Il nuovo farmaco per combattere il melanoma metastico

Il nuovo farmaco per combattere il melanoma metastico

È in arrivo un nuovo farmaco per combattere il melanoma metastatico, patologia sempre più diffusa e pericolosa, anche nel nostro Paese

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    Un nuovo farmaco per combattere il melanoma metastatico sarà al fianco di tutti i pazienti che hanno a che fare con questa grave patologia. La sostanza personalizzata, il vemurafenib, ha già ottenuto il consenso dei maggiori enti per il controllo dei farmaci, come l’FDA (Food and Drug Administration) e l’EMA (European Medicines Agency), ed ora è in attesa del consenso dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). Nonostante ciò alcuni centri di cura possono già richiederlo ed averlo a disposizione. È un farmaco innovativo ed importante se pensiamo a quanto il melanoma si stia diffondendo, ed a quanto sia letale la sua forma metastatica. Solo in Italia sono circa 1800 i casi di melanoma metastatico che purtroppo hanno una speranza di vita pari a sei-nove mesi. È una malattia che negli anni si sta espandendo moltissimo: secondo le statistiche nel nostro Paese l’incremento, negli ultimi dieci-quindici anni, è stato del 27% (si è giunti a circa 7000 casi all’anno, con circa 1500 morti). Dei numeri spaventosi che vedono la necessità di una terapia specifica ed incisiva, per bloccare l’avanzata della patologia.

    Il vemurafenib e lo studio che lo ha creato

    vemurafenib studio creatoIl nuovo farmaco è il risultato di un lavoro intenso dei ricercatori della Roche nello stabilimento di Segrate (Milano). E proprio ieri in questa città è stato promosso un media tutorial dal titolo: “Melanoma: una questione di tempo”, che dice quanto la commercializzazione di questa sostanza sia vicina nel tempo. Ma qual è il meccanismo d’azione del vemurafenib? E perché viene indicato come farmaco personalizzato? Nel 50% dei casi affetti da melanoma metastatico è presente una mutazione proteica, indicata con la sigla BRAF V600, e la funzione della nuova sostanza è proprio quella di agire su quest’ultima. La proteina BRAF V600 è inserita in un gruppo di quattro proteine che si comportano proprio come un circuito elettrico, inviando degli impulsi come gli interruttori. Quando è presente una mutazione, come quella indicata sopra, la proteina si comporta come un interruttore sempre acceso che continua a mandare delle stimolazioni di proliferazione cellulare. Il vemurafenib “spegne” questo interruttore continuo, bloccando quindi la stimolazione e la crescita cellulare. Caratteristica importantissima di questo meccanismo d’azione è, oltre alla specificità, la rapidità d’azione.

    Secondo gli studiosi i primi risultati si possono vedere anche dopo 15 giorni, e con una mediana di sopravvivenza di circa 16 mesi. Risultati che fanno ben sperare. Perché farmaco personalizzato? Perché agisce su un determinato e preciso gruppo di pazienti, il suo utilizzo è mirato. In questo modo si possono avere delle terapie efficaci e con minori effetti tossici.

    Prevenzione primaria e diagnosi precoce

    Vorsorgeuntersuchung beim HautarztOra uno studio molto più ampio vedrà se il vemurafenib (la cui somministrazione è per via orale e non endovena) potrà essere utilizzato anche su pazienti con metastasi cerebrali che purtroppo sino ad ora hanno una prospettiva di vita pari a 4 mesi dal momento della diagnosi. Casi molto gravi che si spera potranno essere migliorati anche con questo nuovo farmaco. Gli esperti continuano a sottolineare quanto per tutte le patologie tumorali, ma in questo caso per il melanoma, sia importante la prevenzione primaria, quindi evitare il più possibile i fattori di rischio, come una prolungata esposizione ai raggi solari, alle lampade abbronzanti o la mancanza di protezione con i prodotti adatti sin dall’infanzia, e la diagnosi precoce, sottoponendosi a controlli regolari, in particolar modo chi ha storie familiari alle spalle con patologie di questo tipo. Per combattere la patologia ci vuole il grande lavoro dei ricercatori e maggiore attenzione da parte nostra a proteggere il nostro corpo da eventuali fattori di rischio.

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