Ictus: una malattia che colpisce sempre più giovani

Ictus: una malattia che colpisce sempre più giovani

Fumo e alcol, del resto, sono individuati come fattori importanti di rischio ictus e altre malattie cardiovascolari insieme ad obesità, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemie, vita sedentaria, diabete

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    Sala rianimazione

    Una volta si pensava e, probabilmente, così era, che l’ictus colpiva soggetti anziani in maniera quasi esclusiva, ma uno sguardo agli ultimi dati epidemiologici di tale malattia ci palesa una realtà tristemente diversa, ogni anno sono infatti in Italia 4.200 le persone che vengono colpiti da questa temibile patologia che hanno meno di 45 anni d’età con una incidenza degli eventi riferiti alla patologia sulla popolazione, pari al 5,5%; imputati numero uno di tale situazione, fumo e alcol consumati in eccesso; a riportarci il dato, l’Associazione Alice, (Associazione per la lotta all’ictus cerebrale) nel corso del convegno “L’ictus: conoscerlo per combatterlo” tenutosi presso il Policlinico Umberto I a Roma.

    A questo risultato si è giunti intervistando un numero cospicuo di studenti, buona parte dei quali, quasi uno su tre, ha ammesso di fare uso di alcolici in maniera significativa, così come altri hanno ammesso di fumare una quindicina di sigarette al giorno, oltre a quelli che abusano con le sigarette e l’alcol insieme.

    Fumo e alcol, del resto, sono individuati come fattori importanti di rischio ictus e altre malattie cardiovascolari insieme ad obesità, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemie, vita sedentaria, diabete; ma quel che oggi si conosce meglio è il dato secondo il quale il danno che tali fattori determinano a livello delle arterie comincia fin da giovani e non soltanto da vecchi.

    Secondo il rapporto di Paolo Cerrato per l’associazione Alice “In italia si verificano ogni anno 196.000 nuovi ictus; di questi circa 4.200 colpiscono soggetti con età inferiore a 45 anni e 6.200 soggetti di età compresa fra 45 e 55 anni.

    Trattandosi poi di soggetti in età lavorativa le conseguenze in ambito familiare e sociale sono rilevanti.”

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