In arrivo il test dell’Hiv fai da te

Negli Stati Uniti c’è un forte riscontro per il test dell’Hiv fai da te

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    test hiv fai da te

    Il test dell’Hiv esiste già da tempo, ma ora arriva negli Stati Uniti una novità molto interessante. Si tratta di un tipo di test dell’Hiv fai da te, che può essere venduto senza che occorra una prescrizione medica e che può essere eseguito in maniera autonoma, ottenendo il risultato in un arco di tempo compreso fra i 20 e i 40 minuti. La Food and Drug Administration potrebbe decidere a breve di fare in modo che lo strumento diagnostico arrivi sul mercato, anche perché a questo riguardo sono state valutate più di 6.000 persone.

    Il test si effettua grazie ad un tampone orale. Come è stato dimostrato, il test garantisce ottimi risultati. Nel 93% dei casi riesce ad individuare i soggetti che hanno realmente l’infezione da Hiv, identificandoli come positivi. Soltanto nel 7% dei casi c’è qualche errore, etichettando come persone sane pazienti che invece hanno l’infezione. Si tratta quindi di falsi negativi, sui quali comunque sorge qualche perplessità.

    In particolare si è pensato che, se il test si diffondesse su larga scala, ci sarebbero varie persone che, pur ricevendo un risultato negativo, sono comunque in grado di contagiare altri soggetti. In ogni caso il test da svolgere in autonomia potrebbe aiutare ad eliminare il grande sommerso che spesso caratterizza l’Aids. Basti pensare che In Italia un sieropositivo su 3 non sa di esserlo.

    Stefano Vella, responsabile del dipartimento del Farmaco dell’Istituto superiore di sanità ha spiegato a questo proposito: “Oggi, la necessità di andare in ospedale per sottoporsi all’esame per molti rappresenta un freno. Quindi è positiva la disponibilità di un test che contribuisca a far emergere il sommerso permettendo alle persone sieropositive di curarsi e proteggere gli altri.

    Già da tempo si studiava un test per l’Hiv più rapido e anonimo. Adesso sembra che si sia arrivati a dei risultati apprezzabili. Naturalmente bisogna ricordare che non si tratta di un test professionale, tuttavia potrebbe aiutare ad aumentare la consapevolezza del rischio e le azioni di prevenzione specialmente fra i più giovani.

    Stefano Vella ha specificato: “Finalmente si va verso una “normalizzazione” di questa infezione, che troppo a lungo è stata avvolta da un alone di peccato Far capire a tutti che è possibile prevenirla, che ci si può proteggere e, se positivi, ci si può curare è il primo passo.

    Come hanno sottolineato gli esperti, verrebbero comunque a mancare quelle attività di counseling, che sono molto importanti per evitare la diffusione dell’infezione e l’abbandono del soggetto a se stesso.