Ictus: prevenzione, sintomi e riabilitazione

Ictus: prevenzione, sintomi e riabilitazione

L'ictus è la seconda causa di morte nei Paesi sviluppati, eppure rispetto al secolo scorso è in calo, parliamo non di una patologia ma di una condizione patologica dagli esiti spesso infausti e quasi sempre drammatici, ma esistono le forme simili ma sono ictus non sono

da in Benessere, Colesterolo, Ictus, In Evidenza, Malattie, Obesità, Pressione
Ultimo aggiornamento:

    Ambulanza

    L’evidenza di un evento drammatico come l’ictus ritenuto la seconda causa di morte, oltre a tutti quei casi in cui chi ne viene colpito riporta danni spesso irreversibili, ci induce a tutta una serie di riflessioni di fronte ad una condizione che non possiamo considerare una malattia, ma una condizione patologica improvvisa, per lo più, determinata da altre condizioni patologiche o da vere e proprie patologie. Di confortante c’è che secondo i dati più recenti nonostante tutto oggi si muore persino meno di quanto accaduto a metà del secolo scorso e fino agli anni ottanta.

    L’ictus si può prevenire

    Secondo uno studio recente britannico si è persino stabilito che oggi si muore e si va incontro ad ictus il 40% in meno di quanto accadeva un tempo, fermo il fatto che l’evento drammatico cresce all’aumentare dell’età, soprattutto della mezza età, ma se oggi possiamo affermare che si venga meno coinvolti da questa condizione significa che in qualche modo anche l’ictus si può prevenire e, poiché la constatazione di ciò è avvenuta allorquando si è intervenuti nel controllo della pressione arteriosa applicando le cure più efficaci per contrastare i casi di ipertensione e l’eccesso del colesterolo, così come si è fatto col trattamento dell’obesità, si capisce anche solo da questo che è possibile in qualche modo prevenire la grave condizioni clinica.

    Tenere nei limiti i valori della pressione, del colesterolo, regolare l’alimentazione cercando di contrastare il soprappeso, per non parlare dell’obesità, compresa la consapevolezza del rischio del fumo di sigaretta, analoga azione è stata fatta nel curare il diabete, è bastato non solo a far calare l’incidenza di ictus ma anche a farci conoscere le linee guida della prevenzione di questa terribile condizione clinica, evitando i fattori di rischio.

    I sintomi dell’ictus
    Purtroppo però non sempre è possibile poter scongiurare l’ictus, anzi, l’evidenza che nonostante tutto si muoia di ictus o comunque si resta coinvolti da questa tragica evenienza considerata la seconda per mortalità, significa che siamo di fronte ad una condizione tutt’altro che rara, si tratta di capire, nei limiti del possibile, sia chiaro, i sintomi che contraddistinguono l’evento, atteso che non sempre la prognosi per un paziente colpito da ictus è infausta così come, poter interpretare qualche sintomo evidente servirà ad allertare, da parte di chi assiste alla tragica evenienza, al più presto i soccorsi.

    Sia chiaro, a volte scambiare un ictus per un’altra manifestazione clinica non è facile ma poiché non spetta che al medico effettuare la diagnosi, basti sapere che ogni condizione anomala e improvvisa riscontrata in un soggetto apparentemente sano è motivo più che sufficiente per chiamare i soccorsi, possibilmente, il 118 .

    Ciò in quanto, il mancato apporto di ossigeno al cervello, anche per breve tempo, determina la morte neuronale e vere e proprie modificazioni a livello dei tessuti che queste strutture formano,si capisce anche da questo l’importanza della tempestività ogni qualvolta, per una qualsiasi ragione, sia patologica, meccanica, chimica etc. il passaggio del sangue al cervello non venga garantito in maniera ottimale; in questo caso il rischio di morire o di determinare un danno irreversibile diventa purtroppo la prassi.

    L’ischemia

    Ogni qualvolta il flusso ematico venga interrotto, pensiamo alle placche aterosclerotiche dovute alla formazione di cristalli di colesterolo induriti che ricoprono le arterie, si va incontro a quella che si definisce ischemia, l’ischemia null’altro è la sofferenza di un tessuto, in special modo cerebrale, atteso che questo tessuto richiede un apporto elevatissimo di ossigeno, a causa di un’ostruzione, ad esempio un frammento di placca distaccatosi e andatosi ad incuneare impedendo il passaggio del sangue, ma la stessa cosa può avvenire a causa di un trombo, una formazione solida costituita da un grumo di sangue che anch’essa si posiziona evitando il passaggio del sangue o un embolo come potrebbe essere la formazione gassosa con le stesse conseguenze. La mancata irrorazione di sangue al cervello provoca ischemia e conseguente ipossia, il cervello avverte la mancanza di sangue e i neuroni privati anche dell’ossigeno che il sangue porta con se’ muoiono pressocchè immediatamente.

    Le forme più frequenti di ictus si hanno, 85 volte su 100 per ischemia, le restanti volte si muore o si resta invalidi per emorragia a seguito della rottura di un vaso cerebrale e formazione di un ematoma di sangue che comprimendo il cervello ne determina al contempo la morte cerebrale. Senza andare a guardare tutte le possibili cause che nei fatti determinano un ictus ci sembra più importante capire a quali sintomi inconfondibili un paziente in questo stato vada incontro.

    Il milione e passa di morti ogni anno di ictus nella sola Europa ha reso purtroppo questa condizione ben conosciuta da parte della gente che difficilmente non ha mai fatto la triste conoscenza con almeno una persona che abbia avuto un ictus.

    La sintomatologia

    Alcuni sintomi dell’insorgere di un ictus sono inconfondibili, anche se non è possibile stabilire con certezza la predominanza di una sintomatologia rispetto ad un’altra, essendo l’accidente vascolare una situazione troppo soggettiva per mostrare con precisione un corollario preciso di situazioni che preludano ad un evento drammatico come l’ictus di fatto è.

    Si va infatti dai casi in cui la persona che sta subendo l’attacco comincia a barcollare, oppure cade improvvisamente assumendo un aspetto distorto della facies, a casi apparentemente più lievi in cui il paziente manifesta confusione mentale, disorientamento, disartria, ovvero non riesce che a biascicare qualche parola improvvisamente, a quei casi in cui la persona interessata dall’ictus accusa una violentissima e improvvisa emicrania con dolori lancinanti, vomito, in questo caso si parla di vomito encefalico in quanto provocato dalla compressione che si sta avendo a livello dei distretti cerebrali, fino alla perdita improvvisa dei sensi, proseguendo per il coma e a volte fino alla morte.

    Parliamo di situazioni drammatiche che inducono chiunque a cercare immediatamente i soccorsi atteso anche che la tempestività degli stessi è quella che può fare la differenza fra la vita e la morte, fra un’invalidità permanente e una condizione di relativa normalità

    Gli Attacchi Ischemici Transitori

    Ma ci sono situazioni cliniche, definite T.I.A., ovvero attacchi ischemici transitori, che si evidenziano per sintomi meno drammatici e che di fatto ictus non sono, semmai situazioni cliniche determinate da un minor afflusso di sangue a livello cerebrale ma per un lasso di tempo più ridotto e che tende a risolversi senza lasciare tracce evidenti. I sintomi sono meno suggestivi ma non per questo poco evidenti; generalmente durante un Tia il soggetto resta sveglio, ma tende ad una fissità dello sguardo verso lo stupore e lo smarrimento, ha grosse difficoltà a mantenere la stazione eretta, accusa i sintomi della disartria, ovvero sbiascica parole incomprensibili, non ricorda spesso dove si trova e appare spaventato.

    Il Tia è chiaramente una situazione, nell’immediato meno drammatica, paradossalmente il soggetto che vi va incontro è persino fortunato perché un Tia si riesce a controllare meglio terapeuticamente di un ictus, ma ciò non vuol dire che questa condizione non preluda ad un vero e proprio ictus che spesse volte si palesa in una percentuale del 20% dei casi.

    Così come da segnalare l’evidenza di tutta una serie continua ed incontrollabili di Tia durante la prima notte dopo il primo attacco, che possono alla fine conclamarsi con provocare vero e proprio. Atteso che non tocca a nessuno, se non al personale di una struttura specializzata, discernere i casi di ictus o di Tia al fine di anticipare o meno i soccorsi al malcapitato che vi sia andato incontro, occorre dire che anche nei casi di un Attacco Ischemico Transitorio o di ictus, l’evidenza diagnostica data dalla Tac, dalla Risonanza magnetica e dall’apporto clinico della neurologia sono gli unici metodi in grado di indirizzare il medico o i medici verso la terapia più idonea a limitare i danni che immancabilmente vi sono stati.

    Il dopo ictus

    Il rischio di rimanere invalidi dopo un ictus è altissimo e come si diceva tanto più immediati saranno i soccorsi tanto maggiori saranno le possibilità che si possano per lo meno limitare i danni. C’è da dire che dopo un evento del genere si cerca con la riabilitazione di recuperare quelle funzioni che non sono andate del tutto compromesse dall’accidente vascolare. La terapia e non soltanto farmacologica semmai coadiuvata dalla fisioterapia, sono volte a potenziare le funzioni di quegli organi colpiti dall’evento, i risultati anche in questo caso molto disomogenei in quanto a fare la differenza sarà il tipo di estensione del danno venutosi a creare, l’età, le condizioni della persona malata, la tempestività dei soccorsi, la possibilità che a prestare le prime cure all’ammalato sia stata una struttura specializzata o no.

    E’ ovvio che da quel momento in poi il paziente sarà allontanato da tutti quei fattori di rischio coinvolti quasi sempre nell’evento, fumo, ipertensione, stress eccessivo, obesità, alcol sono i primi fattori di rischio cui i medici intervengono perché e questo è l’altro rischio dell’ictus, tale situazione può ripresentarsi e quando accade spesso avviene in maniera ancora più violenta.

    Le recidive

    La possibilità che dopo un primo ictus vi si incorre in un altro può presentarsi 24 ore dopo il primo attacco, anche quando il paziente è sottoposto a cure, può determinarsi dop on un Tia, palesandosi in tutta la propria gravità, può ripresentarsi, statisticamente entro i primi sei mesi dal primo attacco, spesso in una forma persino letale. Ecco perché gli sforzi della medicina sono molto più concentrati in questo primo arco temporale, riducendosi successivamente in assenza di sintomi importanti, ad una valutazione delle condizioni del paziente provvedendo, in assenza di pericolose ricadute, ad un aggiustamento della terapia istituita in sede di primo ictus.

    1781

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN BenessereColesteroloIctusIn EvidenzaMalattieObesitàPressione
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI