Il vaccino che sconfiggerà il diabete

Il vaccino che sconfiggerà il diabete
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    Una sorta di vaccino per il diabete da somministrarsi ai bambini al di sotto dei 14 anni d’età, è questo l’ambito traguardo del San Raffaele di Milano i cui medici, che si stanno applicando a questo studio, vogliono giungere. Attualmente la ricerca è in via sperimentale e consiste in un prelievo di sangue accompagnato da una pillola da somministrarsi ogni giorno, se nell’arco del breve periodo si assisterà a dei benefici pratici, si passerà dalla sperimentazione alla fase pratica.

    Del resto in tutto il mondo il diabete è considerato alla stregua di una pandemia di manzoniana memoria, per esempio il diabete Tipo 1 in Italia colpisce quattro nuovi bambini al giorno di età compresa da 0 a 15 anni e che la lotta a questa grave malattia si stia facendo sempre più serrata lo dimostra l’impegno profuso in conoscenze sempre nuove e farmaci sempre più adatti per fronteggiare la patologia da parte dell’America che ha ipotizzato nel 2025 una pletora di nuovi malati di diabete di tipo I e II che dovrebbe assestarsi in ragione di 370 milioni di persone circa, insomma qualcosa come 5 Italie messe in fila tutte abitate da diabetici, una situazione estremamente grave se solo si pensi che a causa del diabete muore 1 persona su 20 e quando si ricava questo dato si mettono nel conto anche morti che nulla hanno a che vedere con le malattie in generale, come i morti per infortuni, il che rende ancora più allarmante la notizia, ad esempio, da solo questo risultato si intende bene perché l’attenzione a questa minaccia sembra la stessa, in fatto di risorse e di tempo profuso, che si dedica al terrorismo internazionale.

    Attualmente i diabetici nel mondo sono circa 180 milioni, ma è un numero in difetto, visto che sono ancora in molti a sfuggire alla conta perché non sanno di essere ammalati. Delle diverse forme di diabete oggi conosciute, quella che desta molta preoccupazione è il diabete Tipo 1 che oltre ad espandersi a macchia d’olio nel mondo, trova in alcune parti del pianeta ed in alcune regioni d’Italia la sua massima espressione, ad esempio, in Italia, la Sardegna è la regione con maggiore diffusione della malattia e nel mondo, laddove c’è maggior concentrazione della malattia, individuiamo la Lapponia; circa il motivo di questa incidenza in queste parti del pianeta, gli scienziati non riescono ancora a comprenderne i motivi.

    La ricerca italiana, cenerentola in fatto di risorse economiche
    In Italia siamo all’avanguardia in fatto di ricerca anche per questa malattia, eppure i fondi stanziati per lo studio di nuovi farmaci e per arricchire le conoscenze riguardo alla grave patologia nel nostro Paese non superano i 20 milioni di euro, in America per lo stesso motivo si spendono un miliardo di dollari, eppure il Bel Paese è tenuto in alta considerazione per i progressi che ottiene nello studio e nella scoperta di nuove armi contro il diabete.

    Il vaccino la prossima arma
    Attualmente, come si diceva all’inizio, la ricerca va in direzione di una sorta di vaccino da somministrarsi ai bambini ritenuti a rischio, sotto forma di pillole giornaliere, pillole che contengono insulina, tale preparato da somministrarsi a bambini di età superiore ai 4 e i 5 anni, agisce sugli anticorpi che intervengono nel distruggere le cellule del pancreas impedendo, la naturale secrezione d’insulina, preservando così il pancreas altrimenti, almeno sotto questo aspetto, irreversibilmente compromesso. Lo studio verso la scoperta e, nel tempo, l’impiego di questo vaccino è condotto a livello mondiale e quello del San Raffaele è l’unico studio italiano cui seguono 28 altri Centri universitari sparsi in tutto il mondo, sopratutto negli U.S.A.

    L’attenzione dei ricercatori e del prof Emanuele Bosi coordinatore del protocollo scientifico milanese, è rivolta contro il diabete giovanile per via dell’importanza che questa forma della malattia riveste nell’ambito delle persone affette, le quali si ammalano in breve tempo, nonostante la malattia, a loro insaputa, abbia covato a lungo, apparentemente senza sintomi nelle fase iniziali quasi sempre nella prima infanzia.

    Sono considerati potenziali pazienti a rischio i parenti stretti di malati già affetti dal diabete Tipo 1 che hanno 10 probabilità in più degli altri di ammalarsi a loro volta della stessa malattia. Per scoprire per tempo se questi soggetti hanno nel tempo la possibilità o meno di andare incontro al diabete, oggi si dispone di un sofisticato e semplice al contempo test effettuato mediante un prelievo ematico che consente di vedere le condizioni delle cellule del sangue e dell’eventuale possibilità che possano, con complicati meccanismi di autoimmunità, nel tempo andare incontro alla malattia.

    Il vaccino oggi rappresenta l’arma più efficace che, se gli esperimenti andranno a buon fine, la scienza ha a disposizione per contrastare la malattia, poi toccherà alle cellule staminali che potrebbero sconfiggere la malattia in maniera radicale anche se parlando di staminali occorre fare una distinzione, perché ad intervenire sulla malattia potrebbero provvedere in parte le cellule staminali embrionali, in ragione del 60%, alla parte mancante provvederebbero le altre cellule staminali naturalmente presenti. Ma questo scenario si potrebbe palesare fra diversi anni, man mano che crescono le nostre conoscenze verso questa malattia, per intanto, non resta che rivolgerci al vaccino, man mano che si affina la ricerca, esso stesso una grande conquista sociale.

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