Il diabete, una malattia con la memoria lunga

Il diabete, una malattia con la memoria lunga

Il trattamento insulinico è considerato d'elezione in caso di diabete di tipo I

da in Diabete, Glicemia, Malattie, Radicali liberi, mitocondri
Ultimo aggiornamento:

    Il trattamento insulinico è considerato d'elezione in caso di diabete di tipo I

    Che il diabete sia una malattia sociale dei Paesi sviluppati, non ci sono dubbi, se solo si pensi che con questa patologia,fanno i conti, nel mondo, oltre 170 milioni di persone, ma c’è un’ipotesi interessante che sta facendosi strada nel mondo scientifico, a seguito di ricerche italiane e che potrebbe spiegare perché, nonostante i passi avanti compiuti dalla ricerca volta a riuscire a compensare i livelli di glucosio nel sangue, nel possibile, a livelli normali, anche nei diabetici, a volte, la malattia continua a provocare danni, alla stregua di un diabete non trattato.

    A far luce su questa evidenza, uno studio portato avanti dal prof. Antonio Ceriello, diabetologo all’università di Udine, che dimostrerebbe, chiaramente, che le cellule dei soggetti affetti dal diabete continuano a comportarsi come sotto l’effetto dell’iperglicemia, anche quando questa è tornata normale e ciò avverrebbe anche dopo un lasso di tempo ridotto, poche settimane, dalle prime crisi iperglicemiche. Insomma, per un perverso meccanismo, la glicemia torna normale, assistita dai presidi oggi disponibili per tenerla sotto controllo, ma la malattia, in modo silente, continua a progredire, verso le complicanze ben note alla medicina, rappresentate dai danni renali e retinopatie, solo per citarne due.

    Questo fenomeno, si chiama, “memoria metabolica” e farebbe si che speciali componenti del corpo cellulare, i mitocondri, sotto l’effetto dell’iperglicemia, vengono sollecitati a produrre radicali liberi, che sono materiali di scarto, prodotti naturalmente dalla cellula, a seguito delle normali attività, ma che se, in eccesso, producono danni, anche gravi ai tessuti coi quali vengono in contatto, nello specifico, queste sostanze, interferendo con i reni e con la retina, produrrebbero invecchiamento precoce di questi organi, compresi danni, anche irreversibili,

    In laboratorio s’è visto che cellule di topo, soggette a iperglicemia, sviluppavano questa memoria metabolica, il risultato era che i danni agli organi interessati perduravano anche quando la glicemia tornava ai livelli normali, ciò in quanto, secondo gli studiosi, le proteine mitocondriali si legano alle grandi quantità di glucosio, tipiche delle crisi iperglicemiche, col risultato che, anche quando il tasso di glicemia torna alla normalità, il legame fra proteine dei mitocondri e lo zucchero in eccesso, rimane ugualmente con la conseguenza che la stimolazione dei radicali liberi perdurerebbe per un tempo indefinito e, comunque, più lungo, con le conseguenze già viste.

    A questo punto, l’imperativo da parte della scienza sarà quello di prevedere farmaci in grado di dissolvere questi legami pericolosi e duraturi nel tempo, fatto più teorico che pratico, visto che in atto non si conosce il modo di agire in tal senso, così come non si sa il tempo necessario che nell’uomo occorra perché si verifichi questa situazione, visto che nei topi, la memoria metabolica è un’evidenza che si è concretizzata dopo qualche settimana di iperglicemia, mentre nell’uomo, ma è soltanto un’ipotesi, potrebbe avvenire con un lasso di tempo più lungo.

    La possibilità di escludere questo fenomeno, avvalorerebbe il trattamento moderno che si istaura nei confronti del diabete, ovvero, somministrando insulina da subito, a differenza di un tempo e di quanto si fa adesso, nel trattamento del diabete di tipo 2, ovvero, un primo intervento costituito dalla dieta, eventualmente seguita da ipoglicemizzanti orali e riservando il trattamento insulinico ai casi più gravi, soprattutto in presenza di gravi complicazioni del diabete stesso. L’immediato ricorso all’insulina, invece, nel diabete di tipo I, propenderebbe per una riduzione delle possibilità di incorrere nella “memoria metabolica” e, dunque, escluderebbe la possibilità di imbattersi nelle gravi complicanze della malattia.

    Gli studiosi, inoltre, propendono nel ritenere che, oltre ai livelli di glicemia nel sangue durante tutta la giornata, dovrà tenersi in considerazione quella indotta dal cibo, ovvero i livelli di glicemia dopo i pasti, questi dati, insieme a quelli relativi a tutta la giornata, tenuti a livelli accettabili, potranno meglio preservare gli organi da quell’insulto, tipico della patologia diabetica.

    685

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN DiabeteGlicemiaMalattieRadicali liberimitocondri
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI