Ictus: terza causa di morte in Italia, l’intervento del ministro Fazio

Ictus: terza causa di morte in Italia, l’intervento del ministro Fazio

L'ictus è la terza causa di morte in Italia, il ministro Fazio ha traccciato il punto della situazione ricordando come la malattia si debba trattare nell'assoluta emergenza e ricordando dunque l'importanza dei centri attrezzati per farlo

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    ministro fazio

    Non è difficile immaginare che chi ci sta vicino ad una persona che in quel momento sia preda di un ictus, manifestatosi in forma eclatante, ad esempio, quando si assiste alla perdita di coscienza della persona, quando il paziente improvvisamente storce la bocca e biascica appena qualche parola in preda, oltretutto, all’angoscia più totale, si renda conto della gravità della situazione e soccorre immediatamente il malcapitato.

    Ma il fatto è che non tutti gli ictus hanno un corollario di sintomi uguali, esistono forme in cui la persona che ne viene colto accusa una lieve paresi della bocca, una lieve disartria, ovvero, non riesce più a scandire bene le parole, si ritrova impacciato nel camminare; insomma, può essere egli stesso preda di un ictus in una forma meno devastante e può non saperlo, ritardando le cure del caso. Ebbene, oggi è opinione diffusa nell’ambito della Comunità Scientifica, che il confine sfumato fra la vita e la morte o verso le forme di invalidità permanente a seguito di malattia, la fa il tempo; con la conseguenza che, meno tempo si impiega a raggiungere un luogo di cura, più possibilità si hanno di scampare al peggio, anche in presenza di ictus i cui sintomi siano meno eclatanti.

    Se ne è parlato a margine di un incontro degli esperti della materia al quale è intervenuto il ministro della Salute Ferruccio Fazio, che stigmatizzato l’importanza del fattore tempo ai fini delle cure da praticare ad un ammalato in preda ad un ictus, non ha evitato di ricordare che è quanto mai fondamentale prevedere strutture e reparti adatti ad accogliere pazienti in quello stato, il che significa anche poter contare su personale specializzato e laddove non si sia in grado di attrezzarsi in tal senso, diviene importante la presenza di quei sistemi che comprendono anche automezzi sanitariamente attrezzati per un sollecito trasferimento verso le apposite unità di cura.

    Ciò anche di fronte ad un’altra constatazione, ovvero, “Nei Paesi industrializzati – ha sottolineato Fazio - l’ictus rappresenta, per le sue dimensioni epidemiologiche e per il suo impatto socio-economico, una delle piu’ importanti problematiche sanitarie, costituendo la prima causa di invalidita’ permanente e la seconda causa di demenza. Nel nostro paese e’ la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Il rischio di ictus aumenta con l’eta’: in pratica raddoppia ogni 10 anni a partire dai 45 anni, raggiungendo il valore massimo negli ultra-80enni.

    Il 75% degli ictus, quindi, colpisce i soggetti di oltre 65 anni. Il progressivo invecchiamento della popolazione e la considerazione che l’incidenza dell’ictus e’ strettamente collegata all’eta’, fanno ritenere che in Italia l’incidenza di eventi letali aumentera’ nei prossimi anni: le proiezioni fino al 2016 fanno ritenere che tale aumento sara’ circa del 22,2%”. E la prevenzione, spiega Fazio, gioca un ruolo fondamentale: “Da anni abbiamo posto particolare attenzione alla prevenzione e alla ricerca di interventi efficaci per migliorare la prognosi dei pazienti colpiti da questa patologia.

    Accanto alla riduzione dei fattori di rischio per questa malattia quali l’ipercolesterolemia, l’ipertensione e il fumo, occorre rendere piu’ efficace l’intervento nella fase acuta per ridurre sia la mortalita’ che le conseguenze invalidanti. La gestione ottimale del paziente con ictus cerebrale non puo’ prescindere dal considerare quindi aspetti conoscitivi, organizzativi e gestionali che i diversi tipi di intervento richiedono. E’ fondamentale quindi che a livello regionale vengano tracciati adeguati percorsi assistenziali che identifichino le fasi e gli aspetti essenziali del percorso e definiti modelli organizzativi a rete confacenti alle varie realta’”

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