è essa stessa causa di malattie cardiache. A studiare questo nuovo presidio sanitario, ricercatori del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles (Usa) e dell’università di Malmoe (Svezia).

    Questa prima fase della sperimentazione si è svolta su topi che, ricordiamo, fra gli animali da laboratorio sono quelli che più si avvicinano al modello umano e i risultati del lavoro scientifico sono stati presentati al congresso dell’American College of Caqrdiology (Acc) svoltosi a Chicago.

    Il vaccino, che ha un’azione diversa da come siamo abituati a credere quando parliamo di un classico prodotto immunizzante, basa la sua funzione sul meccanismo d’azione della proteina umana ApoB-100 che svolge la sua protezione sulle arterie basandosi sulla prevenzione della formazione delle placche aterosclerotiche, quelle formazioni formate da colesterolo e vari sali disciolti che formano una sostanza dura che col tempo finisce per rivestire tutto o parte del lume del vaso, indurendolo e rendendolo meno elastico, oltre a diminuire in maniera molto significativa lo spazio alla circolazione del sangue.

    Le conseguenze delle placche ateriosclerotiche a livello arterioso possono essere molteplici, infatti si può giungere ad una totale occlusione dell’arteria che, se immediato, ha come conseguenza un ictus spesso mortale a causa dell’ischemia, ovvero mancanza di ossigeno, che si viene a determinare a livello dei tessuti, cerebrale, ad esempio, se ad essere colpito è il cervello,cardiaco con conseguente infarto, se ad essere colpito è il cuore.

    Ma c’è di più, laddove, a seguito di una improvvisa crisi ipertensiva, ad esempio, dovessero staccarsi frammenti di questa placca, questi verrebbero veicolati con la circolazione ematica potendosi andare ad incuneare in vasi sempre più stretti generando, laddove si arresta la circolazione, danni ischemici a vario titolo, comprese eventuali embolie polmonari con conseguenze, spesso fatali, soprattutto quando a causare il danno è un embolo e non un frammento di placca, formatosi, a volte, a causa della stessa ostruzione dovuta pur sempre al restringimento arterioso.

    C’è da dire che l’organismo, quando il processo di stenosi dei vasi è lento e progressivo, è in grado di superare l’ostacolo costituendo in prossimità del vaso occluso, parzialmente o totalmente, dei circoli collaterali che sopperiscono alla scarsa irrorazione conseguente, ma non sempre ciò è sufficiente per scongiurare le conseguenti devastanti che una tale situazione determina.

    Ecco dunque, che il lavoro europeo alla ricerca di questa sorta di vaccino assume un significato importantissimo a scopo preventivo nell’evitare situazioni cliniche dagli esiti molto spesso infausti. Secondo lo studio si è constatato che nei ratti esaminati dopo l’inoculazione di questo siero si è assistito ad una riduzione della placca pari al 60 fino al 70% in condizioni di normalità, laddove invece al trattamento veniva associata una dieta povera in grassi, la riduzione era del 100% .
    Adesso il passo successivo, come del resto è emerso al congresso statunitense, sarà quello di trasferire i risultati di questo studio dagli animali all’uomo.

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