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Ictus: il laser per curare al meglio i postumi

Ictus: il laser per curare al meglio i postumi

Il laser per trattare quei pazienti che presentano reliquati dall'ictus trarrebbero benefici dall'irradiazione con questo strumento che agisce sui neuroni ancora poco danneggiati; una buona speranza per tanti ammalati

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    Laser terapeutico

    La notizia è confortante, ma non è ancora possibile seguire gli effetti che una tale scoperta scientifica potrebbe avere nella vita di tutti i giorni stante il fatto che gli studi fin’ora condotti sono ancora in veste sperimentale. Tuttavia, per la serietà degli Istituti di ricerca che hanno seguito gli studi scientifici, ci riferiamo ai ricercatori dell’Università della California – San Diego, che hanno pubblicato i risultati in un’edizione della International Strocke Conference, parrebbe possibile limitare i danni dell’ictus utilizzando il raggio laser.

    Infatti, utilizzando tale strumento, si andrebbe ad irradiare con luce infrarossa le aree cerebrali che pur essendo state colpite dall’ictus conservano ancora un numero sufficiente di neuroni che, una volta stimolati al meglio, riuscirebbero ancora ad ossigenarsi partecipando attivamente alla ripresa, sia pure ancora parziale, delle funzioni dell’organismo e del metabolismo cerebrale.

    Tali aree sono quelle deputati alla parola, assistiamo infatti come dopo un ictus il paziente presenta per lo più una vistosa disartria, ovvero l’impossibilità di continuare a parlare in maniera chiara, così come spesso si assiste allo sforzo di quanti si prendono cura di questi ammalati nel procedere alla riabilitazione dopo un fatto acuto per tentare, purtroppo in maniera limitata, al recupero della funzionalità degli organi danneggiati dall’evento vascolare; per lo più vengono registrate dopo un ictus difficoltà o impossibilità della deambulazione e paresi più o meno estese degli arti inferiori e superiori.

    Il trattamento mediante raggio laser riguarderebbe quei pazienti ove la malattia abbia avuto reliquati modesti, ma non si esclude col tempo, un intervento più deciso anche in quei casi ritenuti più gravi.


    Secondo quanto ha reso noto il dottor Roberto Sterzi dell’Ospedale Riguarda ca’ Granda di Milano e direttore della sua Stroke Unit, che ha commentato la ricerca nordamericana, lo studio verrà ulteriormente verificato ma potrebbe aprire interessanti scenari in termini di non-invasività e riduzione dei rischi poiché “utilizza solo sonde esterne” e sarebbe particolarmente indicata in pazienti che non possono essere sottoposti a trombolisi, oggi trattamento-chiave nella cura dell’ictus.

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