Il Pomodoro: un ottimo antinfiammatorio

Il Pomodoro: un ottimo antinfiammatorio

Il ruolo dei pomodori in medicina si arricchisce di nuove importanti acquisizioni scientifiche

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    Il ruolo dei pomodori in medicina si arricchisce di nuove importanti acquisizioni scientifiche

    Sul pomodoro s’è parlato tanto negli anni, ritenuto da più parti nel mondo scientifico un concentrato di vitamine e sali minerali, ricordiamo il potassio, la cui diminuzione d’estate causa astenia per via del fatto che tale elemento si perde abbondantemente con la sudorazione,cui si aggiunge la notevole quantità anche di fosforo e, fra le vitamine, soprattutto betacarotene, il precursore della vitamina A.

    Dunque, un vero coacervo di sostanze tutte a beneficio della salute, cui si aggiungono le proprietà del licopene contenuto in questa pianta, col risultato che più il pomodoro è rosso maggiore è la quantità di questo pigmento naturale presente anche in ragione di 50 mg/kg nei pomodori rossi e fino a 5 mg/kg in quelli gialli; tale costituente naturale è un ottimo antiossidante perché funge da vero e proprio spazzino naturale, scavanger in termini tecnici, nei confronti dei radicali liberi e, dunque, il pomodoro si può considerare persino un buon agente anticancro.

    Ma c’è dell’altro, secondo un recente studio effettuato da un team di ricercatori del CNR Istituto di chimica biomolecolare di Pozzuoli e del Dipartimento di Farmacologia Sperimentale della Facoltà di Scienze biotecnologiche dell’Università Federico II di Napoli, nel pomodoro vi sarebbe una buona concentrazione di un’altra sostanza che aggiungerebbe un’altra qualità intrinseca dei pomodori, fino a poco tempo fa sconosciuta.

    Infatti, secondo gli studiosi, un polisaccaride, ovvero un insieme di zuccheri legati fra di essi da particolari legami chimici, estratto dalla buccia di pomodoro, è in grado di opporsi, ottenendo sicuramente un interessante proprietà terapeutica, all’infiammazione; l’importante scoperta scientifica è stata pubblicata sul Journal of Natural Products. La dimostrazione del ruolo che avrebbe il polisaccaride nell’opporsi all’infiammazione è dovuta alla capacità di questo di inibire il gene regolato da un particolare fattore su cui agisce la catena di zuccheri presente nel pomodoro.

    La professoressa Barbara Nicolaus, che ha coordinato lo studio insieme ad altre ricercatrici quali le professoresse Poli e Tommonaro, ha operato le ricerche utilizzando gli scarti industriali della pianta che venivano lavorati dall’industria conserviera per il recupero di quei nutrienti già citati da utilizzarsi dall’industria farmaceutica e parafarmaceutica. A seguito di ciò, si è potuta intravedere la eventualità di ricavare la sostanza antinfiammatoria naturale senza troppe difficoltà da parti altrimenti distrutte, perché ritenute inutili.

    La scoperta scientifica assume grande rilevanza anche perché schiude diversi fronti volti alla ricerca di sostanze naturali, anzicchè chimiche, destinate alla realizzazione di farmaci antinfiammatori. (Occorre ricordare che i farmaci antinfiammatori di sintesi non steroidei o fans, sono quelle medicine che si usano per contrastare stati flogistici e algiche in generale per via della loro azione nel bloccare il rilascio delle prostaglandine, sostanze responsabili del dolore e dell’infiammazione da parte dell’organismo; capostipite degli antinfiammatori è l’aspirina).

    Insomma, piuttosto che ricavare antinfiammatori da prodotti di sintesi, con gli svantaggi degli effetti collaterali, cui sono interessati questi prodotti, primo fra tutti i danni all’apparato gastroenterico con la comparsa di ulcere alla mucosa dello stomaco, a volte anche gravi, per non contare i danni a carico dei reni, dopo terapie prolungate e per non parlare degli elevati costi di produzione, necessari per realizzare queste sostanze, meglio ricavare tali sostanze farmaceutiche da elementi già presenti in natura, con l’altro vantaggio che l’estrazione di questi prodotti naturali non ha effetti pesanti a carico dell’ambiente, come avviene con la produzione industriale e,dunque, anche da un punto di vista economico, rappresenterebbero un’ottima risorsa.

    Proprio su questo ultimo aspetto si è anche concentrata l’attenzione dei ricercatori, se solo si pensa che in Italia si producono qualcosa come 60 milioni di tonnellate di pomodori all’anno, circa 35 milioni soltanto in Campania e che lo scarto di lavorazione è pari al 2% dell’intera produzione, il che significa, con i costi di smaltimento per quintale pari a circa 4 euro, ricavare da questa metodica una somma notevolissima a tutto vantaggio dell’economia, dei produttori, in fatto di smaltimento, oltre a rappresentare un’ottima risorsa anche in ambito ecologico

    “Abbiamo studiato”, ha dichiarato la professoressa Nicolaus, “le proprietà biologiche del biopolimero su larve di Artemia salina che in genere viene usato come screening preliminare per individuare composti bioattivi. Le larve di artemia sono state esposte sia a diverse concentrazioni del polisaccaride sia a una contemporanea presenza di Avarolo, un composto naturale isolato da una spugna marina, la Disidea avara, con una forte attività citotossica. In presenza del polisaccaride, la citotossicità dell’Avarolo è diminuita drasticamente”.

    Bisogna ricordare che, circa l’eventualità di estrarre antinfiammatori direttamente dal pomodoro, siamo ancora in ambito sperimentale, poiché occorreranno altri studi approfonditi per acclarare ancor di più l’attività del polisaccaride ricavato dall’ortaggio, ma i tempi parrebbero tuttavia maturi per prevedere, nel breve periodo, un impiego pratico della sostanza in ambito clinico aggiunto alle diverse applicazioni ad uso industriale.

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