I solfiti negli alimenti: cosa sono e dove si trovano

I solfiti negli alimenti: cosa sono e dove si trovano
da in Alimentazione, Sicurezza alimentare
Ultimo aggiornamento: Venerdì 18/11/2016 07:07

    solfiti negli alimenti cosa sono dove si trovano

    I solfiti negli alimenti: scopriamo cosa sono e dove si trovano. Queste sostanze vengono spesso utilizzate nell’industria alimentare come conservanti con funzione antimicrobica e antiossidante. Il loro scopo sarebbe quello di rendere inattivi i lieviti, i batteri e le muffe. In particolare l’anidride solforosa viene usata sotto forma di gas o anche allo stato liquido, mentre i solfiti hanno l’aspetto di polvere. Tutti sono degli additivi per la conservazione dei cibi. Molto spesso vengono impiegati per mantenere invariato il colore di frutta e verdura e trovano un largo uso anche nel processo di vinificazione.

    Se vengono rispettate le dosi che di solito utilizza l’industria alimentare, nei soggetti sani l’anidride solforosa non può essere considerata pericolosa. A volte, però, alcuni individui possono sviluppare una particolare sensibilità nei confronti di queste sostanze e quindi riportare qualche problema. I principali disagi sono dovuti alle proprietà irritanti dei solfiti. Inoltre il loro contatto con l’acidità dello stomaco può generare l’anidride solforosa, la quale può portare ad attacchi di broncospasmo in chi soffre d’asma. Considerate a rischio sono soprattutto le persone allergiche all’aspirina. Fra i principali problemi che possono riscontrarsi in casi di sensibilità ai solfiti, l’emicrania, l’orticaria, la sudorazione e le vampate di calore, l’ipotensione, la nausea e il vomito.

    L’anidride solforosa, chiamata anche diossido di zolfo e indicata con il numero E220, si presenta sotto forma di gas, con un odore irritante. E’ solubile in acqua. Può essere utilizzata anche in forma liquida. Soprattutto in passato veniva impiegata per disinfettare i tini usati per la fermentazione del mosto. Il suo impiego era quello antimicrobico e antimicotico. Inoltre veniva usata anche come antiossidante e come capace di disattivare il processo di imbrunimento dovuto all’azione degli enzimi. Oggi l’anidride solforosa costituisce un additivo sfruttato dall’industria dell’alimentazione per decolorare lo zucchero, per conservare il mosto, la birra, i succhi di frutta e gli insaccati. Il diossido di zolfo viene utilizzato anche per ricavare solfiti utili a conservare cibi e vino. In particolare in quest’ultimo svolgono un ruolo antiossidante, riducendo lo sviluppo di batteri e lieviti. Inoltre l’anidride solforosa è usata anche per mantenere il colore della frutta secca. La possiamo ritrovare in conserve di prodotti ittici, in cibi sott’aceto, sott’olio e in salamoia, nelle marmellate, nell’aceto, nei funghi secchi e nelle bibite analcoliche realizzate a base di succhi di frutta. Le persone asmatiche devono stare particolarmente attente al consumo degli alimenti che contengono questo additivo. E’ importante prestare attenzione anche se si segue una terapia con i cortisonici, perché potrebbero insorgere delle difficoltà respiratorie. L’anidride solforosa può essere irritante per gli occhi, per le mucose e per l’apparato respiratorio. Se inalata, può determinare l’insorgenza di edema polmonare e può arrivare a causare faringiti, perdita dell’odorato e del gusto. Può determinare mal di testa, stanchezza, dissenteria, acidità nelle urine e disturbi di carattere nervoso.

    Il solfito di sodio si presenta come una polvere bianca. E’ utilizzato soprattutto come conservante e con azione decolorante ed ossidante. Lo possiamo rintracciare nel tuorlo d’uovo, nel pane, nella birra e nel caramello.

    L’E222, detto anche sodio solfito acido o bisolfito di sodio, è una polvere bianca, capace di reagire con l’ossigeno. In presenza di acidi riesce a formare l’acido solforoso. Viene utilizzato come conservante, decolorante ed ossidante. E’ possibile trovarlo in succhi di frutta, bevande contenenti alcol, cipolle sott’aceto e prodotti dell’industria casearia.

    Il metabisolfito di sodio, indicato con la sigla E223, è un sale sodico dell’acido solforoso. Il suo aspetto è quello di una polvere bianca, che, quando reagisce con l’ossigeno, forma solfato di sodio.

    L’E224 indica il metabisolfito di potassio. Anch’esso è una polvere bianca instabile a temperatura ambiente, capace di formare acido solforoso in presenza di acidi. La sua funzione è quella di conservante, di agente decolorante ed ossidante. Il suo ruolo potrebbe ridurre il contenuto di vitamine presenti nei prodotti in cui si trova. E’ possibile rintracciarlo nei frutti di mare, nel vino, nelle conserve di frutta e in quelle di cipolle.

    Il calcio solfito, che corrisponde alla sigla E226, in presenza di ossigeno può reagire, formando il solfato di calcio. In presenza di acidi può dare origine all’acido solforoso, che viene utilizzato come conservante. Il suo impiego è anche come decolorante nella produzione dello zucchero e può aumentare la stabilità degli ortaggi in scatola. Lo ritroviamo nello zucchero, nei succhi di frutta e nel sidro.

    Il calcio bisolfito, indicato dal numero E227, è un liquido verdastro, sale di calcio dell’acido solforoso. Come conservante viene utilizzato nella produzione della birra e riesce ad aumentare la stabilità delle verdure conservate in scatola.

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