Ictus: si abbassa l’età d’ingresso nella patologia

Ictus: si abbassa l’età d’ingresso nella patologia

Lo avrebbero stabilito scienziati dell’Ohio e del Kentucky parametrando i risultati relativi a ricoveri avvenuti dal il 1994 ed il 1995 con quelli del 1999 fino al 2005; col risultato che se negli anni passati l’età di ingresso era stabilita in 71,3 anni, recentemente tale età si è abbassata a 70,9 anni per passare addirittura a 68,4 anni relativamente ai dati riferiti al 2005

da in Ictus, Ipertensione, Malattie, Obesità, Ricerca Medica
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    reparto rianimazione

    L’ictus, la terribile malattia cerebrale, è solitamente nell’immaginario collettivo legato alla tarda età, per non contare quanto questa condizione sia legata ad altre patologie, diabete, ipertensione arteriosa, cardiopatie etc..

    Ebbene, oggi constatiamo quanto si stia abbassando la fascia d’età d’ingresso al punto che se si potesse stabilire un’età media in cui sono maggiori le probabilità di essere colpiti da un accidente vascolare, scopriremmo che rispetto agli anni novanta questa si è abbassata di almeno un triennio.

    Lo avrebbero stabilito scienziati dell’Ohio e del Kentucky parametrando i risultati relativi a ricoveri avvenuti dal il 1994 ed il 1995 con quelli del 1999 fino al 2005; col risultato che se negli anni passati l’età di ingresso era stabilita in 71,3 anni, recentemente tale età si è abbassata a 70,9 anni per passare addirittura a 68,4 anni relativamente ai dati riferiti al 2005 .

    Ma c’è di più, i casi di ictus giovanile quelli riguardanti persone di età compresa fra 20 e 45 anni è passata in soli cinque anni dal 3,5% al 7,3%; quali sono i fattori che starebbero alla base di questa amara constatazione; secondo i ricercatori “Questo e’ molto preoccupante – ha spiegato Brett M. Kissela dell’Universita’ di Cincinnati – soprattutto per la proporzione di pazienti sotto i 45 anni, che sta decisamente salendo.

    I motivi di questa tendenza non sono chiari, ma e’ probabile che siano legati all’aumento di ipertensione e obesita’ anche in soggetti giovani”. .ci sarebbe anche da indicare il maggiore uso che gli attuali giovani fanno di sostanze stupefacenti, spesso associati all’alcol, rispetto a quanto si facesse nel passato e questa potrebbe essere un’ulteriore chiave di lettura.

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