Il marito col viso di papà

Il marito col viso di papà
da in Primo Piano, Psicologia, Ricerca Medica
Ultimo aggiornamento:

    Padre e figlia

    Non è proprio una novità, da che mondo è mondo, infatti, la donna in cerca di un compagno inconsciamente verrebbe attratta da quelle figure che in qualche modo rievocano in lei la figura del padre, vivo o scomparso che sia, ma parrebbe che la stessa cosa, sempre a livello inconscio, avverrebbe anche nell’uomo, attratto da una compagna che in qualche modo accende in lui i tratti, sia pure sfumati, della madre.

    Ci si rende conto così che quello che un tempo era considerata una valutazione su base empirica del fenomeno ha assunto veste scientifica, col termine, “imprinting sessuale “, una sorta di marchio di garanzia ma sicuramente non su base genetica, ma caratteriale e psicologica, al punto che lo stesso fenomeno si verifica anche su figli adottati e a conoscenza col tempo del fatto di non essere prole naturale. C’è di più, a sottolineare che da parte della donna, in particolar modo, la ricerca di un uomo che possegga caratteristiche in qualche modo assimilabili al padre sia maturata sulla base delle esperienze e negli anni e che dunque non vi sia nulla di congenito, lo dimostra il fatto che in quelle persone che hanno sempre avuto rapporti conflittuali col genitore, tale ricerca del partner coi tratti di papà non si verifica.

    A suggellare il fenomeno, caricandolo ancora di più di quella scientificità che ancora mancava, ci hanno pensato ricercatori ungheresi dell’Università di Pecs che hanno pubblicato lo studio su Proceedings e che sono andati ben oltre, hanno infatti constatato come le giovani donne abbiano il marito con gli occhi in qualche modo del padre; una caratteristica somatica che per certi aspetti riguarda anche gli uomini con qualche tratto somatico della suocera, soprattutto nei tratti bassi del volto, zona labbra-mento.


    “I nostri risultati – afferma Tamas Bereczkei, responsabile della ricerca – sostengono l’ipotesi dell’imprinting sessuale: i bambini disegnano un modello mentale sulla base del genitore del sesso opposto e, da grandi, cercano un partner che ricordi loro questo schema visivo”.

    Ovvio che non basterà somigliare al padre della ragazza che ci affascina per considerare vinta la sfida, altrimenti la corte gli uomini la farebbero ai potenziali suoceri e le donne alle potenziali suocere, ma che esistano aree anatomiche ben circoscritte del volto del presumibile partner è ormai indubbio, così come privo di incertezze sembrerebbe il fatto che vi sia un richiamo evoluzionistico anche nella scelta del compagno che in qualche modo ci somigli, una sorta di suggello apposto alla continuazione della specie, insomma, secondo gli studiosi, “Sembra che un certo grado di somiglianza renda le persone più fertili e geneticamente compatibili”, commenta alla Bbc online Lynda Boothroyd dell’Università di Durham, psicologa esperta in questi studi.

    Ma attenzione a non confondere troppo il concetto, una certa somiglianza non significa assolutamente la ricerca di un compagno o compagna troppo simili a noi stessi; si rischierebbe per ricercare quali partner parenti stretti e per questo la natura ha provveduto con un ingegnoso meccanismo di difesa; “dai feromoni all’olfatto, che ci impediscono di scegliere qualcuno troppo simile a noi”, conclude la ricercatrice.

    535

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Primo PianoPsicologiaRicerca Medica
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI