I migliori e peggiori ospedali italiani: la classifica per tipologia di intervento

I migliori e peggiori ospedali italiani: la classifica per tipologia di intervento

L'Agenzia nazionale sanitaria ha pubblicato la classifica dei migliori centri ospedalieri suddivisi per tipologia di intervento

da in Interventi Chirurgici, Ospedali, Sanità
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    migliori peggiori ospedali italiani

    migliori peggiori ospedali italianiPossiamo fare una distinzione fra i migliori e peggiori ospedali italiani? La risposta è si se teniamo conto dei dati che ci arrivano direttamente dall’Agenzia nazionale sanitaria, che ha inteso proporre una comparazione fra diverse strutture sanitarie in modo da rendere note le migliori, classificate per tipologia d’intervento in base a quello che è il loro core business. Da questa classifica non solo possiamo trarre le eccellenze italiane, ma anche individuare tutti quei centri che vanno potenziati: e il miglioramento non può che avvenire attraverso un maggiore impegno in termini di risorse umane, di competenze, di organizzazione e di strumenti.

    La frattura del collo del femore
    frattura collo femore

    La frattura del collo del femore rappresenta un episodio che in ortopedia andrebbe trattata nel giro di poco tempo, anche in vista di una migliore e più facile riabilitazione del paziente. Ma non tutti gli ospedali sono particolarmente virtuosi in questo senso. Ci sono strutture sanitarie in cui il paziente viene sottoposto ad un intervento chirurgico nel giro di 48 ore. È il caso ad esempio dell’ospedale Villa Scassi di Genova, del Presidio Ospedaliero S. Francesco d’Assisi di Salerno e dell’Ao Brunico di Bolzano. In questo caso vediamo come sia il Nord che il Sud Italia hanno i loro punti di riferimento di eccellenza. Alla Puglia spetta invece il record negativo, con percentuali poco più del 3% di casi risolti nel giro di 48 ore e con due strutture ospedaliere a Foggia: l’ospedale Teresa Masselli S. Severo e l’Ao Ospedali Riuniti. Altro record negativo spetta all’Ospedale Marino Regina Margherita di Alghero, in Sardegna.

    I parti con taglio cesareo primario
    parti  taglio cesareo primario

    Per quanto riguarda i parti con taglio cesareo primario, bisogna ricordare che se il primo parto avviene con il taglio cesareo, anche per quelli che seguono si ricorre alla stessa tecnica. Di parti cesarei in Italia se ne fanno tantissimi, forse anche troppi, almeno in certe strutture ospedaliere, come la CC Villa Maione di Napoli (80,50% dei casi), CC Serena Srl di Palermo (83,80%) e la Casa di cure Orestano Srl di Palermo (90%). Gli ospedali in cui i tagli cesarei sono invece più limitati sono: il Vittorio Emanuele III di Monza Brianza in Lombardia, l’Ospedale S. Leonardo di Napoli e l’Ospedale Generale di zona di Macerata. In questo caso si può vedere come la sanità presenti ancora delle differenze fra Nord e Sud del Paese. Ancora al Sud si continuano a ravvisare più problemi.

    L’asportazione della cistifellea in laparoscopia
    asportazione cistifellea laparoscopia

    L’asportazione della cistifellea in laparoscopia consiste nell’applicazione di una tecnica d’intervento addominale senza apertura della parete. Il vantaggio consiste in una chirurgia meno invasiva, la quale garantisce anche un recupero più veloce del paziente. In questo caso le risorse migliori interessano il Centro e il Nord Italia: Pol. San Pietro di Bergamo, ospedale Città di Castello di Perugia e Osp Civile SS. Antonio e Biagio di Alessandria. Le tre strutture sanitarie peggiori interessano l’area del Centro – Sud Italia: l’azienda ospedaliera universitaria Policlinico di Napoli, l’azienda ospedaliera “Civile M.P. Arezzo” di Ragusa e l’azienda ospedaliera di Perugia.

    L’applicazione di bypass aortocoronarico
    bypass aortocoronarico

    L’applicazione di bypass aortocoronarico è uno degli interventi chirurgici al cuore più delicati a cui un paziente può sottoporsi. In questo caso come fattore determinante si può prendere in considerazione il tasso di mortalità. Quest’ultimo è basso, in relazione all’intervento di bypass aortocoronarico, all’ospedale Mazzini di Teramo, all’Ao Uni di Bologna e all’Ao Riuniti di Trieste, con una percentuale rispettivamente dello 0,20%, 0,60% e 0,60%. Salgono le percentuali se ci spostiamo a Taranto, CC Villa Verde (tasso di mortalità del 6,20%), a Pisa, Ao universitaria pisana (tasso di mortalità del 5,90%) e a Novara, Ospedale Maggiore Carità (tasso di mortalità del 4,90%).

    Se vi interessa approfondire l’argomento dei migliori e peggiori ospedali italiani, potete leggere anche i seguenti articoli:

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    Sanità: ospedali italiani sempre più “umani”

    Le liste complete degli ospedali classificati in base a tipologi adi intervento potete trovarle qui:

    Ospedali con basso utilizzo di cesario
    Opsedali dove l’asportazione della cistifellea avviene mediante laparoscopia
    Ospedali dove la frattura del collo viene operata entro 48 ore
    Ospedali migliori per l’applicazione di bypass aortocoronarico


    Bypass, scompenso cardiaco, rivascolarizzazione carotidea e ictus

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    Il bypass aortocoronarico

    La chirurgia del bypass aortocoronarico può essere definita una tecnica nuova. L’intervento consiste nel cercare di scavalcare il restringimento del vaso coronarico inserendo un bypass vascolare sopra e sotto il punto ristretto, in modo da riuscire a ripristinare un corretto flusso sanguigno al di sotto della stenosi.

    Per questo tipo di intervento chirurgico possiamo rivolgerci all’ospedale Mazzini di Teramo, agli Ospedali Riuniti di Trieste, agli Ospedali Universitari di Bologna. Queste strutture garantiscono una ridotta mortalità a distanza di 30 giorni dall’intervento. Le percentuali sono pari allo 0,23%, 0,60%, 0,64%.

    Le strutture ospedaliere che invece appaiono meno indicate si trovano in Campania e in Basilicata. In questo caso si tratta di percentuali di mortalità pari rispettivamente al 7,58%, 8%, 8,22% e riguardano gli Ospedali di S. Anna e S. Sebastiano di Caserta, l’ospedale San Carlo di Potenza e la casa di cura Montevergine di Mercogliano, in provincia di Avellino.

    Lo scompenso cardiaco congestizio

    Lo scompenso cardiaco congestizio è una patologia progressiva, che si manifesta quando il cuore è indebolito e non riesce a pompare il sangue che serve per soddisfare le esigenze di ossigeno da parte dell’organismo.

    Le strutture ospedaliere che in Italia risultano migliori (in base alla mortalità a 30 giorni dal ricovero) per curare questa malattia sono la fondazione CNR-RT G. Monsterio di Pisa (0,60%), la casa di cura Spatocco di Chieti (0,70%), la casa di cura Divina Provvidenza di Bisceglie in provincia di Bari (0,73%).

    Agli ultimi posti della classifica troviamo la casa di cura Città di Aprilia, la casa di cura La Madonnina di San Gennaro Vesuviano e l’ospedale SS Gonfalone di Monterotondo. Queste strutture hanno delle percentuali di mortalità rispettivamente di 27,10%, 31,51% e 31,72%.

    La rivascolarizzazione carotidea

    La rivascolarizzazione carotidea è un intervento chirurgico che ha un’importanza fondamentale nella prevenzione dell’ictus cerebrale ischemico. Prendendo come punto di riferimento il dato relativo alle riammissioni ospedaliere per ictus entro 30 giorni, le uniche strutture che possono essere citate si trovano nel Lazio e in Emilia Romagna e non presentano dati positivi.

    Al Policlinico Universitario Umberto I di Roma si ha una riammissione ospedaliera dell’1,50%. Il dato invece all’1,55% per quanto riguarda la casa di cura Villa Maria Cecilia di Cotignola, in provincia di Ravenna.

    L’ictus

    Per quanto riguarda l’ictus, possiamo distinguerne tre tipi: l’ictus ischemico, che si verifica quando si ostruisce l’arteria che porta l’ossigeno al cervello, l’ictus cerebrale, che è causato da un’ischemia e l’ictus emorragico, che determina un sanguinamento all’interno del cervello.

    Per il trattamento dell’ictus, sulla base della mortalità a 30 giorni dal ricovero, gli ospedali migliori sono il Presidio Ospedaliero Veris Delli Ponti di Scoranno in Puglia (1,17%), la casa di cura Clinic Center a Napoli (1,35%) e il Presidio Ospedaliero Barone Romeo di Patti, in provincia di Messina (1,47%).

    Le strutture peggiori in Italia sono l’ospedale De Lellis di Schio in Veneto, il Presidio Ospedaliero N.S. di Bonaria – San Gavino Monreale in Sardegna e l’Ospedale di Civita Castellana nel Lazio (rispettivamente 25,37%, 25,79% e 35,02%).

    Se teniamo in considerazione le riammissioni ospedaliere a 30 giorni di distanza, le strutture sanitarie migliori nel nostro Paese sono l’ospedale SS. Pietro – Paolo di Borgosesia in Piemonte (1,55%), il Nuovo Ospedale di Cefalù, in provincia di Palermo (2,39%) e l’ospedale Infermieri di Biella (3,78%).

    Le strutture sanitarie peggiori invece sono il Presidio Ospedaliero San Rocco di Sessa Aurunca in Campania (27,47%), l’Ospedale di Piedimonte Matese in Campania (28,55%) e l’ospedale S.M. Misericordia di Urbino (35,64%).


    BPCO, tumore al polmone, valvuloplastica e interventi non oncologici

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    La BPCO riacutizzata

    La BPCO indica la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Si tratta di una malattia polmonare progressiva, che ostruisce le vie aeree, rendendo difficile la respirazione. I sintomi più caratteristici della patologia sono costituiti dalla tosse, dall’espettorato e dalla mancanza di fiato anche nel compimento di sforzi modesti.

    Per quanto riguarda il trattamento della BPCO riacutizzata, considerando la mortalità a 30 giorni dal ricovero, gli ospedali migliori in Italia sono la fondazione S. Maugeri di Tradate in Lombardia, l’istituto Ninetta Rosano di Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza e il presidio ospedaliero G. Da Procida a Salerno. Queste strutture hanno una mortalità rispettivamente di 0,44%, 0,55%, 0,55%.

    Gli ospedali peggiori in Italia sono invece: l’ospedale Papardo di Messina (25,78%), la casa di cura La Madonnina di San Gennaro Visuviano in provincia di Napoli (33%), l’ospedale Piemonte a Messina (46%).

    Se esaminiamo le riammissioni ospedaliere a 30 giorni per la BPCO riacutizzata, gli ospedali migliori in Italia sono: l’istituto di cura Maria SS. Della Pietà di Casoria, la fondazione S. Maugeri di Tradate, la casa di cura Cascini di Belvedere Marittimo (percentuali rispettive: 2,88%, 3,06%, 3,38%).

    Gli ospedali peggiori risulterebbero invece: l’ospedale S. Paolo di Napoli (26,64%), il presidio ospedali riuniti di Ciriè in provincia di Torino (28,64%), il presidio ospedaliero Suor Cecilia Basarocco di Niscemi, in provincia di Caltanissetta (28,73%).

    L’intervento di valvuloplastica o sostituzione di valvola isolata

    La valvuloplastica è un intervento a cui si ricorre per il trattamento delle valvulopatie. Si tratta di un intervento chirurgico che permette di eseguire una ricostruzione valvolare nei casi di insufficienza di una valvola, specialmente quella mitrale.

    Per quanto riguarda l’intervento di valvuloplastica, considerando la mortalità a 30 giorni dal ricovero, gli ospedali migliori sono: la casa di cura Hesperia H. di Modena (0,32%), il presidio ospedaliero G. M. Lancisi di Ancona (0,43%), l’ospedale G. Pasquinucci di Pisa (0,75%).

    Le strutture ospedaliere peggiori sono: l’azienda ospedaliera universitaria di Palermo (9,66%), l’azienda ospedaliera universitaria di Pisa (10,26%) e la casa di cura Mediterranea di Napoli (14%).

    Il tumore maligno del polmone

    Il tumore maligno del polmone è una patologia oncologica a carico del polmone. Provoca la crescita incontrollata di determinate cellule polmonari, che possono determinare la formazione di una massa che ostruisce il flusso dell’aria oppure provocare emorragie polmonari.

    L’ospedale migliore per il trattamento di questa patologia (considerando la mortalità a 30 giorni dall’intervento) è l’istituto nazionale dei tumori di Milano (0,58%). Gli ospedali peggiori sono rappresentati da: l’ist. clin. Humanitas di Rozzano (3,01%), l’azienda ospedaliera Vincenzo Monaldi di Napoli (3,24%), l’azienda ospedaliera universitaria Careggi di Firenze (4,37%).

    Gli interventi chirurgici non oncologici

    Gli interventi chirurgici non oncologici comprendono tutti quegli interventi chirurgici che non hanno a che fare con patologie oncologiche. Anche in questo caso va considerato il dato della mortalità a distanza di 30 giorni.

    Gli ospedali migliori in Italia sono: la casa di cura Villa dei Platani ad Avellino (0,05%), il presidio ospedaliero S. Caterina Novella di Galatina in provincia di Lecce (0,05%), la casa di cura Annunziatella di Roma (0,19%).

    Gli ospedali peggiori in Italia sono: l’azienda ospedaliera universitaria del Policlinico di Napoli (12,86%), la casa di cura S. Patrizia di Napoli (70,33%), la casa di cura ospedale Internazionale sempre a Napoli (95,04%).

    Parti cesarei con taglio primario e colecistectomia laparoscopica

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    Parti con taglio cesareo primario

    Il parto cesareo primario rappresenta quello che una donna deve affrontare nel caso della nascita del primo figlio.

    Sulla questione dei parti cesarei in Italia c’è stata anche una recente polemica, dettata dal fatto che sono stati scoperti anche dei casi in cui l’intervento chirurgico non era necessario.

    Se vogliamo esaminare la situazione dal punto di vista degli ospedali in Italia, considerando la proporzione di parti con taglio cesareo primario, ci accorgiamo che i migliori ospedali sono il Vittorio Emanuele III di Carate Brianza, in provincia di Milano (4,19%), il S. Leonardo di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli (4,42%) e l’ospedale generale di zona di Civitanova Marche (5,37%).

    Le percentuali aumentano notevolmente se ci riferiamo alla casa di cura Villa Maione di Villaricca, in provincia di Napoli (80,53%), alla casa di cura Serena di Palermo (83,84%), alla casa di cure Orestano, sempre a Palermo (90,75%).

    Colecistectomia laparoscopica

    La colecistectomia laparoscopica è un intervento chirurgico che serve ad asportare i calcoli della colecisti. In genere è una tecnica vantaggiosa, perché si evita il taglio sull’addome, diminuiscono le complicazioni e i tempi di degenza dei pazienti.

    Prendendo in considerazione la degenza totale dei pazienti per l’intervento, gli ospedali migliori in Italia sono: il presidio ospedaliero Massaia di Asti (2 giorni), la casa di cura Santa Maria di Castellanza, in provincia di Varese (2 giorni), l’ospedale per acuti di Legnago in Veneto (2 giorni). Una media di 2 giorni viene registrata anche nel presidio ospedaliero Piano di Lucca, nell’ospedale Città di Castello, in provincia di Perugia e nell’ospedale Tolentino, nelle Marche.

    Gli ospedali peggiori sono: l’ospedale S. M. Goretti di Latina, l’ospedale Pugliese di Catanzaro, il Pol. Univ. Umberto I di Roma, il pres. Osp. S. Nicola e Filippo di Avezzano, l’A.O. S. Giovanni Addolorata di Roma. Tutti questi ospedali registrano otto giorni di degenza. Infine è da ricordare l’ospedale Infermi di Rivoli, con 9 giorni di degenza.

    Se prendiamo in considerazione la necessità di un altro intervento a distanza di 30 giorni dalla colecistectomia laparoscopica, abbiamo soltanto dati negativi. I peggiori ospedali in Italia sono: l’azienda ospedaliera G. Rummò di Benevento (4,32%), l’ospedale Versilia di Camaiore in Toscana (5,42%) e la casa di cura I cedri di Fara Novarese in Piemonte (5,61%).

    Nel caso delle complicanze a 30 giorni dall’intervento, le strutture sanitarie migliori sono: l’A.O. Vincenzo Monaldi di Napoli (0,31%) e l’A.O. Policlinico di Bari (0,76%), mentre quelle peggiori sono: l’ospedale Galmarini di Tradate (7,90%), l’ospedale civico di Chiavasso (8,50%) e l’ospedale Maggiore Carità di Novara (9,43%).

    Se teniamo conto della proporzione di colecistectomie laparoscopiche praticate, gli ospedali con una maggiore percentuale di interventi sono: quello di Città di Castello in provincia di Perugia (96,90%), il pol. S. Pietro a Ponte San Pietro in provincia di Bergamo (96,87%) e l’ospedale civile SS. Antonio e Biagio di Alessandria (96,71%). Gli ospedali con percentuali più basse sono: l’ospedale S. Anna di Como (63,94%), l’ospedale Martini di Torino (62,27%) e l’ospedale privato Nigrisoli di Bologna (4,51%).


    Colecistectomia laparotomica e frattura del collo del femore

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    La colecistectomia laparotomica

    La colecistectomia laparotomica è la tradizionale tecnica chirurgica che si usa per intervenire contro i calcoli della colecisti. Di solito si ricorre alla laparoscopia, però in certi casi è necessario ricorrere alla laparotomia, specialmente quando si è in presenza di condizioni flogistiche complicate.

    Se esaminiamo questo tipo di intervento per quanto riguarda la degenza totale, i migliori ospedali italiani sono: l’ospedale privato Nigrisoli di Bologna (6 giorni), L’azienda ospedaliera Univ. di Parma (6 giorni), l’ospedale S. Anna di Como (7 giorni). Le strutture sanitarie peggiori sono invece: l’azienda ospedaliera di Padova (12 giorni), l’azienda ospedaliera di Perugia (12 giorni), il Pol. Univ. Umberto I di Roma (14 giorni).

    Per lo stesso intervento chirurgico possiamo prendere in considerazione il ripresentarsi della necessità di effettuare un altro intervento a distanza di 30 giorni dal primo. In questo caso le strutture peggiori sono l’azienda ospedaliera San Camillo – Forlanini di Roma (6,72%) e l’ospedale S. Anna di Como (9,88%).

    Come altro dato, sempre relativo alla colecistectomia laparotomica, può essere presa in considerazione la degenza post-operatoria entro 7 giorni. In questo caso gli ospedali migliori in Italia sono: l’ospedale privato Nigrisoli di Bologna (94,56%), il presidio ospedaliero SS. Annunziata di Chieti (74,36%), gli ospedali riuniti di Siena (73,70%). La struttura sanitaria peggiore da questo punto di vista è l’azienda ospedaliera di Padova (28,22%).

    La frattura del collo del femore

    Con la frattura del collo del femore si indica una frattura che interessa l’osso più lungo e resistente dello scheletro umano: il femore. Questa frattura va trattata con un intervento di sintesi chirurgica, fondamentale per la ripresa funzionale del paziente. In ogni caso il tipo di intervento dipende anche dal genere di frattura con cui si ha a che fare, ricordando che sul femore si inseriscono molti muscoli importanti per il movimento degli arti inferiori.

    Se consideriamo la mortalità a 30 giorni dal ricovero, gli ospedali migliori sono: il presidio ospedaliero Boscotrecase, in provincia di Napoli (0,51%), l’ospedale nuovo S. Agostino – Este a Modena (1,16%), l’azienda ospedaliera Università di Parma (1,29%). Gli ospedali peggiori sono: l’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo (14,29%), l’ospedale R. Guzzardi Vittoria, in provincia di Ragusa (14,34%), l’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno, in provincia di Napoli (15,14%).

    Se consideriamo invece i tempi di attesa per l’intervento chirurgico, gli ospedali migliori sono: l’ospedale Villa Grassi di Genova )1%), il presidio ospedaliero S. Francesco d’Assisi di Oliveto Citra, in provincia di Salerno (1%), il presidio ospedaliero N.S. di Bonaria di San Gavino Monreale (1%). Gli ospedali peggiori sono il presidio ospedaliero S. Caterina Novella a Galatina (17%), la casa di cura Pineta Grande di Castel Volturno (31%), l’ospedale Bianchi di Reggio Calabria (31%).

    Se prendiamo in considerazione la necessità di un altro intervento chirurgico entro 48 ore, in alto in classifica troviamo: l’ospedale Villa Scassi di Genova (93,87%), il presidio ospedaliero S. Francesco d’Assisi di Oliveto Citra in provincia di Salerno (93,30%), l’azienda ospedaliera di Brunico in provincia di Bolzano (91,65%). In basso invece ci sono: il presidio ospedaliero “Barone Romeo” di Patti in provincia di Messina (1,27%), il presidio ospedaliero di Corigliano Calabro (1,18%), il presidio ospedaliero San Biagio di Marsala in provincia di Trapani (1,02%).


    L’infarto miocardico acuto

    L’infarto miocardico acuto
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    L’infarto miocardico acuto è una malattia che coinvolge le coronarie, le arterie che portano sangue al cuore. Con il tempo si possono produrre delle placche che ostruiscono i vasi e riducono l’apporto di sangue. A causa di una trombosi si forma un coagulo che determina l’affaticamento del cuore e la morte di una delle sue parti.

    Se esaminiamo le strutture in Italia, tenendo conto della mortalità a 30 giorni dal ricovero per l’infarto miocardico acuto, gli ospedali migliori sono: l’ospedale di Città di Castello, in provincia di Perugia (4,11%), l’ospedale Martini di Torino (4,26%), l’ospedale C.G. Mazzoni di Ascoli Piceno (4,26%). I peggiori ospedali sono: il policlinico universitario Umberto I di Roma (22,95%), l’ospedale di Montebelluna (23,98%), l’ospedale S. Giovanni Evangelista di Tivoli (28,32%).

    Tenendo conto della mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto miocardico acuto senza esecuzione dell’Angioplastica Coronarica Transluminale Percutanea, i migliori ospedali in Italia sono: gli ospedali riuniti di Val di Chiana e Montepulciano, in provincia di Siena (5,47%), il presidio ospedaliero di Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina (5,55%), l’ospedale Cervello di Palermo (5,62%). I peggiori sono: l’ospedale Mazzini di Teramo (40,55%), l’ospedale Loreto Mare di Napoli (42,42%), il policlinico universitario Umberto I di Roma (43,70%).

    In base alla mortalità a 30 giorni dal ricovero con esecuzione di PTCS entro 48 ore, i migliori ospedali sono: il presidio ospedaliero Piano di Lucca (0,97%), l’ospedale Umberto I di Torino (1,42%). I peggiori: gli ospedali riuniti di Bergamo (12,94%), l’ospedale di Treviglio e Caravaggio in provincia di Bergamo (15,32%), l’ospedale S. Gerardo di Monza (15,76%).

    In base alla mortalità a 30 giorni dall’intervento con PTCA eseguita oltre le 48 ore dal ricovero, gli ospedali presi in considerazione sono: il pres. osp. S. Martino di Oristano (8,20%), l’osp. Miulli di Acquaviva delle Fonti in provincia di Bari (10,75%).

    Per quanto riguarda la proporzione di trattati con PTCA entro 48 ore, i migliori ospedali in Italia sono: l’A.O. Policlinico Tor Vergata a Roma (68,58%), l’Istituto clinico Humanitas di Rozzano, in provincia di Mialno (69,04%), l’istituto clinico S. Ambrogio a Milano (69,53%). I peggiori ospedali sono: l’ospedale S. Leonardo di Castellammare di Stabia (0,65%), il presidio ospedaliero S. Paolo di Bari (0,73%) e la casa di cura Poliambulanza di Brescia (0,85%).

    Per quanto riguarda i dati relativi alla mortalità a 30 giorni relativamente alla PTCA eseguita per condizioni diverse dall’infarto miocardico acuto, i migliori ospedali sono: l’ospedale S.G. Battista di Torino (0,16%), il centro medico Monzino di Milano (0,16%) e l’A.O. Univ. di Bologna (0,19%). I peggiori: la casa di cura Pineta Grande di Castel Volturno, in Campania (2,85%), l’A.O. Centrale di Bolzano (5,74%), l’ospedale Loreto Mare di Napoli (12,77%).


    Colecistectomie, riparazione di aneurisma, artroscopia, frattura di tibia e perone

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    Le colecistectomie laparoscopiche

    L’intervento di colecistectomia può essere effettuato in laparotomia o in laparoscopia. Quest’ultima tecnica è applicata soprattutto nei casi meno complicati. D’altronde non dobbiamo dimenticare che la laparoscopia garantisce la possibilità di una degenza post – operatoria e di una degenza in ospedale più brevi. Con l’espressione “proporzione di colecistectomie laparoscopiche” si intende l’indicatore che misura la proporzione di interventi effettuati in laparoscopia. I migliori ospedali italiani in termini di proporzione di colecistectomie laparoscopiche con degenza post‐operatoria entro 4 giorni sono: la casa di cura Villafiorita di Prato (99,19%), l’ospedale di Tolentino, nelle Marche (97,89%), l’azienda ospedaliera di Castiglione del lago, in Umbria (97,63%). I peggiori ospedali invece possono essere considerati: l’ospedale Mons. Dimiccoli di Barletta (1,78%), la casa di cura Pierangeli di Pescara (0,76%), il presidio ospedaliero S. Nicola e Filippo di Avezzano (0,62%).

    La riparazione di aneurisma non rotto dell’aorta addominale

    Un aneurisma aortico addominale si verifica quando i vasi sanguigni che portano il sangue all’addome, al bacino e alle gambe cominciano a diventare troppo grandi e si rigonfiano verso l’esterno con il rischio di arrivare a rompersi. Le cause di tutto ciò non sono note con certezza. Sappiamo comunque che ci sono dei fattori di rischio non indifferenti: pressione alta, colesterolo alto, obesità, fattori genetici, fumo. Le strutture ospedaliere peggiori per la riparazione di aneurisma non rotto dell’aorta addominale (considerando la mortalità a 30 giorni) sono: l’ospedale casa di cura Sollievo di San Giovanni Rotondo (6,08%), l’azienda ospedaliera Vincenzo Monaldi di Napoli (7,65%) e il presidio ospedaliero SS. Annunziata di Chieti (8,02%).

    L’intervento di artroscopia al ginocchio

    L’artroscopia consiste in una tecnica chirurgica che consente di visualizzare e trattare le patologie all’interno delle articolazioni per mezzo di un’incisione di pochi millimetri, attraverso la quale viene introdotto un artroscopia, per illuminare l’interno dell’articolazione. L’artroscopia al ginocchio può essere praticata per ricostruire i legamenti, per agire sulle lesioni dei menischi e per intervenire sulla cartilagine per la cura dell’artrosi. Considerando la necessità di un reintervento entro 6 mesi, i migliori ospedali per l’intervento di artroscopia al ginocchio sono: la casa di cura Città di Parma (0,24%), la casa si cura Malatesta Novello di Cesena (0,35%), l’Istituto Clinico S. Siro di Milano (0,36%). I peggiori ospedali sono: l’ospedale evangelico valdese di Torino (5,72%), l’ospedale civile Palmanova di Udine (6,13%) e l’ospedale civile di Sestri Levante (7,68%).

    La frattura di tibia/perone

    La frattura della tibia e del perone può essere considerata una lesione piuttosto grave, visto che ad essere danneggiato non solo l’osso, ma subiscono dei danni anche i tessuti molli, i muscoli, i tendini e i vasi sanguigni circostanti. Prendendo in considerazione i tempi di attesa per un intervento chirurgico, i migliori ospedali italiani sono: l’ospedale di Montecchio in Veneto (2,0%), l’istituto clinico Humanitas di Rozzano, in provincia di Milano (3,0%) e l’azienda ospedaliera Maria degli Angeli di Pordenone (3,0%). Gli ospedali peggiori sono invece: l’ospedale Buccheri La Ferla Fatebenefratelli di Palermo (8,0%), l’ospedale di Loreto Mare, in provincia di Napoli (9,0%) e l’ospedale Cto di Napoli (9,0%).

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