Ictus e infarti: non basta la paura per mettere giudizio!

Ictus e infarti: non basta la paura per mettere giudizio!

Sembra un paradosso ma è così, probabilmente questo comportamento è dovuto ad un modo personalissimo di esorcizzare la paura della malattia che li hanno portati ad un passo dalla morte

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    Sala rianimazione

    Non si capisce bene il motivo ma una cosa è certa, coloro che hanno avuto un ictus o un infarto, magari perché obesi, ipertesi e/o diabetici, nonostante la paura per lo scampato pericolo, una volta ristabilitisi in qualche modo, riprendono appieno le cattive abitudini, primo fra tutti, si concedono lauti pranzi, evitano gli esercizi fisici, e tornano obesi in breve tempo.

    Sembra un paradosso ma è così, probabilmente questo comportamento è dovuto ad un modo personalissimo di esorcizzare la paura della malattia che li hanno portati ad un passo dalla morte, fatto sta che a sentire la Società Italiana di Cardiologia fra coloro che scampano gli effetti letali di una di queste gravi malattie, si assiste ad un aumento dei fenomeni di ipertensione e del soprappeso, mentre, almeno questo, si registra un debole segnale derivante dal fatto che una pur se esigua parte di questi pazienti ha smesso nel frattempo di fumare.

    Non manca una totale disattenzione verso uno stile di vita più controllato che preveda a distanza la prevenzione contro il ripetersi di tali gravi patologie, come avverte in una nota Enrico Agabiti Rosei, direttore della Clinica medica dell’università di Brescia, e presidente del Convegno internazionale ‘La prevenzione delle malattie cardiovascolari’. “Oggi, durante il convegno, rivolgeremo massima attenzione alla ricerca di nuovi paradigmi. Modelli che coinvolgano non solo i centri specialistici e della medicina del territorio, ma anche gli stessi pazienti.

    Se ci si limita ad affrontare un solo aspetto del problema, privi di una visione d’insieme, la strategia sarà fallimentare”. Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte nel nostro Paese, con il 42% dei decessi. Ma eventi come ictus e infarto, quando non sono letali, rappresentano anche un’importante causa di disabilità, con una ricaduta diretta sul malato, la famiglia e l’intera comunità. Basti pensare che in Italia si contano 195 mila casi di ictus ogni anno: un terzo di chi viene colpito muore entro i primi 12 mesi, mentre un altro terzo resta invalido permanente.

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