Il cervello umano? Si orienta come una macchina

Il cervello umano? Si orienta come una macchina

Il cervello mano si orienta come se fosse un computer: ad attestarlo una equioe londinese, che ha eseguito la Risonanza magnetica durante un esperimento in cui si stimolava il cervello all'orientamento e alla logistica

da in Memoria, Psicologia, Ricerca Medica, ippocampo
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    Cervello

    Il cervello umano? Si orienta e lavora come se fosse un computer in fatto di logistica: programmato per essere in grado di dare risposte alle necessita’ dell’uomo funziona come se fosse un navigatore satellitare, come garantito da un gruppo di ricerca londinese, che ha curato una ricerca sul cervello umano e sull’orientamento.

    Il sistema di interpretazione dei dati da parte del cervello puo’ essere migliore o peggiore a seconda del tipo di lavoro che si fa: chi deve fare i conti tutti i giorni con strade, vie e citta’ deve sviluppare maggiormente le sue potenzialita’ di orientamento del cervello, come del resto chi deve avere memoria visiva; chi non ha queste necessita’ invece difficilmente le sviluppera’ autonomamente.

    Lo studio e’ stato curato da un gruppo di ricercatori della University College of London (AGI) che hanno rilevato come l’ippocampo umano sia naturalmente predisposto all’interpretazione dei dati e alla memorizzazione delle situazioni che supera.

    Capire, vedere, guardare, memorizzare e applicare sono i procedimenti indispensabili per un buon orientamento spazio – temporale, ma possono bastare? Secondo il gruppo no, perche’ il cervello deve memorizzare anche la tecnica per interpretare i dati memorizzati, per non eseguire in maniera sbagliata i comandi dettati dall’impulso del cervello stesso. Con l’assimilazione delle nozioni e delle tecniche per interpretare i dati l’ippocampo allenato cresce, a differenza della parte di cervello di chi non ha bisogno di allenarlo.

    Il senso dell’orientamento e’ stato misurato con dei test effettuati attraverso l’allenamento con un gioco elettronico: “The Gateway”, dove i soggetti erano invitati a mettere in pratica le loro capacita’ con attivita’ inerenti al caso.

    In contemporanea avveniva l’osservazione con Risonanza Magnetica dell’attivita’ delll’ippocampo. Ed e’ li’ che i ricercatori hanno individuato l’abissale differenza tra chi e’ allenato e chi non e’ allenato a queste situazioni.

    Un ippocampo capace di memorizzare non avra’ difficolta’ a percorrere a ritroso una esperienza appena fatta, del tutto diversa la situazione di chi non e’ allenato, che si trovera’ disorientato e predisposto a perdersi.

    Foto da http://media01.cgchannel.com

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