I test per le intolleranze alimentari: tipologie, prezzo e come funzionano

I test per le intolleranze alimentari: tipologie, prezzo e come funzionano
da in Intolleranze alimentari, Test
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 17/02/2016 11:47

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    Di test per le intolleranze alimentari ne esistono di diverse tipologie e con un prezzo variabile. Come funzionano? Quando si parla di intolleranze, può capitare di fare confusione con le allergie. Le intolleranze si dovrebbero considerare delle reazioni avverse nei confronti di alcuni cibi, la cui risposta arriva direttamente da parte dell’intestino, che recepisce alcuni alimenti come potenzialmente tossici e quindi scatena una reazione infiammatoria. Come conseguenza si hanno sintomi di diverso genere, che possono essere evitati portando avanti una dieta adeguata. Per la diagnosi del disturbo ci sono alcuni test attendibili. Vediamo di quali si tratta.

    prick test intolleranze alimentari

    Per effettuare il prick test si posizionano sulla pelle dell’avambraccio delle gocce di allergene purificato. La pelle viene scalfita con una lancetta monouso, in modo da far penetrare l’allergene negli strati sotto la cute. Si attende per circa 20 minuti e successivamente viene valutata la reazione cutanea in corrispondenza della zona in cui è stato posizionato l’allergene. Se la reazione è positiva, si può osservare nell’area della cute interessata un edema cutaneo, simile ad una puntura di zanzara. Il costo del test va dai 20 ai 70 euro, in base alla scelta dello specialista o della struttura sanitaria.

    prick by prick intolleranze alimentari

    A differenza del prick test, nel caso del prick by prick si utilizzano gli alimenti freschi, soprattutto di origine vegetale. Il test è molto utile se non si possono avere a disposizione degli estratti allergenici per l’alimento che si sospetta essere alla base dell’intolleranza. L’alimento viene bucato con una lancetta sterile, con la quale si andrà a scalfire la cute dell’avambraccio, allo stesso modo del prick test.

    patch test intolleranze alimentari

    Nel patch test delle piccole quantità della sostanza vengono posizionate in delle cellette di plastica, che saranno fatte aderire a dei cerotti. Questi ultimi vengono applicati sulla pelle del paziente, di solito sul dorso, e dovranno restare per 48-72 ore. Il medico, dopo questo periodo di tempo, toglierà i cerotti e verificherà il risultato. Solitamente il costo si aggira intorno ai 32 euro.

    test provocazione orale intolleranze alimentari

    Questo metodo consiste nella somministrazione orale di un alimento allo scopo di osservare eventuali reazioni che si sviluppano. Il test deve essere effettuato sotto stretto controllo medico, perché ci sono dei rischi: possono comparire reazioni cutanee, manifestazioni respiratorie o gastroenteriche. Si tratta del test più semplice da effettuare ed ha un costo minore rispetto agli altri metodi.

    rast test intolleranze alimentari

    Il RAST test viene effettuato soprattutto per escludere la presenza di un’allergia, perché non indica un’intolleranza alimentare. Consiste in un esame del sangue per rilevare la presenza di una reazione ad una specifica sostanza. In condizioni normali nel sangue sono presenti immunoglobine E in piccole quantità. Grazie all’analisi del sangue è possibile valutare la quantità di questa classe di anticorpi, che può dire di più sulla reazione del nostro organismo a determinate sostanze. Il costo del RAST test è quello della ricetta che serve per prenotare l’esame (circa 36 euro).

    prist test intolleranze alimentari

    Come nel caso del RAST test, il prist test viene realizzato per escludere un’allergia alimentare. Per effettuare il prist test è necessario procedere ad un esame del sangue. In particolare si valuterà la concentrazione delle immuglobine E totali sieriche nel sangue. Questa analisi viene effettuata per rilevare la quantità di anticorpi presenti, senza stabilire la natura della reazione. Per scoprire maggiori informazioni possono essere effettuate altre indagini, come il RAST test. Anche in questo caso, il prezzo corrisponde al costo della ricetta utile per la prenotazione dell’esame.

    I sintomi

    I sintomi delle intolleranze alimentari vanno interpretati come segnali d’allarme, attraverso i quali il corpo esprime qualcosa che non va nell’ambito del proprio equilibrio. Il quadro sintomatologico è spesso molto ampio e coinvolge molti organi e apparati. I sintomi sono simili a quelli delle allergie alimentari. Si possono avere disturbi gastrointestinali, come diarrea, gonfiore, sindrome del colon irritabile, reflusso gastroesofageo e colite. Possono presentarsi sintomi cutanei, come l’orticaria, vari tipi di dermatiti, eczemi e prurito in generale. Il soggetto può presentare affezioni respiratorie, come sinusiti, asma e riniti, dolori muscolari, crampi, mestruazioni irregolari, prostatiti, vaginiti oppure anomalie che si riferiscono alla sfera nervosa, come mal di testa, stanchezza, difficoltà di concentrazione, sonnolenza, ansia o insonnia. Nei bambini non è detto che si manifestino sintomi esclusivamente intestinali, ma spesso segnali che devono destare attenzione sono anche altri, che apparentemente non sembrano essere correlati: anemia, carenza di acido folico, rachitismo, inappetenza, oltre che feci più chiare del dovuto o emissioni di feci abbondanti.

    La dieta

    La dieta per le intolleranze alimentari non deve essere necessariamente un’alimentazione che si basi sull’esclusione di alcuni cibi in particolare. Procedendo in questo modo, non faremmo altro che rischiare di provocare danni all’organismo. Ad esempio, se si è intolleranti al lattosio, non si devono eliminare dalla dieta tutti i prodotti a base di latte. Più che altro si deve innanzi tutto evitare il sovraccarico degli alimenti disturbanti, non consumandoli ripetutamente e a lungo. La strategia da adottare è quella di inserire i cibi in un piano di rotazione nella settimana, che possa essere personalizzato. Se per un periodo lungo non assumiamo un cibo, nei confronti del quale siamo intolleranti, e dopo per caso ci capita di assumerlo, le conseguenze possono essere gravi, fino ad arrivare allo shock anafilattico. Dobbiamo fare in modo che l’organismo non perda la memoria immunologica, che ha acquistato nel periodo dello svezzamento. Allo stesso tempo la dieta che faremo sarà anche dimagrante, contribuendo ad eliminare il grasso in eccesso, che si configura come una risposta di disagio da parte del nostro organismo.

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