Ictus: ruolo delle placche aterosclerotiche

Ictus: ruolo delle placche aterosclerotiche

Ma parliamo di pazienti tuttavia a rischio, atteso che, laddove il fabbisogno del cervello di ricorrere alla sua razione di sangue non dovesse essere soddisfatta ed i circoli collaterali non fossero nelle condizioni di assicurarla, l’evenienza di un TIA, o ancor peggio di un ictus è quanto mai probabile

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    ecocolordoppler

    Assicurare sempre la giusta quantità di sangue e, dunque, di ossigeno per il cervello è alla base della vita e del benessere pisco-fisico; si pensi ad esempio allo svenimento, un evento che può anche essere banale ma dipendente dal fatto di non aver potuto assicurare al cervello quella giusta quantità di sangue, per comprendere bene di quanto sia importante assicurare al cervello il giusto flusso ematico.

    Ma ci sono situazioni patologiche che possono conclamarsi con vere e proprie ischemie a seguito di un minore afflusso di sangue a livello cerebrale per periodi prolungati e allora sono guai.

    Spesso tali situazioni si manifestano in un attimo, ma covano nell’organismo per anni e solo un evento scatenante può determinarle. Una delle cause più importanti e gravi nei suoi effetti è rappresentato dalle stenosi carotidee, ovvero, da un diminuito calibro dell’arteria carotidea a seguito di un’ostruzione che, occupando uno spazio più o meno grande all’interno del vaso, finisce per chiudere del tutto o quasi il vaso impedendo il normale afflusso di sangue ai distretti cerebrali.

    Tali cause sono responsabili degli ictus o dei Tia a seconda i casi; ad impedire il regolare passaggio del sangue sono le placche aterosclerotiche, accumuli di colesterolo disposto a placche, superfici dure che nel tempo si depositano a livello delle pareti del vaso. Quando l’apposizione di queste placche avviene negli anni pur riuscendo ad occludere del tutto il vaso, l’organismo provvede a creare i cosiddetti circoli collaterali che di fatto superano l’ostacolo con la creazione di nuovi e più piccoli vasi. Il paziente in queste condizioni pur non ricevendo una quantità di sangue ottimale, riesce ugualmente a vivere con una qualità della vita accettabile, visto che tali danni non sono, soprattutto se durano da anni, del tutto asintomatici.

    Ma parliamo di pazienti tuttavia a rischio, atteso che, laddove il fabbisogno del cervello di ricorrere alla sua razione di sangue non dovesse essere soddisfatta ed i circoli collaterali non fossero nelle condizioni di assicurarla, l’evenienza di un TIA, o ancor peggio di un ictus è quanto mai probabile.

    Ma il vero rischio delle placche aterosclerotiche è anche un altro, a volte più subdolo e pericoloso e si determina quando a causa, ad esempio, di un episodio ipertensivo, tali pazienti sono quasi sempre ipertesi, uno sforzo improvviso, persino in qualche raro caso una forte emozione, o qualsiasi altra circostanza che determini un cambiamento improvviso della normalità dell’organismo, un frammento di questa placca dovesse staccarsi migrando con la circolazione sanguigna. E’, purtroppo, un fenomeno che può accadere e che determina una condizione gravissima rappresentata da un ictus spesso mortale a causa della mancata irrorazione di sangue a livello cerebrale.


    Quando non si giunge a tali conseguenze estreme, occorre ricordare che secondo i medici un restringimento delle carotidi che riduce del 70% il flusso ematico verso il cervello, fermi i rischi di cui sopra, determina nel paziente tutta una serie di disturbi cognitivi dovuti proprio al minore apporto ematico a livello cerebrale con sintomi quali, amnesie, cambiamenti di umore, problemi al linguaggio, a formulare pensieri e via di seguito, è ugualmente necessario intervenire per scongiurare eventuali danni ancora più gravi.

    La prevenzione delle placche carotidee è possibile e dovrà prevedere ogni accertamento volto a controllare non solo la quota di colesterolo detenuta nel sangue, ma anche la possibilità di un diabete latente, causa esso stesso dell’ipercolesterolemia; per non contare che un altro parametro fondamentale resta il controllo della pressione arteriosa che spesso può essere l’indizio di una situazione patologica in atto, o una delle cause degli eventi più drammatici.

    Le eventuali placche carotidee si individuano mediante un particolare esame denominato ecocolordoppler trancranico, un esame non invasivo praticato dall’angiologo e volto ad individuare la presenza di formazioni che di fatto restringono il lume dei vasi; tale esame prevede anche la possibilità di assistere alla circolazione del sangue anche in altri distretti del corpo che potrebbero essere a loro volta danneggiati.

    La terapia delle placche aterosclerotiche è chirurgica e prevede la possibilità per il chirurgo vascolare di predisporre una sorta di bay pass atto a superare il distretto venoso interessato dalle placche. Oggi tale metodica è più sicura, ma non del tutto esente da rischi intra e post operatori. Ai fini della prevenzione di tali placche, a parte il mantenimento di stili di vita appropriati dove un ruolo importante lo gioca anche l’alimentazione ed il controllo di tutte quelle malattie metaboliche che potessero farsi strada nell’individuo, a livello farmacologico si trae beneficio da quei farmaci antiaggreganti che evitano, nel possibile, la possibilità che il sangue coaguli in maniera anormale e non solo, oggi il ruolo delle statine ha di fatto in parte modificato il quadro clinico di quei pazienti affetti da tali formazioni.

    Nate come farmaci anticolesterolo, le statine s’è visto che esplicano la loro azione anche proteggendo l’endotelio dei vasi, ovvero quella tunica che protegge le arterie e non solo, migliorano anche l’elasticità delle arterie e esplicano la loro azione anche sul miglioramento in generale dell’apparato cardiovascolare, partecipando esse stesse a migliorare la coagulabilità del sangue.

    Resta tuttavia fondamentale la figura del medico di famiglia prima e specialista cardio-angiologo dopo, al fine di intervenire tempestivamente sulle condizioni che hanno determinato la malattia nella prevenzione di eventuali ischemie cerebrali.

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