Il suicidio assistito di Lucio Magri: l’eutanasia che diventa realtà

Il suicidio assistito di Lucio Magri: l’eutanasia che diventa realtà

Lucio Magri, fondatore del Manifesto, ha scelto volontariamente di morire, rivolgendosi ad una struttura svizzera

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    Il suicidio assistito di Lucio Magri, fondatore del Manifesto, colpisce per l’estrema lucidità con la quale il protagonista della vicenda ha organizzato tutto, dalla morte programmata alla decisione di essere seppellito accanto alla moglie Mara. Alla base dell’estrema decisione di farla finita c’è stata senza dubbio la depressione, seguita alla morte della moglie, dopo 3 anni di sofferenza a causa di un tumore. È difficile giudicare, è complesso esprimersi su un caso come questo, che ha numerose sfaccettature e che si intreccia passo passo con il dolore.

    Subentrano dei dubbi etici al riguardo, perplessità da ricondurre alla coscienza individuale e allo stesso tempo si riapre il dibattito sull’eutanasia. Nel nostro Paese non è ammessa, ma Lucio Magri è andato fino in Svizzera per raggiungere il proprio obiettivo. Probabilmente era del tutto convinto che nulla poteva essere fatto contro il suo stato di malessere e di depressione.

    E non è un caso singolo quello di Lucio Magri, visto che le ultime stime relative al 2011 hanno messo in evidenza che sono stati 30 i nostri connazionali, i quali alle prese con gravi malattie, si sono rivolti alle strutture sanitarie che in Svizzera mettono a disposizione un’assistenza al suicidio. Varie le posizioni su etica e medicina a confronto.

    Molto toccante il commento di Peppino Englaro, padre di Eluana, che ha dichiarato:

    “Nessuno può entrare nella coscienza di una qualsiasi persona. Questo signore evidentemente ha esercitato il primato della sua coscienza. E’ tutto lì. E tutto si riassume in queste parole, nel primato della coscienza personale, che non può essere messo in discussione da nessuno sulla faccia della Terra.”

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