In Italia l’Aids si cura male: 1 sieropositivo su 3 non sa di esserlo

In Italia l’Aids si cura male: 1 sieropositivo su 3 non sa di esserlo

In Italia, a causa della disinformazione e di una bassa percezione del rischio, l’Aids viene curata male

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    Per l’Aids la situazione in Italia non va affatto bene, soprattutto in termini di cure, visto che, come hanno sottolineato gli esperti sull’argomento, un sieropositivo su 3 non sa neanche di esserlo. Ci vorrebbe maggiore consapevolezza sulla malattia, unica arma efficace per la prevenzione, per evitare i rischi e per affrontare in maniera efficace le opportunità terapeutiche a disposizione dei pazienti. Qualche passo comunque sembra che si stia facendo anche nel nostro Paese.

    Il Documento di consenso

    In Italia si sta cercando di promuovere il test sulla popolazione e proprio per questo è stato approvato, dalla Conferenza Stato – Regioni, un apposito Documento di consenso che afferma la necessità di eseguire il test. Il Documento specifica come deve essere eseguito l’esame e indica i possibili destinatari del test, scegliendo i più sensibili. In questo modo si spera che verrà incentivata l’esecuzione del test.

    Resta aperta la questione dei ragazzi di età compresa fra i 16 e i 18 anni, i quali, secondo le nuove disposizioni di legge, non possono effettuare il test, se non hanno il consenso dei genitori. In base ai provvedimenti precedenti il consenso degli adulti era richiesto solo prima dei 16 anni di età. Secondo gli esperti questo rappresenta un grande pericolo, perché si potrebbe rischiare di non tutelare in maniera sufficiente una fascia di individui, i quali non riescono a percepire con consapevolezza il rischio di contrarre la malattia.

    La sieropositività sommersa

    I casi di sieropositività ogni anno nel nostro Paese non diminuiscono, attestandosi su una certa stabilità. Per l’Italia si può parlare di una vera e propria sieropositività “sommersa”. Le conseguenze sono tante e in primo luogo il fatti che si assiste ad un ritardo nell’accesso alla terapia antiretrovirale, fondamentale per tenere sotto controllo l’andamento della patologia. Nello specifico si sa che il 60% dei soggetti con diagnosi di Aids non ha portato avanti una terapia antiretrovirale prima della diagnosi.

    Il problema è anche quello del ritardo nella diagnosi, dovuto a differenti ragioni, che sono demografiche, comportamentali e psicosociali. Si tratta di una bassa percezione del rischio, che si traduce in una ridotta prevenzione dell’Aids: chi non è un tossicodipendente ed è incorso nell’infezione in seguito a rapporti sessuali non protetti, non pensa di essere a rischio e quindi non effettua il test con facilità.

    La disinformazione generale

    Nonostante negli ultimi tempi ci siano state delle importanti novità contro la malattia, l’Aids sommerso è in aumento. I nuovi dati sul rischio Aids in Italia parlano chiaramente. Una delle cause principali del fenomeno è costituita dalla disinformazione generale, che sembra dare l’idea di un controllo generale della situazione in Italia, idea che non corrisponde alla verità.

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