Infarto: attenzione alla frequenza cardiaca elevata

Chi non sa quanto di norma debba essere il valore della pressione arteriosa nella normalità? e quello del colesterolo? eppure pochi sannno che la frequenza cardiaca deve stare entro certi valori; non osservarli è un guaio!

da , il

    Elettrocardiogramma

    Si pensa spesso alla pressione arteriosa e quando lo si fa è un bene, monitorare questo importante indizio sulla nostra salute affinché non stia troppo al di sopra dei 140/90, circa, è cosa giusta. Così come da un paio di decenni si sta anche attenti a che il colesterolo non superi all’incirca i 200 mg/dl nel sangue, al punto da intervenire efficacemente oltre che con la dieta con gli appositi farmaci per controllare ogni eccesso nell’organismo. Ma qualcuno ci informa adeguatamente riguardo la frequenza cardiaca?

    Il motivo di questa disattenzione è dovuto al fatto che ci accorgiamo che il cuore va troppo veloce quando pare perdere qualche colpo, come accade nelle extrasistoli, oppure quando la frequenza elevata ci fa stare male, come avviene nella tachicardia. Eppure una frequenza che nel tempo, in soggetti anziani in particolare, sta abbondantemente sopra i 70 battiti al minuto è deleteria per la salute dell’apparato cardiovascolare e potrebbe aprire la strada a diverse cardiopatie anche serie.

    Il motivo per cui un cuore che batte troppo frettolosamente rischia di logorasi è dovuto a diversi motivi; in primis il fatto che il muscolo cardiaco, visto che il cuore è un muscolo, contraendosi più del dovuto rischia di aumentare le dimensioni per effetto dell’ipertrofia ovvero dell’aumento di volume dovuto all’eccessiva contrazione e già questa è una patologia in se e per se, che determina uno slabbramento dei ventricoli con ripercussione sul funzionamento dell’intero apparato. Inoltre, il motivo per cui un cuore batte ad una frequenza maggiore rispetto alla norma potrebbe essere determinata da una condizione clinica patologica, come potrebbe avvenire, ad esempio, nello scompenso cardiaco che costringe il muscolo a contrarsi di più per assicurare livelli efficaci di gittata.

    Tutte situazioni queste che dovrebbero indurre, un over 70 ma spesso anche un over 60, a rivolgersi al proprio medico se nota una frequenza cardiaca troppo elevata così come farà bene a seguire il consiglio del curante se questi lo indirizza dallo specialista. A dar manforte alla tesi secondo la quale un cuore caratterizzato da una frequenza troppo alta è già solo per questo a rischio infarto o altre cardiopatie, uno studio pubblicato sul Lancet e presentato oggi nella HotLine session plenaria al Congresso della Societa’ Europea di Cardiologia in corso a Monaco fino al 3 settembre, la piu’ grande assise medica al mondo che riunisce oltre 35 mila specialisti da tutto il pianeta. Si tratta dello studio “Beautiful”.

    La ricerca e’ coordinata dal prof. Roberto Ferrari, Direttore della Clinica Cardiologica dell´Universita’ di Ferrara, nominato proprio a Monaco presidente della societa’ Europea di Cardiologia, la prima volta di un connazionale. “Per quattro anni abbiamo studiato l’efficacia dell’ivabradina, una molecola studiata appositamente ed esclusivamente per abbassare la frequenza cardiaca (disponibile da alcuni mesi anche in Italia per il trattamento dell’angina) – spiega Ferrari – ed abbiamo dimostrato che tenere la frequenza sotto i 70 battiti al minuto con ivabradina riduce del 36 per cento il rischio di infarto e di ben il 30 per cento il rischio di un intervento alle coronarie in pazienti cardiopatici. Una vera e propria rivoluzione nella lotta alle malattie cardiovascolari – spiega Ferrari – che vede il nostro Paese all’avanguardia”.

    Ne consegue che una tale ricerca italiana è già di per sé un vanto per il nostro Paese, ancor di più se si pensa a quanto facile sia che tali indicazioni trovino applicazione soprattutto nella vita di ogni giorno ancor di più quando le persone si abitueranno a considerare la frequenza cardiaca importante alla stregua della pressione del sangue