Ictus: il TIA può anticipare l’evento

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Sappiamo già cosa sia un TIA, ovvero un attacco ischemico transitorio, quello che comunemente viene chiamato un ictus in forma più leggera, sol perché i sintomi sono meno plateali dell’ictus vero e proprio e spesso tendono a regredire riportando nella quasi normalità apparente il paziente.

Ciò ha comportato per diverso tempo la consapevolezza che di fronte ad un TIA fosse la natura a dover fare il proprio corso capace com’è di ristabilire tutto nel volgere di qualche settimana o di qualche mese.Sappiamo invece da tempo che così non è, l’apparente minore gravità di un TIA rispetto ad un ictus non dovrà mai far ritardare i soccorsi sol perché il paziente di norma è vigile, si limita a presentare un corollario di sintomi sfumati, alcuni al punto tale da essere poco riconoscibili a chiunque. Al contrario un paziente in preda ad un TIA, che differentemente da un ictus ha riguardato un distretto cerebrale meno ampio e ha determinato un fatto ischemico di minor durata, deve essere prontamente soccorso.

C’è da dire che il paziente in preda ad un Tia di norma collabora di più con i parenti e con i soccorritori e dunque si può, se le condizioni lo prevedano, trasferire in un pronto soccorso più attrezzato, magari avendo il tempo di informare il proprio medico di famiglia che nel frattempo potrebbe iniziare egli stesso una prima valutazione del caso. Resta tuttavia il fatto che anche in presenza di un TIA ritenuto a torto di scarso significato clinico, è sempre sconsigliabile indugiare in casa sul da farsi sol perché il soggetto sofferente avverte solamente una difficoltà nell’eloquio e nulla più; anche solo l’evidenza che improvvisamente qualcuno non riesca più a scandire bene le parole come faceva qualche ora prima e che per giunta si presenti con un labbro leggermente fuori asse rispetto al normale, deve far scattare i soccorsi essendo questi sintomi importantissimi campanelli d’allarme da non trascurare mai.

Ciò in quanto, oltretutto, viene confermata la tesi secondo la quale il paziente vittima di un TIA possa, nel volgere di 24 ore, evolvere verso forme di veri e propri ictus mettendo a rischio la stessa propria vita. A dar manforte a questa evidenza clinica hanno pensato ricercatori dell’Oxford University in Gran Bretagna che hanno condotto uno studio prospettico, basato sulla popolazione, di incidenza di TIA e ictus c a 6, 12 e 24 ore.

Lo studio è riuscito ad indicare che i rischi di ictus dopo un Tia erano nell’ordine dell’1,2% dopo sei ore dall’evento, del 2,1% dopo 12 ore, del 5,1% dopo 24 ore. In conclusione oggi si può affermare, anche alla luce di questo studio, che circa la metà di tutti gli ictus ricorrenti nel corso dei 7 giorni dopo un TIA, si manifesta nelle prime 24 ore e questo sottolinea la necessità di una valutazione urgente.
Fonte: Chandratheva A et al, Neurology 2009; 72: 1941-1947

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Mar 02/02/2010 da in

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