Incontinenza urinaria femminile: come riconoscerla e con chi parlarne

Come riconoscere l'incontinenza urinaria femminile e a chi rivolgersi per curare questo fastidio

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    Incontinenza urinaria femminile

    L’incontinenza urinaria è la perdita di quantità anche minime di urina, date dall’incapacità di trattenere lo stimolo. Non è un problema unicamente dell’età avanzata: nel 20% dei casi i disturbi possono comparire sotto i 30 anni, sono sicuramente più soggette le donne che hanno avuto più di un parto e le donne in menopausa. Se non associata a immobilità e scarsa igiene, non è una concreta minaccia per la salute ma piuttosto fonte di disagio psicologico e spesso causa di imbarazzo.

    Le piccole perdite possono manifestarsi a seguito di un colpo di tosse, una risata, uno starnuto o un movimento. Da qui scaturisce un circolo vizioso, si tenderà ad evitare sempre più situazioni imbarazzanti, luoghi sconosciuti dove non si ha un comodo accesso ai sanitari e a inibire la vita sessuale.

    Cosa fare? Sicuramente parlarne con il proprio medico. Più della metà delle pazienti nega ed evita le cure, ignorando la possibilità che l’incontinenza possa essere il campanello d’allarme di un disagio più severo del proprio corpo.

    Gli specialisti ai quali sarete indirizzati dal vostro medico curante saranno probabilmente neurologi, ginecologi, geriatri o urologi.

    Dopo questo primo passo, seguiranno una serie di esami specifici che aiuteranno l’equipe medica ad identificare con maggiore precisione le caratteristiche del vostro problema, per poter intraprendere il percorso più adeguato, il quale comprenderà nella maggior parte dei casi:

    • Modifiche dello stile di vita: perdita di peso, controllo del consumo di liquidi, abolizione o riduzione di bevande come caffè e tè.
    • Rieducazione vescicale: verranno impartite regole impostando uno schema giornaliero delle minzioni.
    • Farmaci capaci di inibire le contrazioni capricciose della vescica, agendo su alcuni interruttori nervosi noti come farmaci anticolinergici.
    • Barriere esterne, quest’ultime solo se necessarie, come assorbenti monouso.

    In un’epoca in cui la mercificazione del corpo femminile è uno standard, dovremmo smettere di nutrire vergogna per problemi di questo genere: alle volte il semplice parlarne con uno specialista vi aiuterà a ridimensionare il disagio che siete solite vivere e comprendere che non siete sole. Dare un nome al vostro disturbo è la prima condizione per iniziare una cura concreta, adeguata e possibilmente definitiva.