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Ictus: troppi pazienti non riconoscono un Tia

Ictus: troppi pazienti non riconoscono un Tia

Non riconoscere un ictus è gravissimo, stessa cosa non riconoscere un'ischemia transitoria come può essere un TIA che può preludere ad un ictus in 24 ore o ad un anno

da in Ictus, Malattie, Ricerca Medica, Ischemia
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    Ben sappiamo quanto tragico e drammatico possa essere un ictus, basterebbe solo snocciolare i dati relativi alla mortalità per questa causa per rendersi conto di quanto seria, impegnativa, invalidante e, molto spesso mortale, sia tale patologia; eppure sono in molti coloro che non lo riconoscono.

    Non riconoscere non tanto un ictus, quanto un TIA, inteso come una ischemia transitoria, quella che comunemente si chiama piccolo ictus, un vero campanello d’allarme per la stessa vita del paziente, è molto grave, ciò in quanto, un Tia, generalmente, almeno secondo le più moderne vedute della medicina moderna, un evento di questo tipo, sia pure ritenuto marginale, prelude ad un più grave ictus nel volgere delle 24 ore o di un anno nell’ipotesi migliore. Ciò vuol dire che non riconoscere un Tia significa non solo ritardare le cure preventive per un eventuale ictus successivo, significa anche non mettere in atto alcun baluardo contro la più grave malattia.

    Eppure, per strano che possa sembrare, oltre due terzi dei pazienti minimizza, perché non ne ha avuto coscienza, a volte, l’eventualità di un Tia, oppure, pur riconoscendolo, lo sottovaluta al punto da ritardare le cure anche di oltre 24 ore, rendendo così la prognosi molto spesso infausta. A dirlo i dati di uno studio britannico con una ricerca diffusa sulla rivista ‘Stroke: Journal of the American Heart Association’. Sorprendente, secondo lo studio, è che tale fenomeno si verifica a tutte le età e strati sociali.

    Per lo studio sono stati analizzati 1.000 pazienti di età media di 73 anni, dei quali 459 hanno avuto piccoli attacchi ischemici e 541 ictus minori.

    Rispettivamente il 68 e il 69% dei pazienti non avevano individuato quale fosse la patologia alla base dei loro sintomi, e solo metà si è andato al pronto soccorso entro tre ore, un tempo in cui alcuni farmaci possono evitare danni più gravi. Un terzo di coloro che hanno preso parte allo studio si è rivolto all’ospedale più di 24 ore dopo i sintomi.
    Fonte foto: Neuromed

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