Il diabete gestazionale: cause, sintomi, rischi e dieta

Il diabete gestazionale: cause, sintomi, rischi e dieta
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    Il diabete gestazionale ha cause ben precise, i sintomi sono poco evidenti. Può comportare diversi rischi e una dieta adeguata è importante per contrastare il problema. Secondo alcune ricerche, sono 4 su 100 le donne che, durante il periodo della gravidanza, mostrano un aumento del livello di glucosio nel sangue, una condizione che non avevano mai sperimentato prima. Questo problema di solito tende a scomparire subito dopo il parto, ma è importante tenere sotto controllo i sintomi e seguire un’opportuna terapia, perché il diabete gestazionale potrebbe costituire un fattore di rischio per l’insorgenza futura del diabete di tipo 2.

    Esistono dei segni, chiari e inconfondibili, che potrebbero essere direttamente correlati alla malattia gestazionale, anche se non è vero in tutti i casi: l’obesità, la tendenza familiare a essere portatori del diabete, aver sofferto in una precedente gravidanza di questa malattia, avere una forte tendenza allo sbilanciamento dei valori glicemici, avere un’età oltre i 35 anni e essere alla prima gravidanza, avere avuto in precedenza aborti spontanei o parti a rischio.

    Nel corso dei nove mesi della gravidanza alcuni ormoni prodotti dalla placenta possono ostacolare la funzionalità dell’insulina, la sostanza che deve regolare la concentrazione di glucosio nel sangue. Si tratta di un processo naturale, che viene spesso portato avanti senza problemi dall’organismo. Può succedere, però, che in alcune condizioni il pancreas non riesce a produrre una maggiore quantità di insulina e di conseguenza i valori della glicemia risultano più elevati.

    Di recente sono state realizzate delle nuove linee guida per una semplificazione dei criteri di diagnosi del diabete gestazionale. Si tratta in particolare di prendere in considerazione la glicemia a digiuno e quella due ore dopo i pasti oltre all’emoglobina glicata, con un test che possa misurare il valore glicemico medio degli ultimi mesi. Per una diagnosi precoce, durante la prima visita nel periodo della gravidanza è fondamentale individuare i soggetti ad alto rischio, con uno screening da effettuare a partire dalla 16esima settimana e da ripetere alla 24esima settimana.

    Chi rientra in una categoria a medio o alto rischio deve sottoporsi ad un test per la verifica dei valori glicemici in diversi momenti. Si parla di valori della glicemia uguali o superiori a 95 mg/dl a digiuno, uguali o superiori a 180 mg/dl dopo un’ora e uguali o superiori a 153 mg/dl dopo due ore. Se almeno uno di questi valori è alterato, si può parlare di diabete gestazionale.

    Spesso questo tipo di diabete passa inosservato, perché i sintomi non si manifestano in modo evidente. Si potrebbero, però, avvertire dei segnali ben precisi, come l’aumento della sensazione di sete, una perdita di peso inspiegabile, un bisogno frequente di urinare, disturbi della vista, nausea e vomito (che costituiscono due sintomi molto comuni in gravidanza e che quindi spesso vengono sottovalutati), infezioni frequenti.

    E’ fondamentale un controllo accurato in caso di diabete gestazionale, per garantire uno sviluppo corretto del bambino. Se non si effettuano dei controlli nelle prime settimane dal concepimento, potrebbero presentarsi delle conseguenze nello sviluppo degli organi del bambino, a causa di un eccesso di corpi chetonici ricevuti. Si tratta di rischi che riguardano, ad esempio, la macrosomia, un aumento del grasso corporeo.

    Il pancreas, infatti, a partire dalla 13esima settimana del nascituro, produce insulina in modo autonomo. In presenza di un livello di glucosio elevato, verrà prodotta insulina in eccesso e il peso del bambino aumenterà.

    Si parla di rischi anche per quanto riguarda l’ipoglicemia che potrebbe colpire il bambino. In casi molto rari si potrebbe verificare anche una sindrome da difficoltà respiratoria. Quest’ultima è una possibilità remota, che si verificava in passato a causa di un non completo sviluppo polmonare, quando veniva anticipato il parto per evitare che il bambino nascesse morto. Non sono state accertate ancora le possibilità che, in caso di diabete gestazionale della madre, la figlia sviluppi anch’essa questa patologia in futuro.

    Dopo la nascita del bambino non ci sono restrizioni di alcun tipo per quanto riguarda la possibilità dell’allattamento del bambino. Il latte materno, infatti, contiene numerose sostanze importanti che possono proteggere il piccolo da diverse infezioni. E questa regola vale indipendentemente dalla tipologia di diabete di cui si soffre.

    Nell’alimentazione quotidiana di chi soffre di diabete si dovrebbe fare molta attenzione all’assunzione di zuccheri semplici ad assorbimento rapido, come il glucosio e il saccarosio. In una giornata i carboidrati non devono superare il 50% delle calorie, a patto che l’80% sia costituito da amido e il 20% da fibre e zuccheri non insulino-dipendenti. E’ importante l’assunzione di fibre, le proteine non devono andare oltre il 20% delle calorie totali. Bisognerebbe assumere anche la giusta quantità di vitamine e di sali minerali.

    Cosa non mangiare? E’ importante mantenere un rigoroso ordine alimentare con dei cibi da evitare, eliminando dalla dieta castagne, datteri, frutta dolce, frutta secca, alcolici di ogni genere, bevande zuccherate, zucchero e derivati, conserve e marmellate, composti dolci. Sì ai legumi e alla verdura, alla carne e ai latticini leggeri, con una grande attenzione al galattosio. Bisogna limitare il tè e il caffè.

    In tema di alimentazione, le donne in gravidanza dovrebbero ricordare che dal terzo mese bisognerebbe apportare all’organismo 200 calorie in più ogni giorno, un supplemento calorico che dovrebbe essere suddiviso ugualmente tra proteine e carboidrati ad assorbimento lento. E’ fondamentale anche aggiungere un apporto ulteriore di vitamine e sali minerali. Se si avvertono nausea e vomito, è importante effettuare dei pasti piccoli e frequenti durante la giornata.

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